La Svezia ridisegna la propria flotta da combattimento e, per farlo, guarda alla Francia. Stoccolma ha firmato un contratto da 47 miliardi di corone svedesi, circa 4,3 miliardi di euro, con Naval Group per la costruzione di quattro nuove fregate destinate alla Marina svedese.
Un investimento che va ben oltre il semplice rinnovo della flotta. Le nuove unità dovranno rafforzare la presenza militare svedese in uno degli scacchieri marittimi tornati più strategici e instabili: quello compreso tra Mar Baltico, Atlantico settentrionale e Alto Nord.
Le navi formeranno la nuova classe Luleå e saranno basate sul progetto francese FDI, una piattaforma già in produzione scelta da Stoccolma proprio per ridurre i tempi e i rischi di sviluppo di un programma completamente nuovo.
La prima unità, HMS Luleå, dovrebbe essere consegnata nel 2030. Seguiranno HMS Norrköping nel 2032, HMS Trelleborg nel 2033 e HMS Halmstad nel 2034.
La scelta della Svezia è significativa anche dal punto di vista industriale. Le navi saranno costruite in Francia e Naval Group sarà il prime contractor e integratore dei sistemi. Ma a bordo ci sarà una parte importante della tecnologia svedese.
Le nuove fregate utilizzeranno missili antiaerei Aster 30 e CAMM-ER, mentre la componente nazionale comprenderà i missili antinave RBS15 di Saab, i siluri leggeri Torped 47, il radar Giraffe 1X e il sistema d’arma remoto Trackfire. L’armamento sarà completato da cannoni navali da 57 e 40 millimetri prodotti da BAE Systems Bofors.
Secondo le valutazioni di Stoccolma, le quattro nuove unità consentiranno di triplicare la capacità di difesa aerea della Marina svedese. Un salto di dimensione che racconta la trasformazione strategica in corso nel Nord Europa.
«Il contratto ha portato a un accordo solido che ci consentirà di ricevere la prima nave già nel 2030», ha dichiarato Mikael Granholm, direttore generale della FMV, l’amministrazione svedese per il materiale della difesa.
Naval Group, dal canto suo, punta a costruire attorno al programma una cooperazione industriale di lungo periodo con le imprese svedesi, attraverso trasferimenti di tecnologia e know-how.
Il progetto FDI è stato sviluppato proprio per operare in scenari complessi e in mari difficili, dalle acque dell’Alto Nord al Baltico fino all’Atlantico settentrionale. Ed è questa probabilmente la ragione più importante della scelta svedese.
Il Baltico non è più il mare relativamente prevedibile degli anni successivi alla fine della Guerra fredda. L’allargamento della Nato, la guerra tra Russia e Ucraina e la crescente importanza delle infrastrutture sottomarine hanno trasformato nuovamente quest’area in una delle frontiere militari più sensibili d’Europa.
Per Stoccolma, quindi, le quattro fregate rappresentano molto più di un investimento industriale. Sono il segnale di una Marina che deve cambiare scala, aumentando la propria capacità di difendere lo spazio aereo, contrastare i sottomarini e operare per periodi prolungati lontano dalle proprie basi.
E anche per l’Europa il contratto ha un valore politico e industriale. In un momento in cui molti Paesi europei stanno aumentando rapidamente gli investimenti nella difesa, la Francia si aggiudica una delle più importanti commesse navali del Nord Europa, portando il proprio progetto FDI in uno dei mercati strategicamente più delicati del continente.
Le nuove Luleå class inizieranno ad arrivare tra quattro anni. Ma la loro costruzione racconta già il cambiamento in corso nel Baltico: il ritorno delle grandi navi da combattimento e di una competizione industriale europea che corre parallela alla nuova militarizzazione dei mari del Nord.