Polo nazionale della subacquea: via al bando da 50 milioni di euro

I progetti a gara sono dieci e riguardano: effettori, sonar, Linar e altri materiali. Già assegnati i concorsi 1 e 2, ai quali hanno partecipato oltre cento realtà

Un momento dell'inaugurazione del Polo nazionale della subacquea nel dicembre 2023

Ultimo aggiornamento 16 giugno 2025 - 13:57

La Spezia – Sovranità tecnologica e competitività industriale nel mondo dell’underwater. Sono questi i pilastri su cui poggia il Polo Nazionale della Subacquea, che da pochi giorni ha portato a galla un altro bando, con tanto di dieci progetti dedicati al mondo degli abissi. In ballo ci sono oltre 50 milioni di euro destinati a consolidarne il ruolo di «motore dell’innovazione» in un contesto internazionale in cui «la competizione tecnologica e la complessità dello scenario politico rendono sempre più urgente lo sviluppo di capacità all’avanguardia, autonome e resilienti».

L’urgenza di illuminare i fondali marini è tutta nei numeri. L’80% di questi è completamente sconosciuto. Della restante parte, solo per il 2% esiste una mappatura accurata. È stato ripetuto, in più occasioni, dai vertici della Marina Militare. Ed è anche uno dei motivi per i quali, nel dicembre 2023, è stato costituito il Pns. Da allora il Polo – la cui governance si appoggia a strutture militari, ma è retta da tre ministeri, Aiad, Conper, Marina e Difesa Servizi – ha già avviato 18 progetti racchiusi in tre bandi. L’ultimo, Batch 3, prevede dieci linee d’intervento co-finanziate al 50%. Tre di queste – da circa 10 milioni di euro ciascuna – puntano allo sviluppo di effettori in grado di proteggere le infrastrutture subacquee, di un sonar ad apertura sintetica e di un sistema di propulsione innovativo per veicoli autonomi subacquei. Altre due, con finanziamenti da 5 e 6 milioni di euro, riguardano rispettivamente la ricerca di materiali idonei a operare in ambienti subacquei estremi e la realizzazione del cosiddetto Linar. Uno strumento ottico, basato su una tecnologia laser, in grado di migliorare la qualità delle immagini trasmesse a distanze superiori rispetto al sonar. I cinque progetti rimanenti – due da 1 milione; uno da 2 milioni; e l’ultimo da 4 milioni di euro – sono aperti alle iniziative dei proponenti. L’obiettivo è chiaro: «Raccogliere proposte innovative, sia a basso sia a elevato livello di maturità tecnologica», fanno sapere dal centro di viale San Bartolomeo. Mirate, in altre parole, a esplorare nuovi percorsi oppure ad accelerare e validare dimostratori già consolidati.

Dalla sua costituzione, il programma del polo procede a ritmo serrato. Ai bandi 1 e 2, riguardanti 8 percorsi, hanno partecipato oltre cento realtà tra università, grandi e piccole-medie imprese. Tra le quali alcune che, mai prima di allora, si erano occupate del settore. I primi prototipi sono attesi nel 2026, con la conclusione delle attività prevista dodici mesi dopo. Già oggi, tuttavia, stanno contribuendo alla realizzazione di due assetti chiave per l’accesso al mondo sottomarino: un sistema di controllo e sorveglianza subacqueo e un veicolo autonomo multi-missione. Nel dettaglio, il Batch 1 si divideva in due progetti: il primo dedicato a una rete multisensore; il secondo alle dorsali abissali. Il Batch 2 si è concentrato invece su un mezzo multifunzionale. Sei, a proposito, i progetti: sistema di lancio; impianto di gestione e ottimizzazione dell’energia; localizzatore di bersagli subacquei; navigatore di precisione subacquea; manipolatore; e accumulatore innovativo.

I tre bandi, già pubblicati, convergono verso un obiettivo ambizioso: sollevare il velo del mare e restituire visibilità a ciò che oggi resta nascosto nelle profondità. «La capacità di operare compiutamente sui fondali marini è mirata alla salvaguardia delle infrastrutture strategiche subacquee, come gasdotti e dorsali di cavi per il trasporto di dati ed energie» concludono dal Polo. Ma la posta in gioco va oltre. Perché è anche la chiave per «accedere a risorse al momento inaccessibili».