Nel marasma regolatorio che sta accompagnando la transizione energetica dello shipping, l’unica certezza è che aumenterà l’efficienza energetica. Lo sostiene l’ultimo report della società di classificazione Dnv, “Energy Transition Outlook 2026 – Maritime forecast to 2050. A deep dive into shipping’s decarbonization journey”, che presenta gli scenari possibili che le compagnie marittime dovranno vagliare nelle loro scelte di modernizzazione delle flotte.
Unica certezza: navi più efficienti
Il messaggio più forte del rapporto riguarda l’efficienza energetica. È definita la misura “no regret”, cioè vantaggiosa in qualsiasi scenario futuro. Dnv stima che entro il 2030 il consumo energetico della flotta mondiale potrebbe ridursi fino al 16 per cento rispetto al livello attuale. E entro il 2050 la riduzione potrebbe raggiungere il 25-28 per cento.
Le misure che gli armatori stanno adottando per ridurre i consumi di carburante sono ottimizzazione dello scafo, miglioramento di eliche e timoni, air lubrication per ridurre l’attrito dello scafo con l’acqua, riduzione della velocità (slow steaming), definizione delle rotte in base alle previsioni meteo (in questo sta assumendo un ruolo sempre maggiore l’Intelligenza Artificiale), digitalizzazione e arrivi just-in-time; sistemi eolici ausiliari.
Dnv sottolinea che anche navi relativamente anziane possono presentare prospettive di risparmio molto interessanti per interventi di adeguamento energetico. Un portacontainer da 5.000 teu costruita nel 2013 può recuperare l’investimento (stimato in 2,35 milioni di dollari) in circa 1-4 anni a seconda del prezzo del bunker.
Il punto di svolta è arrivato
Un punto importante che emerge dal rapporto è anche che siamo arrivati a un punto di svolta. Le navi che verranno costruite da qui in avanti avranno una speranza di vita che andrà oltre il 2050, cioè oltre la data che gli organismi internazionali come Imo e Ue hanno indicato come termine per arrivare alle zero emissioni. Se tale limite dovesse essere confermato in futuro, insomma, chi sbaglia nella scelta oggi potrebbe dover rinunciare in futuro a far arrivare le proprie unità fino al naturale fine vita, perché non più rispondenti ai futuri standard.
Ma qui appunto sta il secondo punto del rapporto: anche se la transizione è definita un processo ormai irreversibile, le norme in materia sono ancora oggetto di discussione e a oggi non è possibile prevedere che situazione si troveranno davanti gli armatori in futuro. In queste condizioni, fare investimenti diventa difficile e rischioso.
I quattro scenari
Per questo Dnv ha dedicato il rapporto a illustrare quattro scenari possibili. Il primo è l’adozione dell’attuale versione del Net Zero Framework già approvato in comitato Imo, a cui però sono contrari gli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e altri Paesi; il secondo è adozione di un Nzf modificato: in questo momento ad esempio sta raccogliendo consensi una proposta di Liberia, Giappone e Grecia; il terzo è il rigetto del Nzf in sede Imo con successiva rinegoziazione; il quarto è il rigetto del Nzf con stallo prolungato dell’Imo. Quest’ultima ipotesi, secondo Dnv, porterà a una regionalizzazione e frammentazione delle normative che renderà ancora più complesso il quadro per le compagnie.
Il rapporto verrà presentato al pubblico il prossimo 1° settembre durante un incontro fra il segretario generale dell’Imo, Arsenio Dominguez, il presidente e Ceo del gruppo Dnv, Knut Ørbeck-Nilssen, e il capo del gruppo che ha stilato il rapporto, Øyvind Sekkesæter.