La Norvegia ha assegnato al cantiere britannico Bae una mega commessa da 13,5 miliardi di dollari per la costruzione di cinque fregate antisottomarino di classe Type 26. Bae ha battuto la concorrenza di altri progetti come l’Fdi di Naval Group, l’F-127 tedesco e l’American Constellation Class. Le navi saranno costruite a Glasgow.
La Norvegia ha accettato quindi l’offerta britannica per la fornitura delle sue future fregate e questo rappresenta una nuova battuta d’arresto per il gruppo francese Naval Group, già escluso pochi giorni fa da un mega contratto per sottomarini in Canada. “La Norvegia acquisterà fregate britanniche per la nostra difesa” nell’ambito di una partnership strategica con il Regno Unito, ha annunciato il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store durante una conferenza stampa a Oslo. Le specifiche delle fregate per la Marina norvegese saranno le stesse di quelle per la Marina britannica, in modo da creare sinergie sulle catene logistiche, sulla formazione degli equipaggi e per lo scambio fra navi del personale di bordo.
I modelli britannici erano criticati da alcuni in Norvegia perché contengono componenti israeliani e quelli francesi erano considerati al principio i favoriti. Sia il presidente francese Emmanuel Macron sia il primo ministro britannico Keith Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz si sono recati in Norvegia negli ultimi mesi e hanno sostenuto le offerte delle aziende dei propri rispettivi Paesi.
La cantieristica di unità militari è in pieno sviluppo in Europa. L’italiana Fincantieri sta portando avanti progetti per le Marine di diversi Paesi, alcuni con contratti già assegnati, altri per i quali è in competizione, per un valore complessivo di 4 miliardi di euro. In Indonesia il gruppo di Trieste ha un contratto per pattugliatori polivalenti d’altura (Ppa) operativo dal 9 gennaio scorso. La prima unità è stata consegnata il 2 luglio dallo stabilimento del Muggiano, mentre proseguono i lavori di ultimazione sulla seconda unità la cui consegna è prevista entro quest’anno. Sempre in Indonesia proseguono le discussioni per la fornitura dei servizi logistici alle Ppa per il relativo supporto in servizio. Inoltre, in ottica di medio-lungo termine, si punta a soluzioni in ambito Underwater non convenzionale per la protezione di aree e siti di particolare interesse oltre che per la fornitura di sommergibili. In Malesia il progetto riguarda l’unità anfibia Mrss, iniziativa che rientra nel programma più ampio del 15to5 malesiano che nel breve-medio termine rappresenta per Fincantieri l’interesse primario.
Il gruppo ha avviato da tempo una strategia di rilancio negli Emirati Arabi Uniti con numerose iniziative tra cui la costituzione di Maestral, in joint venture con Edge, holding della difesa locale. Maestral rappresenta il veicolo primario per perseguire le iniziative nel Paese, ma anche in altre regioni estere, facendo leva sui punti di forza dei due gruppi. In Grecia sono in corso azioni per accreditarsi per il prossimo programma sui sommergibili, in particolare puntando sulla classe Nfs, con diversi scambi in corso con la Marina ellenica.
Fincantieri ha inoltre aumentato il presidio in Arabia Saudita attraverso l’apertura di una NewCo e la firma di un primo accordo di collaborazione con Sofon Holding (controllata al 100 per cento da Aramco). Sono in corso scambi informativi per il programma Multi Mission Surface Combat Ship sulla base delle fregate Fremm Evo. Nel regno si sono intensificati incontri con esponenti governativi e end user con i quali sono stati organizzati diversi workshop. La proposta delle Fremm rappresenta in questo momento la priorità per Fincantieri in questo mercato. Infine in Polonia Fincantieri è stata qualificata in shortlist (con tkMS e Saab) per il programma sommergibili Orka. L’obiettivo è l’avvio della negoziazione diretta nella seconda metà del 2025.
Anche la Danimarca si sta muovendo per rafforzare la propria flotta con nuove fregate. In un primo momento il governo aveva annunciato l’intenzione di assegnare i lavori che ne deriveranno a aziende nazionali per rilanciare la cantieristica danese, sulla falsa riga di quanto stava annunciando in quel periodo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Come gli Stati Uniti, che stanno coinvolgendo per il know how la Corea del Sud e il Giappone (oltre alla stessa Fincantieri con lo stabilimento americano di Marinette), il Paese scandinavo deve far i conti con la realtà e con i limiti dell’industria locale, che non costruisce unità di questo tipo da 15 anni, e sta quindi orientandosi verso alleanze all’estero.
“Si tratta di investimenti per un valore di miliardi a due cifre ed è per questo che ci siamo presi un po’ più di tempo per riflettere su come produrre fregate in Danimarca. Questo può essere fatto in molti modi diversi, ma ciò che è chiaro per me è che la Danimarca non può farcela da sola”, ha dichiarato in una intervista il ministro danese della Difesa, Troels Lund Poulsen. “Se dipenderà da me – ha aggiunto – ci sarà un tocco internazionale. Dobbiamo stare molto attenti a non pensare di poter fare tutto da soli, e quindi dovremo collaborare con uno o più paesi della Nato che abbiano esperienza nella costruzione di fregate”.