L’Ucraina avrebbe esteso per la prima volta le proprie operazioni contro navi impegnate nei traffici petroliferi russi fino al Mediterraneo. Secondo quanto riportato venerdì da diversi media ucraini, che citano fonti dell’intelligence di Kiev, una quarta petroliera sarebbe stata colpita dopo i recenti attacchi nel Mar Nero.
L’unità coinvolta sarebbe l’aframax Qendil da 115.300 tonnellate di portata lorda, costruita nel 2006, nave sanzionata da Unione Europea e Regno Unito e formalmente registrata a una società con sede in Oman. Alcune testate hanno diffuso video che mostrerebbero l’impatto di un’esplosione sul ponte della nave, ripresa da più angolazioni. Al momento non sono stati forniti dettagli ufficiali su data e luogo esatti dell’attacco.
I dati di tracciamento indicano che l’ultimo segnale della Qendil è stato ricevuto mentre navigava nel Mediterraneo centrale, a nord di Bengasi, in Libia. La nave sarebbe stata in viaggio dall’India verso il porto russo di Ust Luga, nel Baltico. I manager indicati dell’unità non sono stati raggiungibili per commenti.
L’episodio segnala una nuova escalation sul fronte marittimo, nonostante i recenti appelli di organismi internazionali e delle organizzazioni dei marittimi a evitare attacchi contro navi civili. Tra fine novembre e inizio dicembre, tre grandi petroliere impegnate nei commerci russi erano già state danneggiate nel Mar Nero, cui sono seguite azioni di ritorsione russe contro navi mercantili legate all’Ucraina.
Secondo diverse ricostruzioni, quello della Qendil non sarebbe un caso isolato: dall’inizio dello scorso anno numerose navi impegnate nei traffici russi sarebbero state danneggiate da esplosioni sospette anche nel Baltico, nel Mediterraneo e nell’Atlantico, coinvolgendo unità sotto diverse bandiere e gestioni.