Dellepiane: “Rimorchiatori asset strategici, in guerra siamo bersagli. L’Italia si attrezzi per la difesa”

Il presidente di Assorimorchiatori ha partecipato al meeting europeo di Eta in Turchia: "In caso di conflitto, a rischio porti e operatori. Nord Europa più preparato"

Alberto Dellepiane

Ultimo aggiornamento 7 luglio 2026 - 18:08

L o scorso giugno si sono riuniti in Turchia, a Istanbul, i rappresentanti dei rimorchiatori di tutta Europa. Il tema del meeting di quest’anno di Eta era “Rimorchio in prima linea: geopolitica, mobilità militare e sicurezza marittima dell’Europa”.

In molte zone del Vecchio Continente, come la stessa Turchia, ma anche l’Est e il Nord Europa, la guerra è diventata una realtà vicina quando non addirittura presente. L’Italia è lontana dai principali scenari di conflitto, ma secondo il presidente di Assorimorchiatori Alberto Dellepiane, che ha partecipato all’incontro, si sente che qualcosa sta cambiando anche qui.

D’altronde, alcuni episodi recenti hanno riguardato anche le nostre acque: gli esempi più eclatanti sono stati quelli delle esplosioni sulla petroliera Seajewel a Savona, il 14 febbraio 2025, e del relitto della Arctic Metagaz che lo scorso marzo è andata alla deriva fra Italia, Malta e Libia dopo un probabile attacco con droni. Entrambi questi episodi sarebbero collegati alla guerra in Ucraina.

Presidente Dellepiane, lei ha partecipato all’incontro europeo dei rimorchiatori che si è svolto in Turchia. Quali sono stati i temi principali emersi durante il convegno?

«Ho partecipato all’incontro in qualità di vicepresidente dell’associazione europea dei rimorchiatori, dopo averne ricoperto la presidenza. Si tratta di un appuntamento nel quale gli operatori europei del settore si confrontano su temi di interesse comune. Quest’anno il tema centrale era particolarmente attuale: capire come il nuovo scenario geopolitico, segnato da conflitti e tensioni internazionali, possa influenzare il mondo del rimorchio portuale. Alcuni interventi hanno riguardato l’evoluzione della guerra moderna e il ruolo delle infrastrutture strategiche, tra cui i porti».

Che cosa è emerso sul tema della mobilità militare e della sicurezza?

«Uno degli interventi più interessanti era molto tecnico e riguardava il cambiamento del campo di battaglia. Oggi, con l’impiego massiccio dei droni, le aree di operazione si sono ampliate enormemente e molte porzioni di territorio diventano vere e proprie zone interdette. Per il nostro settore il messaggio principale è che, in caso di conflitto, i porti sono infrastrutture essenziali per la logistica e quindi possono diventare obiettivi strategici. Di conseguenza, anche i rimorchiatori che operano nei porti possono essere considerati asset rilevanti».

Ci sono stati esempi concreti di questo rischio?

«Sì. È stato ricordato un episodio avvenuto nel Golfo Persico, dove un rimorchiatore intervenuto per assistere una nave colpita è diventato esso stesso bersaglio di un attacco missilistico. Trattandosi di un mezzo locale, in Europa la notizia ha avuto poca risonanza, ma è un fatto che testimonia come queste unità possano essere coinvolte direttamente in scenari di crisi». L’attenzione su questi aspetti è maggiore nel Nord Europa? «Sicuramente sì. Al convegno era presente anche un rappresentante del ministero dei Trasporti finlandese responsabile della pianificazione logistica in caso di guerra. Il suo lavoro riguarda proprio l’organizzazione dei porti e della catena logistica nazionale in eventuali situazioni di emergenza».

Esistono tecnologie difensive o linee guida specifiche per i rimorchiatori?

«Per quanto riguarda i rimorchiatori non esistono vere tecnologie difensive applicabili ai nostri mezzi. Esistono sistemi di difesa avanzati, ma non sono installabili su unità di questo tipo. Se un porto diventa un obiettivo strategico, anche i rimorchiatori rischiano di esserlo. Per quanto riguarda le procedure operative, in una situazione di crisi ci si attiene alle disposizioni dell’autorità marittima e delle forze armate competenti. Nel caso italiano, ogni intervento avverrebbe sotto il coordinamento delle autorità preposte».

In casi complessi, come quello di una nave danneggiata o coinvolta in un incidente, come intervengono i rimorchiatori?

«Noi siamo specialisti del rimorchio, non della valutazione dei rischi esplosivi o militari. Prima dell’intervento devono operare squadre specializzate che verificano lo stato della nave, i rischi presenti a bordo e le condizioni di sicurezza. Solo quando l’unità è stata valutata e messa in sicurezza si procede con il rimorchio. È così che si lavora anche nei casi più complessi».

Quindi il ruolo dei rimorchiatori è strettamente legato a quello degli altri specialisti?

«Assolutamente. Ognuno deve fare il proprio mestiere. Noi sappiamo gestire operazioni di rimorchio molto complesse, anche su navi particolarmente delicate, ma non abbiamo il compito di stabilire se una nave possa esplodere o presenti altri rischi particolari. Queste valutazioni spettano ad altri professionisti».

Ritiene giusta la scelta di dedicare attenzione a questi temi durante il convegno?

«Sì, sono stato molto d’accordo. Ho vissuto gran parte della mia vita pensando che una guerra in Europa fosse qualcosa appartenente al passato. Oggi purtroppo vediamo un conflitto in corso sul continente e quindi è corretto iniziare a chiedersi quali effetti potrebbero avere certi scenari anche sul nostro settore. Fare queste riflessioni è utile e necessario».

Perché è stata scelta la Turchia come sede dell’incontro?

«La Turchia è oggi uno dei principali poli mondiali nella costruzione di rimorchiatori. I cantieri turchi sono estremamente competitivi e specializzati. Molti di essi non sono soltanto costruttori ma anche operatori di servizi di rimorchio. In diversi casi i cantieri possiedono e gestiscono direttamente flotte di rimorchiatori impiegate nei porti del Paese».

Che giudizio dà della cantieristica turca?

«Molto positivo. Oggi la Turchia rappresenta probabilmente il polo più forte in Europa per la costruzione di rimorchiatori. Realizza unità per sé stessa ma anche per numerosi armatori europei e internazionali».

Com’è organizzato il settore del rimorchio in Turchia?

«Il sistema è piuttosto diverso da quello italiano ed è molto legato alle concessioni e ai rapporti con il governo. In Italia esiste invece un sistema regolato a livello europeo, basato su gare pubbliche internazionali con procedure chiare e trasparenti. Se un giorno la Turchia dovesse entrare nell’Unione Europea, probabilmente alcuni aspetti del sistema dovrebbero essere adeguati alle regole comunitarie».

Ci sono novità normative che interessano il settore in Italia?

«Negli ultimi anni c’è stato un grande lavoro regolatorio che ha portato alla definizione dell’attuale sistema delle gare. La disciplina italiana è oggi tra le più avanzate in Europa e la normativa è sostanzialmente completa. Non ci aspettiamo cambiamenti radicali».

Quali sono invece i temi ancora aperti a livello europeo?

«Uno riguarda la questione della bandiera delle unità impiegate nei servizi di rimorchio. Alcune posizioni europee ritengono che le gare dovrebbero consentire l’impiego di rimorchiatori con qualsiasi bandiera europea, mentre noi riteniamo importante mantenere il requisito della bandiera italiana. Non è una limitazione alla concorrenza, perché qualsiasi operatore europeo può ottenere la bandiera italiana. È soprattutto una questione di mantenere l’efficacia nei controlli da parte dell’Autorità marittima».