Droni, software e sensori: il piano di Fincantieri per blindare il porto di Odessa

Il progetto di Odessa, come quello di DEEP alla Spezia, dimostra che la cantieristica italiana non è più solo produzione di navi, ma architettura di sistemi marittimi intelligenti

Pierroberto Folgiero

Ultimo aggiornamento 26 ottobre 2025 - 18:34

L’idea che un sistema italiano possa proteggere il porto di Odessa, cuore marittimo dell’Ucraina e simbolo di resilienza nel Mar Nero, non è più solo un esercizio di ingegneria ipotetica. È una prospettiva concreta su cui Fincantieri lavora da tempo, con l’obiettivo di portare in quell’area martoriata, una volta terminato il conflitto, un modello tecnologico capace di coniugare difesa, continuità operativa e innovazione digitale.
Secondo quanto spiegano dal gruppo, il progetto rappresenta un salto generazionale nella protezione delle infrastrutture critiche. La sicurezza non è più considerata un tema esclusivamente militare, ma una componente strutturale della competitività logistica: riguarda l’intera catena che collega la nave al retroporto. Con le soluzioni sviluppate da Fincantieri, l’azienda punta a garantire difesa e maggiore efficienza alla filiera, sostenendo la competitività dei porti italiani e internazionali.
Prima della guerra, Odessa movimentava oltre il 60% delle esportazioni ucraine di cereali. Nonostante più di 35 attacchi russi, 400 impianti danneggiati e 30 navi colpite, il porto ha mantenuto un traffico superiore ai livelli prebellici: oltre 5.000 navi tra agosto 2024 e aprile 2025 e una previsione di 700.000 Teu nel 2026. La messa in sicurezza delle infrastrutture resta il prerequisito per la ricostruzione economica: il solo porto necessita di almeno 500 milioni di euro di interventi. Qui entra in gioco Fincantieri, che alla conferenza per la ricostruzione ha presentato un sistema modulare di difesa portuale, concepito per creare una vera e propria “bolla di sicurezza” marittima di 25 chilometri. Il progetto integra radar 4D, sonar monostatici, sensori ottici e acustici, droni subacquei e di superficie (USV e UUV), reti di comunicazione e ricariche subacquee, oltre a un centro di comando per il monitoraggio in tempo reale. Si tratta di un sistema completo, capace di operare in ambienti complessi e in acque ad alta densità di traffico, recentemente testato con successo alla Spezia durante la dimostrazione del progetto DEEP: un evento considerato la svolta che apre al mercato internazionale della sicurezza subacquea, valutato in circa 20 miliardi di euro l’anno.

Oggi Fincantieri presidia due direttrici chiave per l’evoluzione delle infrastrutture marittime: la sicurezza portuale, gestita attraverso il polo tecnologico della subacquea, e la digitalizzazione logistica, affidata alla joint venture Fincantieri Ingenium, nata in collaborazione con Accenture. Sul fronte della sicurezza, il gruppo ha sviluppato una gamma di tecnologie integrate – dai radar ai sonar, dai droni ai sistemi di comunicazione sottomarina – pensate per garantire continuità operativa e protezione di asset strategici: banchine, dorsali energetiche, cavi di comunicazione, aree di carico e scarico. In Italia, secondo una recente mappatura, sono oltre 70 le strutture critiche da proteggere e monitorare costantemente, a testimonianza della centralità del tema. Il progetto per Odessa rappresenta il caso d’uso più avanzato, ma l’ambito di mercato è molto più esteso. Mediterraneo, Mar Rosso e Mar Nero sono oggi le aree di maggiore interesse, dove le esigenze di protezione fisica e di efficienza operativa convergono sempre più. Se la sicurezza è il primo pilastro, la digitalizzazione è il secondo. Attraverso Fincantieri Ingenium – partecipata al 70% da Fincantieri NexTech e al 30% da Accenture – il gruppo sta costruendo un nuovo paradigma di interoperabilità tra mare e terra.

Uno dei progetti del gruppo guidato da Folgiero è Navis Sapiens, un ecosistema digitale che collega la nave, la banchina e l’intera catena logistica. Il sistema dialogherà con i Port Community System (PCS) e con tutti gli attori della filiera, dal terminal alle dogane. Secondo quanto spiegano dal gruppo, la prima nave equipaggiata con la piattaforma entrerà in servizio nel 2026. Navis Sapiens nasce come architettura aperta e scalabile, capace di integrare dati, sensori e applicativi diversi. Permetterà la gestione in tempo reale dei flussi di merci e passeggeri, l’ottimizzazione dei cicli operativi, la manutenzione predittiva e la riduzione dei consumi energetici.
L’obiettivo è costruire porti “intelligenti e interoperabili”, veri nodi digitali di un ecosistema che comprenda armatori, autorità portuali, dogane e operatori logistici. La digitalizzazione non è vista come un costo, ma come un moltiplicatore di competitività: l’integrazione dei dati tra mare e terra riduce tempi di attesa e impatto ambientale, due elementi chiave per l’accesso ai fondi europei e per la transizione green del settore. Il piano di Fincantieri si inserisce in un contesto geopolitico e industriale di forte discontinuità. La riapertura del Canale di Suez e la possibile congestione dei porti mediterranei impongono nuove soluzioni di efficienza operativa. La stessa UE spinge verso modelli digitali integrati che colleghino logistica marittima e terrestre.

Il progetto di Odessa, come quello di DEEP alla Spezia, dimostra che la cantieristica italiana non è più solo produzione di navi, ma architettura di sistemi marittimi intelligenti. «Immaginiamo il porto come il centro nevralgico dell’economia globale – osserva Pierroberto Folgierio, amministratore delegato di Fincantieri – Lì si incontrano le rotte marittime, le linee ferroviarie, l’autotrasporto, l’energia e persino i cavi sottomarini che portano connettività digitale. Se il mare è la linfa vitale dei commerci, il porto ne è il cuore pulsante. Con Fincantieri Ingenium vogliamo trasformare nel tempo questo cuore in un cervello connesso che impara ed evolve».