Cavo Dragone: “La Nato investe su droni sottomarini e intelligenza artificiale”

Il capo del Comitato militare della Nato è intervenuto a Seafuture: "La difesa delle infrastrutture sottomarine è sfida da non perdere"

L'ammiraglio Cavo Dragone in visita a Seafuture

Ultimo aggiornamento 30 settembre 2025 - 15:10

La Spezia – Droni marini e intelligenza artificiale, da una parte. La difesa delle infrastrutture critiche, dall’altra. In mezzo la Nato, impegnata in una partita per gli abissi «da non perdere». A lanciare l’allarme è l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo del comitato militare dell’Alleanza Atlantica: «Russia e Cina non si sono fermate». Anzi. E persino «Iran e Corea del Nord continuano a sviluppare le loro tecnologie».

Il monito è arrivato da Seafuture, la fiera delle tecnologie marine in corso all’Arsenale della Spezia. Dall’hangar di nave Montecuccoli, Cavo Dragone è stato netto: «Le innovazioni distruttive emergenti stanno ridisegnando lo scenario della difesa delle infrastrutture subacquee». Il mare profondo, ha aggiunto, «non è solo un teatro militare, ma uno spazio strategico per molti comparti». Internet, ad esempio. Ma anche l’energia. «Solamente negli ultimi cinque anni – ha ricordato –, sono stati registrati più di cento incidenti: non tutti casuali».

La corsa all’underwater, dunque, passa dalla tecnologia. Secondo l’ammiraglio, «serve creatività». Ma anche uno salto da «piattaforme singole a reti di maritime awareness condivise» e uno scambio costante di dati. La Nato, ha avvertito, «non può rimanere prigioniera degli schemi». Soprattutto perché i competitor non si fermano. Mosca «espande il parco sottomarini e porta avanti il progetto del veicolo senza pilota Poseidon». Pechino punta a «creare la più grande marina del mondo e investe nella sorveglianza sottomarina». La competizione è serrata e, ha aggiunto l’ammiraglio Cavo Dragone, l’Alleanza «non può permettersi una sconfitta». Però, «non si vince da soli». Da qui, la ricetta: «Serve collaborazione a livello europeo, senza fare a meno del legame transatlantico».

La sfida è globale. La Nato, ha rivelato l’ammiraglio Cavo Dragone, «sta già investendo in intelligenza artificiale e droni sottomarini». Restano, però, dei punti interrogativi. È stato lo stesso alto ufficiale a rivolgerli ai presenti: «A chi appartengono i fondali marini? Chi deve proteggerli?». E ancora: «Chi garantisce per l’ambiente mentre cresce la militarizzazione degli abissi? Come fare in modo che i droni operino sempre sotto il controllo umano? Come preparare la società a una realtà in cui il prossimo attacco critico potrebbe arrivare da sotto il livello dell’acqua e non dal cielo?». Quesiti ancora aperte.