Il sottocapo di Stato Maggiore della Marina: “Italia leader dell’underwater. Ora apriamo ai capitali privati”

Giuseppe Berutti Bergotto: "Il Polo Nazionale della Subacquea della Spezia si amplia"

L'ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto

Ultimo aggiornamento 19 agosto 2025 - 22:05

È una questione di priorità. Di obiettivi sensibili, da difendere. E di futuro. Perché il Polo Nazionale della Subacquea è nato «per rispondere in modo sistemico e strutturato a sfide e opportunità nella dimensione subacquea», ma sta già agendo come «acceleratore tecnologico per soluzioni dual use in grado di proteggere le dorsali digitali, di sorvegliare le vie energetiche e di garantire la resilienza delle rotte marittime strategiche». Non ha dubbi l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, sottocapo di Stato Maggiore della Marina Militare: «L’Italia è tra i Paesi leader nel mondo dell’underwater, anche grazie all’opera del Pns».
Ammiraglio, perché è stato costituito il Polo?
«La dimensione subacquea, come sottolineato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, è ricca di opportunità e sfide, un catalizzatore per lo sviluppo economico, tecnologico, alimentare ed energetico».
Che ruolo gioca la Forza armata?
«Attraverso la Marina, la Difesa assicura un presidio qualificato nei due organi di vertice dell’Ente: il Consiglio di Coordinamento Interministeriale e il Comitato di Direzione Strategica. A livello operativo, inoltre, fornisce un supporto concreto mettendo a disposizione competenze acquisite in decenni di esperienza sott’acqua. Con specializzazioni in ambito idrografico, oceanografico, iperbarico, robotico e nelle operazioni di soccorso a sottomarini incidentati».
Senza contare la sede, alla Spezia. Perché è stata scelta la Liguria?
«Il comprensorio di San Bartolomeo sorge nel famoso Miglio Blu. Un’area nota per la concentrazione di cantieri. In aggiunta, ospita già il Centro di Supporto e Sperimentazione Navale (Cssn) della Marina e il Centre for Maritime Research and Experimentation (Cmre) della Nato».
Qual è il rapporto tra le dimensioni civile e militare al suo interno?
«Il Polo è una struttura civile, ma fortemente connotata da un coordinamento pubblico che consente un dialogo efficace sia con il mondo industriale e accademico sia con le istituzioni militari e governative».
E la Marina?
«Fornisce un supporto determinante in termini di presidio strategico, competenze operative, accesso a reti di sorveglianza e infrastrutture tecnico-logistiche. Tuttavia, il ruolo resta circoscritto alla funzione abilitante. Il rapporto tra le due dimensioni, di conseguenza, è sinergico, complementare e ben bilanciato».
In cosa il Pns è innovativo rispetto ad altri centri internazionali che lavorano nel settore?
«Grazie alla struttura interministeriale e interagenzia, è un’iniziativa unica a livello europeo e internazionale. Approccio duale, organizzazione efficace, l’acquisizione di un’infrastruttura sperimentale dedicata alla Spezia e i bandi lanciati costituiranno un ambiente unico per testare soluzioni tecnologiche in condizioni operative rilevanti».
A proposito, quali sono gli obiettivi dei bandi?
«Colmare i gap tecnologici, valorizzare l’ecosistema dell’innovazione nazionale e favorire la transizione dal laboratorio all’impiego reale, riducendo il cosiddetto “time to market” di soluzioni critiche per la dimensione subacquea».
Quando si avranno i primi dimostratori?
«Le fasi sono tre. La prima, di sei mesi, è rappresentata dallo studio di fattibilità tecnico-operativo. La seconda è di un anno, dedicata allo sviluppo e alla realizzazione dei dimostratori. La terza, e ultima, è nuovamente di sei mesi. Ed è rivolta ai test».
A che punto sono i Batch?
«I primi quattro progetti selezionati con il Batch 1 sono in fase operativa e renderanno i primi dimostratori entro il settembre 2026».
Gli altri?
«Il 2 è entrato in fase contrattuale. Le stime parlano di realizzazioni pronte a gennaio 2027. Nel frattempo, è già stato lanciato il terzo ciclo di bandi. Che prevede il finanziamento fino a 10 progetti innovativi con un valore medio che si attesta tra i 5 e i 10 milioni di euro ciascuno, cofinanziati al 50%. Per la prima volta, è stato introdotto anche un nuovo formato, pensato per stimolare l’aggregazione di attori industriali, piccole e medie imprese e centri di ricerca».
Le risposte vi hanno soddisfatto?
«I Batch 1 e 2 hanno coinvolto 120 operatori. Questo conferma la vitalità e la prontezza del sistema nazionale dell’innovazione subacquea».
Oltre ai bandi, che ruolo avrà il Polo nell’ecosistema della Difesa italiana?
«È destinato a diventare un asset strategico, con un ruolo multifunzionale. In particolare, definirà e aggiornerà i requisiti tecnico-operativi per la sicurezza subacquea. Supporterà l’Agenzia per la Sicurezza delle Attività Subacquee. Fornirà piattaforme per lo sviluppo e i test di tecnologie duali. E promuoverà la sinergia strutturata tra Difesa, industria e ricerca».
Quali sono le capacità che ritenete necessario sviluppare?
«Sarà essenziale realizzare un ecosistema integrato di competenze, capace di proteggere le infrastrutture critiche e garantire un intervento tempestivo. Anche in scenari complessi, militari o civili».
Le priorità?
«Includeranno: veicoli autonomi e telecomandati; infrastrutture di rete, dotate di sensoristica avanzata per monitorare l’ambiente marino e individuare in tempo reale anomalie o minacce; condivisione sicura dei dati; e interconnessione con la terra e i satelliti».
Il tutto per far fronte alle vulnerabilità infrastrutturali dei nostri mari, giusto?
«Le principali riguardano infrastrutture critiche per l’energia, le comunicazioni e la sicurezza economica nazionale. Tra queste, i gasdotti e gli oleodotti sottomarini, i cavi per le telecomunicazioni e le piattaforme offshore. La protezione di queste opere si inserisce in un disegno più ampio di tutela degli interessi nazionali marittimi e subacquei, oggi rafforzato dall’istituzione della Zona di Protezione Ecologica italiana nel Mediterraneo».
La svolta nel mondo dell’underwater arriverà quando potremo sapere con precisione chi o cosa sta sott’acqua?
«Il concetto di underwater situational awareness è la condizione abilitante per qualunque strategia efficace. Conoscere in modo dettagliato, continuo ed efficace ciò che accade sotto la superficie del mare significa prevenire interferenze, minacce o incidenti. Ma anche valorizzare le risorse presenti sui fondali».
Anche comunicazioni e traffici passano per il mare.
«Il Polo, infatti, sta agendo da acceleratore tecnologico per soluzioni dual use in grado di proteggere dorsali digitali, sorvegliare le vie energetiche sottomarine e garantire la resilienza delle rotte strategiche».
Esistono piani d’integrazione tra la tecnologia subacquea e altri settori?
«Certo. Le principali linee includono intelligenza artificiale e machine learning per l’elaborazione dei dati raccolti».
Che ruolo avranno, d’ora in avanti, i data center?
«Rappresentano una frontiera emergente, con enormi vantaggi in termini di raffreddamento naturale, resilienza fisica e protezione cibernetica. Installati sui fondali marini, possono offrire sicurezza e sostenibilità a infrastrutture digitali critiche. Il Pns sta analizzando queste soluzioni con l’obiettivo di sviluppare tecnologie per la protezione e gestione dei dati sensibili, contribuendo alla sovranità digitale nazionale ed europea».
Dove si trova l’Italia nella corsa all’underwater?
«È tra i Paesi leader nella dimensione subacquea, grazie all’alto livello raggiunto nello sviluppo di tecnologie innovative. Un risultato traguardato anche attraverso l’opera dell’Ente di viale San Bartolomeo: un modello unico, che molte nazioni osservano con interesse e che funge da acceleratore tecnologico e coordinatore di sistema. Tuttavia, è necessario ancora un fattore».
Prego.
«La crescente operatività del Pns deve essere supportata da un progressivo inserimento di risorse finanziarie dedicate, in modo da preservare la posizione di vantaggio tecnologico e sistemico acquisita dall’Italia nel settore».
Per questo motivo, si è deciso di creare una Fondazione?
«Grazie alla sua natura, rappresenterà un importante volano per l’investimento di capitali privati nazionali. Anche da parte di grandi imprese interessate alla sperimentazione e valorizzazione dei risultati. La Fondazione opererà per semplificare le collaborazioni pubblico-private, fungendo da facilitatore tra enti pubblici, industria, ricerca e operatori strategici. L’obiettivo è anche quello di sostenere la governance del Pns, garantendo flessibilità operativa, autonomia gestionale e capacità contrattuale valorizzando il patrimonio infrastrutturale dell’Ente».
Novità?
«Nella sede spezzina è in fase avanzata di progettazione l’ampliamento delle strutture. Sarà realizzata un’area sperimentale dedicata ai test e alla validazione delle tecnologie. La zona comprenderà banchi di prova modulari per testare sensori, attuatori e payload subacquei. Nonché sistemi per verificare il comportamento dei prototipi in condizioni estreme».