La Marina militare americana sblocca un contratto da 76 miliardi e 600 milioni di dollari per la costruzione di quattordici sottomarini a propulsione nucleare con General Dynamics Electric Boat (Gdeb) e Huntington Ingalls Industries (Hii). La prima è la sussidiaria del conglomerato General Dynamics che dal 1907 è uno dei principali fornitori delle forze armate statunitensi sui sommergibili mentre la seconda industria è uno dei maggiori player della cantieristica militare a stelle e strisce, nata nel 2011 da un disinvestimento di Northrop Grunman.
Per la precisione, nove saranno della classe Virginia e cinque della classe Columbia, attrezzati quindi per il lancio di missili balistici. Cinque miliardi sui 76 infine vengono destinati alla crescita della forza lavoro. I due big della cantieristica si divideranno il lavoro in parti pressoché uguali: Hii costruirà lo scafo mentre Gdeb costruirà i moduli centrali dei sottomarini che contengono il reattore e per quanto riguarda la classe Columbia, anche gli alloggiamenti dei missili.
Il contratto era rimasto in sospeso per circa tre anni dopo la pandemia da Covid19 a causa dell’aumento del costo del lavoro e dei materiali di costruzione. Tutto è cominciato nel 2022, ai tempi dell’amministrazione Biden su un altro contratto con Gdeb riguardante due sottomarini, bloccato per una questione burocratico-assicurativa riguardante i missili. Una volta risolta l’impasse, ci sono stati effetti a cascata sugli altri contratti, soprattutto per quello che riguardava il costo del lavoro, esploso a causa della fiammata inflattiva post pandemia.
Non solo: anche reperire manodopera qualificata si è rivelato più difficile del previsto. Alla fine, l’accordo finale per il vecchio contratto si è risolto soltanto nell’aprile 2025, quando alla Casa Bianca ormai era ritornato Donald Trump. E il 30 luglio finalmente si è sbloccato il contratto per i quattordici sottomarini. Se la classe Virginia è attiva dal 2003, i Columbia sono stati lanciati nel 2020 e il programma ha subito numerosi ritardi da allora e non soltanto a causa del periodo pandemico.
Un report pubblicato dallo U.S. Government Accountability Office nel 2023 ha puntato il dito contro la mancata analisi dei rischi di tempistica che può portare a possibili intoppi produttivi che possono far slittare le consegne. E non è un caso che il primo esemplare di questa classe avrebbe dovuto essere consegnato nel 2027 e invece dei ritardi nella consegna delle turbine hanno fatto slittare il varo prima al 2028 e infine al marzo 2029.
Per quanto riguarda invece il programma Virginia, questo è cruciale anche per l’accordo Aukus, la partnership militare tra Stati Uniti, Regno Unito e Australia lanciata nel settembre 2021. Uno dei due pilastri dell’alleanza riguarda proprio questo: l’acquisizione dei sottomarini a propulsione nucleare da parte dell’Australia a inizio a, in modo da fornire al remoto alleato dell’Oceania una maggiore capacità marittima per il contrasto all’influenza cinese nell’area dell’Indo-Pacifico.
Ad aver velocizzato la chiusura del contratto è stato anche l’impegno del deputato democratico del Connecticut Joe Courtney, una delle poche voci bipartisan rimaste al Congresso che ha dichiarato che “il contratto varato di recente rappresenta il maggiore della storia americana recente”. Rimane quindi viva la volontà dell’amministrazione Trump di rilanciare la cantieristica militare e la notizia di questa maxi commessa è una buona notizia per il settore dopo che da qualche mese i malumori sulla sospensione del Jones Act per i trasporti navali nazionali, attiva dal 18 marzo e prorogata fino a novembre, stavano facendo dubitare le associazioni di categoria di marittimi e tute blu su un possibile cambio di passo dovuto alle elezioni di metà mandato.