Il Congresso degli Stati Uniti ha avviato una dura offensiva contro le normative ambientali della California sul trasporto marittimo. Con la presentazione di nuove risoluzioni, Washington punta ad abolire le deroghe del Clean Air Act relative alle norme At-Berth e Commercial Harbor Craft, ribaltando un precedente normativo che da cinquant’anni garantiva agli Stati il diritto di adottare standard di emissione più severi per proteggere la salute pubblica. La decisione sta suscitando forti preoccupazioni tra gli operatori del settore, le imprese locali e le comunità portuali. Le norme californiane sul controllo delle emissioni delle navi all’ormeggio e delle imbarcazioni commerciali sono in vigore dal 2007 e sono state aggiornate nel 2020 dopo anni di concertazione. In questi anni, porti, armatori e produttori di tecnologie pulite hanno investito ingenti capitali e pianificato strategie a lungo termine per rispettare i requisiti che sarebbero dovuti entrare pienamente in vigore nel 2027. L’improvvisa cancellazione di questo quadro normativo rischia di azzerare la certezza del diritto, penalizzando proprio le aziende che hanno scommesso sulla transizione ecologica.
Gli impatti non sono solo economici, ma soprattutto sanitari. Secondo le stime del California Air Resources Board (CARB), l’applicazione delle regole At-Berth ridurrebbe del 60% il rischio di cancro per i residenti nelle zone adiacenti ai porti, salvando 230 vite e prevenendo centinaia di ricoveri, con un beneficio economico calcolato in 2,31 miliardi di dollari. La norma sui natanti commerciali permetterebbe inoltre di salvare altre 530 vite, proteggendo oltre 9,7 milioni di cittadini californiani dall’inquinamento da diesel e favorendo lo sviluppo di traghetti a zero emissioni. Netta la condanna delle organizzazioni ambientaliste. Davina Hurt, direttrice delle politiche climatiche per Pacific Environment, ha definito l’iniziativa un’ingerenza dettata dagli interessi dei colossi dell’energia: «Invece di fare politica sulla salute dei cittadini e compromettere gli investimenti già realizzati nell’innovazione marittima, il Congresso dovrebbe fermare questo palese abuso a favore dell’industria petrolifera, che ha registrato 93 miliardi di dollari di profitti negli ultimi tre mesi a scapito delle nostre comunità».