Tra Russia e Ucraina la guerra diventa sempre più navale

Oltre alla vicenda dello Stretto di Hormuz, anche il conflitto iniziato nel 2022 sta mettendo in pericolo la sicurezza marittima nel Mar Nero: Kyiv punta alle petroliere mentre Mosca risponde colpendo le navi cargo cariche di frumento

Il porto di Chornomorsk

Ultimo aggiornamento 14 agosto 2026 - 00:00

Mentre l’attenzione del mondo è sugli attacchi dell’Iran e degli Stati Uniti alle navi che tentano di oltrepassare il duplice blocco dello Stretto di Hormuz, anche l’altro grande conflitto globale, quello tra Russia e Ucraina si sta sempre più spostando sul mare. Anche all’inizio delle ostilità nel 2022 c’era questa dimensione, ma era decisamente più unilaterale: era la possente flotta russa del Mar Nero a colpire Kyiv, che a sua volta cercava di difendersi. Adesso l’ampio uso dei droni ha reso gli strike bilaterali, con gli scali e le infrastrutture energetiche di Mosca a finire nel mirino del fuoco nemico. E a rimetterci potrebbe essere il prezzo del grano, con gravi conseguenze per l’Africa, uno dei principali mercati del frumento coltivato in Russia e Ucraina.

Uno degli attacchi più recenti è quello portato a termine proprio da Kyiv contro il porto di Novorossjisk, il più grande scalo commerciale della Russia dove si è ricollocata la flotta residua del Mar Nero, già decimata negli anni della guerra asimmetrica dai raid sui porti della Crimea e che Mosca non può rimpolpare a causa della chiusura degli stretti turchi da parte del governo di Ankara alle “nazioni in guerra”. Nella giornata di martedì, ha dichiarato il presidente Volodymyr Zelensky, “sono state colpite difese antiaeree e infrastrutture portuali”.

Questa operazione è solo l’ultima di una serie di operazioni militari dell’Ucraina per colpire le rotte navali russe, soprattutto quelle che riguardano le petroliere, anche quelle della cosiddetta “flotta fantasma”, una tattica usata dal regime russo per aggirare le sanzioni di Europa e Stati Uniti. Gli attacchi via drone, nelle scorse settimane, hanno colpito 134 navi “nascoste” nel Mare di Azov e altre 84 nel Mar Nero. Una strategia che mira a strangolare economicamente la Crimea, sotto occupazione russa dal 2014.

Questa campagna però non è ben vista dall’amministrazione Trump (così come era fortemente sconsigliata da Biden) per i timori sugli effetti devastanti che già sta avendo sui prezzi dell’energia e sta anche limitando fortemente l’export del petrolio estratto in Kazakistan che viene quasi totalmente esportato via nave da Novorossjisk attraverso un consorzio che comprende anche una partecipazione dei due giganti Usa, Chevron ed ExxonMobil.

Anche la Russia però sta rispondendo contro Kyiv, cercando di distruggere le navi che caricano il frumento ucraino nella regione di Odessa: appare dunque lontana l’epoca dell’accordo negoziato dalla Turchia che dal luglio 2022 al luglio 2023 ha consentito il trasporto del frumento nel Mar Nero in condizioni di relativa sicurezza.

Dallo scorso giugno la Russia ha colpito 57 imbarcazioni, molti battenti bandiera di altri paesi non coinvolti, uccidendo circa 21 membri degli equipaggi, secondo i dati forniti dalla procura regionale di Odessa. L’ultima settimana i missili russi hanno colpito due imbarcazioni che trasportavano grano, anche se secondo il comunicato del ministero della difesa di Mosca trasportavano “anche armi”.

Il prossimo settembre ci dovrebbe essere il momento di picco dell’export dei cereali e gli attacchi potrebbero costringere l’Ucraina a cercare vie alternative: essenzialmente il trasporto su gomma e su rotaia, due modalità già al limite della saturazione. Anche il trasporto fluviale lungo il Danubio basterebbe in condizioni normali a garantire soltanto un terzo del fabbisogno ucraino e la siccità attuale rappresenterebbe un ulteriore ostacolo.

Lo scalo più colpito è il porto di Chornomorsk, vicino a Odessa, dove gli operatori dello shipping stanno abbandonando i moli per spostare le proprie operazioni in un approdo più sicuro. La guerra navale, quindi, è anche una guerra economica: l’Ucraina cerca di colpire l’export di greggio russo e Mosca risponde bersagliando le imbarcazioni cariche di frumento ucraino. E la mediazione statunitense, dopo un anno di grande attivismo, sembra sempre meno attiva.