Super-dazi, la Svizzera “sconcertata” per la decisione di Trump

Economiesuisse, principale associazione imprenditoriale del paese, sostiene che i nuovi dazi rappresentano un “onere gravissimo” per l’economia elvetica e chiede al Consiglio federale di negoziare al più presto un abbassamento delle tariffe

Orologi di fabbricazione svizzera

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:18

Il governo elvetico ha espresso forte sconcerto dopo l’annuncio che gli Stati Uniti imporranno da subito dazi del 39% sulle importazioni provenienti dalla Svizzera, uno dei livelli più elevati al mondo. La misura, contenuta in un ordine esecutivo del presidente Donald Trump in vigore dal 7 agosto, supera di gran lunga le tariffe imposte all’Unione Europea (15 %) e al Regno Unito (10 %). Il Consiglio federale ha manifestato “profonda delusione” e “grave preoccupazione”, sottolineando che la Svizzera offre già un accesso privilegiato al mercato statunitense, eliminando ogni tariffa su circa il 99% dei prodotti industriali importati nel 2024. L’economia elvetica è una delle più aperte al mondo: la decisione di Trump colpisce settori strategici come orologeria, meccanica di precisione, cioccolato e macchinari, pur escludendo temporaneamente l’industria farmaceutica, che però resta potenzialmente a rischio di futuri provvedimenti.

Per l’industria degli orologi, già confrontata con una flessione delle esportazioni verso Stati Uniti, Giappone e Hong Kong, il dazio del 39% rischia di aumentare fino al 50% i costi finali quando si tiene conto del cambio sfavorevole tra dollaro e franco svizzero. I produttori di cioccolato, in particolare le Pmi, temono pesanti ripercussioni sulle vendite statunitensi, nonostante le multinazionali come Nestlé e Lindt abbiano linee produttive locali.

Anche Economiesuisse, principale associazione imprenditoriale del paese, sostiene che i nuovi dazi rappresentano un “onere gravissimo” per l’economia elvetica e chiede al Consiglio federale di negoziare al più presto un abbassamento delle tariffe. Nel frattempo, il governo ha predisposto un mandato di negoziazione da inviare al Parlamento, mirato a preservare l’accesso al mercato U.S. e a ridurre i costi normativi per le imprese. Le stime degli analisti suggeriscono che un dazio del genere potrebbe ridurre il Pil della Svizzera di circa 0,6%, una percentuale superiore se dovessero essere inclusi i farmaci nel pacchetto tariffario. Alcuni osservatori, tuttavia, ritengono che esista ancora una finestra negoziale — prevista fino alla data di applicazione dei dazi — per ridurne l’impatto.

Il colpo di scena politico, arrivato durante la Festa nazionale svizzera, ha spiazzato il paese e deluso le aspettative di un accordo simile a quelli già conclusi con Unione Europea, Giappone o Regno Unito. Pur con l’industria farmaceutica temporaneamente esentata, Interpharma ha parlato di “giornata nera” e ha chiesto al governo di migliorare le condizioni quadro nazionali considerando il rischio reputazionale globalmente crescente. Il contesto mondiale, segnato da mercati in calo e tensioni crescenti in ambito geopolitico ed economico, rende la Svizzera particolarmente vulnerabile. In risposta, le associazioni imprenditoriali richiedono tempi più lunghi per il lavoro a orario ridotto, semplificazioni burocratiche e investimenti su scenari alternativi di export o diversificazione verso mercati come il Mercosur. In attesa dell’entrata in vigore dell’ordine il 7 agosto, il governo svizzero mantiene aperta la porta al dialogo diplomatico con Washington, mentre il mondo degli affari si prepara allo scontro su un dossier che rimetterà in discussione la centralità dell’ancora saldo legame economico tra i due paesi.