L’ombra della pirateria sulla Somalia: nel 2026 il livello più alto del decennio / GRAFICO

Nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati più incidenti che in 2024 e 2025 messi insieme. Secondo l'associazione degli armatori danesi il deterioramento delle condizioni economiche e di sicurezza nel Corno d’Africa sta creando un contesto favorevole alla ripresa delle attività dei gruppi criminali

Un'operazione anti-pirateria nell'Oceano Indiano

Ultimo aggiornamento 19 agosto 2026 - 19:52

La pirateria al largo della Somalia torna a preoccupare il settore marittimo internazionale. Dopo oltre un decennio caratterizzato da una progressiva riduzione degli attacchi, i dati più recenti mostrano una netta inversione di tendenza.

Secondo un’analisi pubblicata dagli armatori danesi di Danish Shipping, nei primi sette mesi del 2026 sono stati registrati tredici incidenti riconducibili alla pirateria nelle acque del Golfo di Aden, del Mar Rosso e lungo la costa somala, il dato più elevato degli ultimi dieci anni.

Gli attacchi in Somalia nell’ultimo decennio (dati Imb via Danish Shipping)

 

La crescita appare particolarmente significativa se confrontata con gli anni immediatamente precedenti. L’Icc International Maritime Bureau (Imb) aveva infatti registrato otto episodi nell’intero 2024 e cinque nel 2025. Il numero raggiunto già a luglio 2026 supera quindi il totale dei due anni precedenti e segnala un rafforzamento dell’attività dei gruppi criminali nella regione. Sebbene il fenomeno rimanga ancora lontano dai livelli record osservati tra il 2009 e il 2011, quando si contavano oltre 200 attacchi ogni anno, gli indicatori sono sufficientemente chiari da richiamare l’attenzione dell’industria marittima e delle autorità internazionali.

Condizioni favorevoli al fenomeno

Secondo il rapporto, l’aumento degli episodi potrebbe essere collegato a una serie di fattori strutturali che continuano a caratterizzare la Somalia. Tra questi vengono citati la siccità, la pesca illegale nelle acque territoriali, le difficoltà economiche della popolazione e la persistente debolezza delle istituzioni statali. In un contesto già fragile, tali elementi alimentano il rischio che alcune comunità costiere vedano nella pirateria una fonte alternativa di reddito, come già accaduto durante le grandi ondate di attacchi del passato.

A incidere sul quadro di sicurezza contribuiscono anche le trasformazioni che stanno interessando il dispositivo internazionale di contrasto alla pirateria nel Corno d’Africa. Danish Shipping sottolinea come la crescente pressione sulle operazioni navali internazionali e sugli sforzi di sorveglianza marittima possa aver creato condizioni più favorevoli per il ritorno delle attività criminali. In altre parole, la riduzione delle risorse dedicate al pattugliamento e alla deterrenza potrebbe aver aperto nuovi spazi operativi ai gruppi di pirati.

La tattica dei pirati si è evoluta

L’evoluzione tattica osservata negli ultimi mesi richiama per molti aspetti le modalità operative che avevano caratterizzato la stagione più critica della pirateria somala. I gruppi criminali continuano infatti a prendere di mira soprattutto imbarcazioni vulnerabili, in particolare pescherecci, che possono successivamente essere utilizzati come “navi madre” per condurre attacchi sempre più lontano dalla costa. Questa strategia estende il raggio d’azione dei pirati e rende più complessa la difesa delle navi mercantili che transitano lungo una delle arterie più importanti per il commercio mondiale.

Le valutazioni dell’operazione navale europea Atalanta indicano inoltre la presenza di diversi gruppi attivi nell’area, capaci di condurre operazioni coordinate e di adattarsi rapidamente alle condizioni meteorologiche e stagionali. L’utilizzo delle finestre operative offerte dai monsoni e dalle condizioni del mare permette ai pirati di sfruttare opportunità sia nel Golfo di Aden sia nel Bacino somalo, ampliando il proprio campo d’azione. Secondo Danish Shipping, questa crescente capacità operativa contribuisce a delineare uno scenario che, per alcuni aspetti, ricorda quello esistente prima del 2012, anno che segnò l’inizio del forte ridimensionamento del fenomeno.

La pirateria nel mondo

Il quadro globale della pirateria marittima resta comunque dominato dal Sud-est asiatico. I registri dell’Imb mostrano che la maggior parte degli episodi di pirateria e rapina armata in mare continua a verificarsi nelle acque intorno all’Indonesia, alle Filippine e allo Stretto di Singapore. Tuttavia, mentre in Asia prevalgono furti e atti predatori contro navi all’ancora o in sosta, gli attacchi associati alla Somalia tendono a essere più organizzati e potenzialmente più gravi, con sequestri di equipaggi e di navi in navigazione.

Proprio per questo motivo il peso della Somalia nel panorama della sicurezza marittima internazionale rimane particolarmente rilevante. Gli incidenti attribuiti ai pirati somali rappresentano circa il 30 per cento dei casi registrati globalmente dall’Imb nel periodo considerato, ma incidono in misura ancora maggiore tra gli episodi più seri e complessi dal punto di vista operativo.