Guerra Iran-Stati Uniti, oltre 67 navi civili colpite dall’inizio del conflitto

Il think tank americano Washington Institute for the Near East Policy ha pubblicato una mappa interattiva con tutte le location relative agli incidenti e agli abbordaggi. Il più lontano a oltre 400 miglia da Hormuz

Ultimo aggiornamento 3 agosto 2026 - 19:58

Genova- Tra i tanti elementi storici riportati a galla dal conflitto tra Iran e Stati Uniti c’è il ritorno della guerra navale. Non proprio come nell’ultimo conflitto mondiale, ma quasi.
Una mappa interattiva pubblicata dal Washington Institute for Near East Policy (Winap), autorevole think tank americano che segue le vicende mediorientali dal 1985, mostra come dall’inizio delle ostilità tra l’America e il regime degli Ayatollah siano state colpite o abbordate 67 navi civili da entrambe le parti. E questi sono i dati fino al 30 luglio. Da allora, altre navi cargo sono state colpite nell’area. Colpisce l’alto numero di attacchi in soli cinque mesi. Tanto per fare un paragone, nel conflitto tra Russia e Ucraina sono state coinvolte soltanto 38 navi civili nel giro di oltre quattro anni. Una tale intensità di attacchi mancava dal tempo in cui la Germania nazista bersagliava le navi americane nell’Atlantico dirette verso il Regno Unito.

Oltre ottant’anni dopo, almeno in una zona del mondo, si è riprodotta una situazione simile: nei dati registrati dal Winap si vede come oltre venti grandi imbarcazioni siano state colpite sin dal 17 giugno, giorno della firma del Memorandum di Islamabad, il fragile accordo negoziato da parte statunitense dal vicepresidente J.D. Vance e dai consiglieri del presidente Jared Kushner e Steve Witkoff, mentre da parte iraniana hanno partecipato il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e il ministro degli esteri Abbas Araghci, il tutto con la mediazione del Pakistan. Intesa che si è dissolta l’8 luglio anche per questa esatta ragione.

E gli attacchi proseguono: una nave gasiera che è partita dal Qatar lo scorso lunedì è stata colpita il 31 luglio mentre abbandonava lo stretto di Hormuz. I proprietari dell’imbarcazione, i greci di GasLog, hanno confermato l’incidente, affermando però che i marinai sono tutti illesi. Lo stesso non si può dire per altri marittimi che dall’inizio del conflitto sono stati coinvolti: l’Alto Commissario delle Nazioni Unite Volker Turk ha confermato con un comunicato diffuso il 24 luglio che i lavoratori del mare uccisi finora sono diciassette mentre circa seimila a bordo di circa 400 navi sono intrappolati dietro lo stretto di Hormuz. Di questi, 93 sono stati abbandonati dai proprietari delle rispettive imbarcazioni nei porti iraniani.

Gli attacchi però, non sono limitati alle sole acque limitrofe al braccio di mare tra Iran e Oman: il controblocco istituito dagli Stati Uniti al largo dell’Oman per cercare di forzare l’Iran verso le trattative ha coinvolto lo scorso 25 luglio una nave battente bandiera delle Comore, a oltre 400 miglia marine dallo stretto. Segno che il conflitto continua a espandersi, con conseguenze evidenti anche sulle esportazioni come nei primi mesi di guerra: il Qatar ha esteso a ventiquattro carichi di gas naturale lo stato di “forza maggiore”, il blocco alla partenza dovuto a cause esterne. E questo fa schizzare verso l’alto i premi assicurativi, con gli operatori del settore sempre più riluttanti a siglare contratti per viaggi destinati alla zona.

La situazione in divenire ha convinto il presidente americano Donald Trump a sospendere i previsti attacchi all’Iran per favorire una ripresa dei colloqui sulla riapertura dello Stretto su pressione proprio di Doha, anche se l’esito appare sempre più incerto e un’intesa simile al memorandum di giugno appare ancora lontana. Tanto che un alleato chiave del regime iraniano, gli Houthi yemeniti, di recente hanno smentito la loro volontà di chiedere un pedaggio per il passaggio delle navi nello stretto di Bab el-Mandeb. Segno che però questa possibilità era concreta, così come appare possibile una ripresa degli attacchi nella zona del Mar Rosso. Nel frattempo, però lo stretto rimane chiuso e le navi civili che tentano di passare lo Stretto di Hormuz anche con stratagemmi come lo spegnimento del rilevatore satellitare si espongono sia agli attacchi dei droni iraniani che ai controlli invasivi della Marina statunitense. Si torna quindi alla situazione di inizio guerra, con dei colloqui in corso che appaiono però molto fluidi