La tensione nello Stretto di Hormuz raggiunge un nuovo picco critico. Nella giornata di giovedì, due petroliere sono state colpite durante il transito attraverso l’arteria marittima cruciale per l’economia globale. L’episodio, che ha coinvolto le navi Navig8 Messi e Tarif, rappresenta il diciassettesimo e diciottesimo attacco registrato dall’inizio del conflitto, confermando una strategia sistematica da parte dell’Iran per imporre il proprio controllo sulle rotte petrolifere.
Secondo quanto riportato dalla società di consulenza sulla sicurezza marittima Vanguard Tech e confermato dalle autorità locali, gli attacchi sono stati condotti mediante l’impiego di droni. Fortunatamente, le imbarcazioni hanno riportato solo danni minori e non si registrano feriti tra i membri dell’equipaggio. Entrambe le navi sono state in grado di proseguire la rotta autonomamente, scongiurando per il momento un disastro ambientale o una crisi logistica di ampia portata.
Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti non ha usato mezzi termini, definendo l’accaduto una “flagrante violazione” delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Abu Dhabi punta il dito direttamente contro il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), descrivendo queste azioni come un cinico strumento di coercizione economica e un vero e proprio atto di pirateria.
Al centro della disputa vi è la determinazione di Teheran di controllare il flusso di greggio attraverso il Golfo Persico. L’Iran, attraverso il suo autoproclamato “Persian Gulf Strait Authority”, contesta il diritto di passaggio sulle rotte meridionali che attraversano le acque omanite. Da parte sua, la compagnia nazionale emiratina Adnoc ha messo in piedi un sistema logistico complesso, che include il trasferimento di carichi da navi cisterna ad altre imbarcazioni al largo di Fujairah, per aggirare le restrizioni imposte dai Guardiani della Rivoluzione.
Questa strategia di elusione ha reso le navi di Adnoc il bersaglio privilegiato della tattica di intimidazione iraniana. Mentre la comunità internazionale osserva con crescente preoccupazione, l’incidente riaccende il dibattito sulla vulnerabilità delle rotte marittime globali e sulla necessità di garantire la libertà di navigazione in uno dei punti più caldi dello scacchiere geopolitico mondiale. Teheran continua a sfidare le norme del diritto internazionale, e la risposta diplomatica rimane al momento incerta.