Genova – Snam mette in campo 12,4 miliardi di euro di investimenti tra il 2025 e il 2029 per un’infrastruttura che sia paneuropea e multi-molecola, con un miliardo in più che arriverà dai finanziamenti pubblici. «Il momento è cruciale per il settore energetico: le incertezze e la volatilità dei prezzi richiedono sistemi resilienti in grado di resistere agli shock geopolitici e di consentire la transizione verso il Net Zero», dice l’ad Stefano Venier presentando le linee strategiche. Parole chiave sono sicurezza e flessibilità, anche finanziaria: il piano prevede un utile netto adjusted in crescita del 4,5% all’anno, con l’Ebitda di gruppo stimata a 3,51 miliardi di euro al 2029.
Rivista al rialzo la guidance per il 2025, con utile netto adjusted a 1,35 miliardi. Fino al 2029 in crescita i dividendi: +4% all’anno (era il 3% minimo) e con una distribuzione massima degli utili all’80% dei profitti. La domanda di gas, dettaglia Venier, «rimarrà vicina ai livelli attuali fino al 2030». Nell’inverno 2025 l’Italia può contare su stoccaggi pieni «al 68%, leggermente sopra la media europea», con i rigassificatori che hanno mostrato la loro «strategicità» per «la diversificazione degli approvvigionamenti». Un’opportunità arriva dagli Stati Uniti: «Hanno intenzione di aumentare del 50% la capacità di esportazione, questo renderà il mercato più liquido con prezzi più competitivi».
Intanto Snam, fa sapere Venier, entro febbraio presenterà a Eni un’offerta vincolante per lo scorporo del progetto Ccs di Ravenna, sulla cattura e lo stoccaggio della Co2.