Per 286 giorni la vita è stata regolata dal ritmo di una portaerei. Turni, esercitazioni, operazioni militari, allarmi. Il mare come orizzonte permanente e, negli ultimi mesi, il Medio Oriente come teatro di guerra.
Adesso, per i circa 5 mila marinai e Marines della portaerei nucleare americana Abraham Lincoln, arriva la fase probabilmente più normale e insieme più difficile: cinque giorni a terra.
La Lincoln è entrata mercoledì nel porto thailandese di Laem Chabang, accompagnata da altre unità della US Navy, dopo una delle più lunghe permanenze consecutive in mare della marina americana moderna. Il gruppo navale è stato impegnato nel blocco marittimo statunitense e nelle operazioni di combattimento della guerra contro l’Iran. La missione, iniziata nel novembre dello scorso anno, è durata ben oltre il tradizionale periodo di dispiegamento di una portaerei, normalmente compreso tra sei e nove mesi.
Per settimane, attorno alla nave, erano emerse anche segnalazioni sulle condizioni di vita a bordo e preoccupazioni per la salute mentale di un equipaggio sottoposto a una permanenza eccezionalmente lunga in mare.
Adesso il comandante del Carrier Strike Group 3, il contrammiraglio Robert E. Loughran, parla di una «meritata opportunità per riposare e ricaricare le energie». Ma riportare a terra, quasi contemporaneamente, migliaia di militari dopo 286 giorni di navigazione è anche un’operazione logistica e di sicurezza.
La destinazione rende il quadro ancora più particolare.
A pochi chilometri da Laem Chabang si trova Pattaya. Località turistica sul Golfo di Thailandia, grande centro della nightlife asiatica e città la cui economia, almeno in parte, continua a convivere apertamente con un’industria del sesso formalmente illegale ma ancora molto visibile.
Per i commercianti locali l’arrivo della Lincoln è una notizia positiva. Cinquemila potenziali clienti, dopo mesi trascorsi quasi esclusivamente all’interno di una città galleggiante, rappresentano una prospettiva economica concreta. Una quarantina di autobus è stata predisposta per collegare il porto con Pattaya e nelle zone della vita notturna commercianti e venditori si preparano all’aumento dei visitatori.
Le autorità, però, guardano anche all’altra faccia dell’operazione.
Nel fine settimana che ha preceduto l’arrivo della portaerei, la polizia ha effettuato controlli nelle aree più frequentate della città, fermando tra 40 e 50 persone sospettate di prostituzione. Pattugliamenti supplementari sono stati annunciati lungo il lungomare e nei distretti della nightlife.
Ufficialmente, Bangkok insiste sul fatto che la visita della Lincoln non abbia alcun collegamento politico con la guerra in Medio Oriente. La Thailandia è alleata degli Stati Uniti dal 1954 e la sosta rientra nei normali rapporti militari e logistici tra i due Paesi.
Ma questa volta il porto di Laem Chabang è soprattutto la porta d’uscita da una missione eccezionale.
Sul ponte della Lincoln sono arrivati in Thailandia elicotteri, aerei da combattimento e F-35. Le fiancate della portaerei e delle unità di scorta mostrano i segni del lungo impiego, con ruggine e vernice deteriorata lungo la linea di galleggiamento. Segni visibili di mesi trascorsi senza una vera pausa.
La nave è stata costruita per proiettare potenza militare. Pattaya, invece, dovrà assorbire per cinque giorni il bisogno opposto: quello di uomini che devono semplicemente tornare alla normalità.