Rimini e Crotone fanno rientro da Gibuti: “Saranno sostituiti da altri due cacciamine”

L'annuncio del ministro Crosetto: "La rotazione consente attività di manutenzione e avvicendamento degli equipaggi"

La fregata Marceglia scorta i cacciamine Rimini e Crotone nello scatto della Marina Militare

Ultimo aggiornamento 24 settembre 2026 - 10:28

“Ho disposto il rientro in Italia della navi Rimini e Crotone”. L’annuncio arriva direttamente dal ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le motivazioni sono due. La prima: “Consentire lo svolgimento di improrogabili attività manutentive”. La seconda: “L’avvicendamento degli equipaggi”.

Le unità si trovavano a Gibuti da quattro mesi. La missione nacque nella primavera del 2026: fu lo stesso ministro Crosetto ad annunciarla di fronte alle Commissioni riunite Esteri e Difesa: “In via precauzionale, stiamo disponendo che due cacciamine si posizionino più vicini allo Stretto di Hormuz”. La scelta ricadde sui due cacciamine di stanza in Arsenale. E così la piccola flotta, scortata dalla fregata “Antonio Marceglia”, partì dalla Spezia. Dopo una breve sosta nella base di Augusta, in Sicilia, riprese la navigazione e, alla fine di maggio, arrivò nel Paese dell’Africa orientale.

Rimini e Crotone “erano state inserite nel dispositivo di Eunavfor Aspides con l’obiettivo di ridurre i tempi di eventuale intervento in caso di necessità di attività di sminamento nello Stretto di Hormuz, mantenendo nell’area una capacità specialistica immediatamente disponibile”, spiega il ministro. Che, subito dopo, precisa: “Il loro rientro non comporta alcuna riduzione dell’impegno italiano”. Anzi. “A garanzia della piena continuità della partecipazione italiana e degli impegni internazionali assunti”, i due cacciamine “saranno sostituiti da altre due unità della stessa categoria, già mantenute in prontezza in Italia e destinate a raggiungere l’area operativa secondo le tempistiche previste”. Si tratta di “una rotazione delle navi, necessaria per assicurare efficienza, manutenzione e la disponibilità operativa, senza soluzione di continuità nelle attività svolte dall’Italia nell’ambito della missione europea”.