Artico, il braccio di ferro sul petrolio. L’Ue conferma lo stop, Chevron torna a scommettere sull’esplorazione

A cambiare è anche la tecnologia. Chevron sta sperimentando strumenti di intelligenza artificiale per analizzare enormi quantità di dati sismici e individuare nuovi prospect

Ursula von der Leyen

Ultimo aggiornamento 5 ottobre 2026 - 10:52

L’Europa non cambia rotta sull’Artico. Bruxelles conferma l’opposizione a nuove attività di estrazione di petrolio e gas nelle aree artiche, nonostante le pressioni della Norvegia, principale fornitore di gas del continente e Paese non membro dell’Unione. Il tema tornerà al centro del confronto il 20 ottobre, quando la Commissione europea presenterà la nuova politica comunitaria per l’Artico.

«L’Ue rimane impegnata nell’approccio definito nella comunicazione congiunta del 2021», ha fatto sapere un portavoce della Commissione. Quel documento sostiene il divieto di nuovi sviluppi petroliferi e del gas nell’Artico e prevede anche che l’Unione non acquisti questi idrocarburi.

La posizione europea si scontra però con gli interessi di Oslo. La produzione norvegese, secondo le prospettive del settore, è destinata a diminuire nel corso degli anni Trenta se non verranno individuati nuovi giacimenti oltre quelli già presenti nelle aree mature. Il ministro dell’Energia norvegese Terje Aasland ha ribadito che il Paese continuerà comunque a sviluppare le proprie risorse nel Mare di Barents, sostenendo che il mutato quadro geopolitico e di sicurezza rende strategica per l’Europa la disponibilità di gas norvegese.

Il confronto arriva in un momento particolarmente delicato per il mercato energetico europeo. Dopo lo shock provocato nel 2022 dal drastico ridimensionamento delle forniture russe, l’Europa continua a essere fortemente dipendente dalle importazioni. Quest’anno, inoltre, le tensioni sui mercati globali dell’energia hanno riportato pressione sui prezzi di petrolio e gas.

Per Bruxelles, tuttavia, nuove perforazioni nell’Artico difficilmente potrebbero rappresentare una risposta alle emergenze energetiche di breve periodo. Secondo investitori e organizzazioni ambientaliste, lo sviluppo di nuovi progetti richiederebbe più di dieci anni prima di arrivare alla produzione commerciale.

La partita sull’offshore, intanto, si gioca anche molto lontano dal Polo Nord. Negli Stati Uniti Chevron prepara un deciso aumento delle attività di esplorazione. La compagnia prevede per il prossimo anno circa 20 pozzi esplorativi, oltre a cinque o sei pozzi di valutazione, contro i dieci pozzi esplorativi perforati due anni fa.

Il budget dell’unità guidata d Kevin McLachlan, arrivato da TotalEnergies, crescerà di oltre il 50% rispetto al 2025. L’obiettivo è recuperare terreno dopo anni nei quali Chevron aveva concentrato una parte rilevante degli investimenti sulle attività meno rischiose e sullo shale oil del bacino Permiano.

La nuova strategia punta invece sulle grandi scoperte offshore in aree considerate frontier, dall’Africa subsahariana al Sud America, fino al Mediterraneo orientale. Dal 2024 la superficie complessiva delle concessioni esplorative di Chevron è raddoppiata, mentre la società ha acquisito nuovi blocchi in Brasile, Egitto, Guinea-Bissau, Golfo del Messico, Namibia, Perù e Suriname.

A cambiare è anche la tecnologia. Chevron sta sperimentando strumenti di intelligenza artificiale per analizzare enormi quantità di dati sismici e individuare nuovi prospect. Nei test citati da McLachlan, gli algoritmi avrebbero raggiunto un’accuratezza del 90% nel distinguere i pozzi di successo da quelli risultati sterili. L’intelligenza artificiale, però, viene presentata come uno strumento complementare all’esperienza dei geologi e degli esploratori, non come un sostituto.

Il contrasto tra Bruxelles e Oslo e la nuova offensiva esplorativa di Chevron fotografano così due tendenze apparentemente opposte: da un lato l’Europa cerca di accelerare la transizione e limitare nuovi investimenti fossili nell’Artico; dall’altro le grandi compagnie internazionali tornano a investire nell’esplorazione di frontiera, sostenute dalla necessità di rimpiazzare riserve e dalla volatilità geopolitica dei mercati energetici. La sfida, per entrambe le strategie, sarà trasformare le scelte di oggi in risultati concreti in un mercato che resta esposto a sicurezza, prezzi e geopolitica.