«Il contesto geopolitico sta cambiando e questo induce a chiedersi se il Golden Power vada reinterpretato. Io ritengo di sì», afferma Diego Rossano, docente di Diritto dell’economia e dei mercati finanziari alla Parthenope di Napoli e avvocato. In un recente articolo sulla rivista European Law and Finance Review, di cui è direttore, Rossano ha affrontato il tema partendo da un caso concreto tuttora aperto, quello del gruppo Ferretti, società quotata all’Euronext di Milano e alla Borsa di Hong Kong.
Il gruppo è attivo nella costruzione di imbarcazioni nautiche di fascia alta, con diversi marchi famosi in tutto il mondo come ad esempio Riva, forse il marchio di lusso più iconico del settore, o il futuristico Wally. Dal 2016 fino al giugno scorso ha avuto anche una divisione militare, Ferretti Security and Defence. Nei mesi scorsi la guida della società è stata oggetto di una contesa fra i due soci principali, i cinesi di Weichai e i cechi di Kkcg. Alla fine l’hanno spuntata i soci cinesi e questo ha portato a un cambio al vertice, da Alberto Galassi a Stassi Anastassov. Poco dopo essere arrivato, Anastassov ha deciso di chiudere il settore della difesa. Intanto Kkcg non ha rinunciato a ricorrere contro le decisioni della società e la questione della sicurezza è diventato uno dei temi di confronto.
Proprio per questi intrecci internazionali, secondo Rossano, Ferretti è un caso di scuola per l’applicazione del Golden Power. Per il docente, in questo caso il governo deve intervenire.
Il gruppo Ferretti si sta modellando sempre più intorno al ceo Stassi Anastassov. La recente distribuzione di ruoli con l’assegnazione di incarichi a una nuova squadra del ceo lo conferma. L’amministratore ha impresso una accelerata che è una iniezione di qualità professionale in vista dello sviluppo del cantiere. Prima è stata la volta del nuovo capo per investor relations e sostenibilità, Elisabetta Cugnasca. Poi Marco Viti, in Ferretti da un anno dopo i 30 di esperienza in Sanlorenzo, e Andrea Frabetti, rientrato in azienda dopo una parentesi in Sunseeker International: entrambi saranno advisor personali di Anastassov. Alessandro de Pascalis sarà consulente esterno per lo sviluppo strategico, mentre Massimiliano Amato torna in Ferretti dopo aver guidato quality e after sales in Azimut-Benetti. E all’interno c’è stata la promozione di Massimo Jannone.
Tutti questi manager sono italiani, ma secondo Rossano la scelta non basta a chiudere la questione Golden Power. «In questo momento – afferma – servirsi di uno staff tutto italiano non è rilevante. È una questione di know-how che può essere trasmesso all’estero. Ferretti ha acquisito conoscenze interne anche nel settore militare».
Ma che cosa è il Golden Power? «Lo strumento – spiega Rossano – nasce nell’Unione europea come possibile difesa di aziende di settori strategici contro acquisti o partecipazioni che mettano a rischio la sicurezza. In Italia la norma è stata adottata nel 2012. Negli anni il campo si è ampliato sempre più andando a comprendere compendi come le infrastrutture, le tecnologie critiche, fino alla finanza e al bancario». In origine è stata pensata per scattare al momento dell’acquisto, ma «l’ampliamento induce a interrogarsi su che cosa fare se l’acquisto è avvenuto quando l’azienda non aveva interesse strategico e se questa è diventata strategica soltanto successivamente. Se in tal caso deve comunque scattare il potere speciale del governo. Io penso che in tale condizione il Golden Power debba scattare, a prescindere dal momento dell’acquisto. Perché la ratio della norma è avere funzioni di difesa, con un insieme di poteri speciali attivati dal governo per tutelare gli interessi nazionali rispetto a operazioni che coinvolgono imprese, attività e asset considerati strategici».
Considerazioni che si inseriscono in un doppio ordine di fatti. Da un lato, un contesto internazionale sempre più conflittuale: «Proprio perché la storia sta cambiando, non si può più far derivare il Golden Power soltanto dal momento dell’acquisto. Il concetto stesso di sicurezza nazionale cambia riguardo a tecnologie, infrastrutture e produzione industriale». In secondo luogo, sulla scena internazionale ci sono soggetti che adottano sistemi diversi fra loro per quanto riguarda il controllo delle aziende, come ad esempio Unione europea e Cina. Afferma il docente: «C’è un problema di reciprocità. Imprese provenienti da sistemi economici meno aperti acquistano in Europa con libertà che non sono riconosciute nei loro mercati alle imprese europee. Per questo il Golden Power è importante».
E qui torna sotto i riflettori di Rossano il caso Ferretti con il suo azionariato cinese, ma anche molto frazionato. «Esistono partecipazioni coordinate ma frazionate che possono determinare il Golden Power: se più investitori dovessero agire con un unico centro decisionale, allora si creerebbero condizioni di controllo rilevanti ai fini della norma. Certamente, ci vogliono indizi di prova, va dimostrato, non basta aver votato insieme. Questo si determina nelle sedi competenti. Ma i presupposti per attivare il Golden Power ci sono».
D’altra parte, l’esperto ricorda alcuni precedenti: «Con Alpi Aviation, il governo è intervenuto nel 2022 anche se la vendita era del 2018. E poi il provvedimento relativo a Pirelli e al rinnovo del patto parasociale sulla governance, che ha determinato quest’anno l’intervento del governo»