Il Cbam non ha ancora finito di entrare a regime che già cambia pelle. Il 12 giugno il Consiglio dell’Unione europea ha adottato la propria posizione negoziale su un pacchetto che rafforza e allarga il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, modificando il Regolamento (UE) 2023/956. Il testo nasce dalla proposta della Commissione del 17 dicembre 2025 — procedura legislativa ordinaria 2025/0419(COD)— e risponde alle pressioni dell’industria pesante, siderurgia in testa.
Ora la palla passa al trilogo con il Parlamento, con l’obiettivo dichiarato di chiudere entro la fine del 2026. Tre le direttrici: l’estensione a valle del perimetro, una stretta anti-elusione e una nuova valvola di sicurezza per le imprese europee. Vale la pena capire in modo semplice e didascalico cosa comportino.
L’estensione downstream: circa 180 prodotti
La novità più vistosa è l’allargamento del campo di applicazione. Finora il Cbam colpisce quasi solo materie prime — ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Il pacchetto estende il dazio a una selezione di prodotti a valle ad alta intensità di acciaio e alluminio: circa 180 voci secondo la proposta della Commissione — macchinari, motori, elettrodomestici, componenti industriali, apparecchiature specializzate — di cui la gran parte con un contenuto metallico medio intorno al 79 per cento. La ratio è chiudere una falla logica: senza estensione, un produttore extra-Ue potrebbe esportare non più la lamiera grezza (soggetta a Cbam) ma il macchinario già assemblato che la incorpora, aggirando di fatto il dazio ambientale. Attenzione però a due dati in movimento: la lista precisa è stata “raffinata” dal Consiglio e non è ancora consolidata, e la decorrenza — fissata al 2028 nella proposta originaria — resta uno dei punti caldi del negoziato. Su entrambi il testo che uscirà dal trilogo può ancora cambiare.
La stretta anti-elusione
Il secondo asse è quello giuridicamente più fine: le misure anti-elusione. Il pacchetto contrasta la dichiarazione infedele delle intensità emissive, il ridisegno artificiale delle catene di fornitura per beneficiare di valori di default più bassi, la lavorazione parziale in Paesi terzi per riqualificare la merce fuori perimetro. Il Consiglio conferma inoltre due elementi qualificanti: lo scrap metallico pre-consumer di acciaio e alluminio entra nel perimetro Cbam come precursore rilevante ai fini del calcolo delle emissioni incorporate; e la Commissione ottiene il potere di intervenire quando individua pratiche ingannevoli nella rendicontazione da parte di imprese ad alto rischio. È il segnale che il meccanismo passa dalla fase di costruzione a quella di difesa del proprio perimetro.
La valvola di sicurezza e il fondo
Il Consiglio ha poi precisato una valvola di sicurezza: in presenza di “circostanze gravi e impreviste” che danneggino severamente il mercato interno, la Commissione potrà esentare temporaneamente alcuni beni dal Cbam, ma solo in base a criteri chiari e oggettivi — inclusa l’esposizione dell’Unione a forti aumenti di prezzo. Un compromesso fra rigore ambientale e tutela della competitività, sollecitato anche dall’Italia. Al pacchetto si accompagna, sul piano finanziario, un fondo per la decarbonizzazione che rimborserà parte dei costi Ets alle imprese europee capaci di dimostrare sforzi credibili di riduzione: sarà alimentato da contributi degli Stati membri pari al 25 per cento dei ricavi dei certificati Cbam nel biennio 2026-2027, con il restante 75 per cento destinato a risorsa propria dell’Unione.
Cosa cambia per la Liguria
Per il tessuto produttivo ligure il pacchetto è tutt’altro che teorico. L’estensione downstream intercetta la meccanica strumentale e la componentistica ad alto contenuto metallico, comparti in cui la regione ha filiere radicate; e tocca da vicino l’indotto della cantieristica, dove motori, apparati e strutture in acciaio e alluminio importati potranno entrare, domani, nel calcolo del dazio. La stretta anti-elusione, poi, alza l’asticella documentale per chi importa: non basterà più riclassificare un prodotto o affidarsi a dati emissivi lacunosi. Il messaggio per le imprese è chiaro: il Cbam non è un perimetro statico da mappare una volta, ma una frontiera in espansione, che ogni anno potrà inglobare nuovi prodotti. Chi struttura oggi le proprie catene di fornitura deve mettere in conto che ciò che è fuori scope adesso potrebbe non esserlo tra dodici mesi.