Guerra in Iran, la Marina Usa “dirotta le buste paga per pagare il conflitto”

Un'inchiesta del quotidiano britannico "Guardian" rivela le carenze finanziarie di una branca delle forze armate statunitensi. Già lo scorso maggio l'ammiraglio Daryl Caudle aveva messo in guardia il Congresso contro "possibili ammanchi" a luglio

La portaerei USS Gerald R. Ford

Ultimo aggiornamento 28 agosto 2026 - 16:54

L’ammiraglio Daryl Caudle, capo delle Operazioni Navali, aveva avvertito il Congresso Usa: in un’audizione alla Commissione Difesa della Camera dei Rappresentanti lo scorso 12 maggio aveva dichiarato che qualora le operazioni militari in Medio Oriente contro Teheran fossero continuate, ci sarebbe stata una crisi di liquidità per la Marina militare.

L’alto ufficiale individuava il mese di luglio come deadline per allocare risorse aggiuntive per il conflitto, con un finanziamento apposito. C’erano diversi problemi: già allora la guerra era impopolare e non si otteneva alcun sostegno da parte democratica, se non da qualche esponente isolato come il senatore John Fetterman.

Cosa ancora più importante, mancava una specifica richiesta da parte della Casa Bianca nei confronti della Camera e del Senato per ottenere l’autorizzazione formale alla guerra. Ad oggi non è ancora arrivata, anzi, la presidenza Trump sostiene che, essendo una guerra senza soldati a terra, non ha bisogno di autorizzazione nemmeno dopo due mesi di ostilità, sfruttando un precedente inaugurato dall’amministrazione Obama durante la guerra contro la Libia di Gheddafi nel 2011.

A luglio il segretario alla Difesa Pete Hegseth era andato di fronte ai legislatori per reiterare la richiesta di Caudle: senza un fondo urgente, si rischiano “ammanchi importanti”. I deputati lo avevano ascoltato, approvando il 23 luglio scorso l’assegnazione di 73 miliardi di dollari al Pentagono per rifornire di munizioni missilistiche gli arsenali, ma al Senato l’ostruzionismo dei democratici (e lo scetticismo di qualche repubblicano) ha impedito alla legge di procedere.

Il rischio insolvenza

Eccoci, quindi, alla situazione attuale: un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian ha rivelato che i timori di qualche mese fa erano fondati. Siccome la guerra non era prevista dal budget votato a fine 2025, non si sa come coprire il costo delle operazioni di combattimento della Marina Militare.

Le soluzioni appaiono come toppe momentanee: si stanno rimandando tutti i piani di manutenzione non urgenti delle infrastrutture militari a terra. Ma non basta: la rivelazione più scottante riguarda i fondi per le buste paga dei prossimi mesi, che secondo i documenti consultati dai giornalisti britannici sono stati dirottati per sostenere la spesa corrente per il mantenimento delle navi e dei marinai nelle zone di combattimento.

E i fondi mancanti per gli stipendi sono stati in parte appianati con i residui non utilizzati provenienti da altre voci di spesa. Giochi contabili che però non risolvono il problema di fondo e che rischiano di violare la legge che non consente di spendere soldi non destinati in modo specifico.

L’incertezza dei militari

I vertici militari navali hanno negato le carenze affermando in una nota che “il Dipartimento della Marina sta accuratamente gestendo le proprie risorse per saldare tutti i propri debiti in modo puntuale e continua a lavorare a contatto con il Congresso per sostenere i nostri marinai e la nostra prontezza ad affrontare le sfide.

Uno dei timori, infatti, è proprio questo: che l’aumento dell’insolvenza delle forze armate possa minare la capacità di affrontare imprevisti come un conflitto improvviso o una ripresa delle ostilità su vasta scala con l’Iran.

Lo stesso Caudle è tornato sul tema di recente a un evento dedicato al welfare dei marinai: di fronte ai giornalisti ha dichiarato che, a spanne, alla Marina “servono tra i sei e gli otto miliardi di dollari per essere pienamente solvente”. Lo scetticismo dei legislatori, però, è lungi dall’essere vinto: l’incertezza degli obiettivi rimane alta, tanto che anche le trattative per il budget generale del Pentagono per il 2027 raggiungono la cifra monstre di 1500 miliardi di dollari.