Tutela del mare, Bruxelles finanzia ricerca e innovazione

Il traguardo finale è un'economia blu davvero sostenibile, che non solo riduca a zero le emissioni legate alle attività marittime, ma promuova anche un uso intelligente e condiviso degli spazi acquatici, comprese forme di acquacoltura a basso impatto e progetti circolari per la produzione energetica e alimentare

La nave Ncl Salten in difficoltà in acque norvegesi

Ultimo aggiornamento 3 giugno 2025 - 00:00

Bruxelles – Il legame tra Bruxelles e il mare può sembrare, a prima vista, più simbolico che reale. Eppure, proprio da qui, dalle istituzioni europee, stanno arrivando alcune delle iniziative più concrete e ambiziose per la salvaguardia delle acque europee. Bruxelles ha ospitato, sulla piattaforma della Commissione Europea “research and innovation”, gli Horizon Europe Info Days con l’obiettivo di presentare ai ricercatori e agli operatori del settore le nuove opportunità di finanziamento per il 2025. Due giorni di incontri e presentazioni dedicata a chi vuole partecipare attivamente alle nuove sfide del programma europeo per la ricerca e l’innovazione. Al centro dell’attenzione una delle cinque grandi missioni dell’Unione Europea nell’ambito di Horizon Europe, il principale programma europeo per la ricerca e l’innovazione: “Restore our Ocean and Waters by 2030”. La missione punta a ridare vita alle nostre acque, intese non solo come mari e oceani, ma anche come fiumi, laghi, coste, fondali.

L’idea di fondo è semplice, eppure rivoluzionaria: trattare tutte queste realtà come un unico organismo, da proteggere e rigenerare, con un approccio integrato che unisca ricerca scientifica, innovazione, coinvolgimento dei cittadini e investimenti mirati. Non mancano gli obiettivi concreti. La missione punta, ad esempio, a proteggere almeno il 30% delle aree marine dell’Unione Europea, garantendo che almeno il 10% sia sottoposto a tutela rigorosa a riportare in vita 25.000 chilometri di fiumi, restituendo loro un flusso naturale; e a intervenire là dove gli ecosistemi costieri e i fondali marini sono stati più duramente colpiti. Allo stesso tempo, si punta a tagliare la plastica dispersa in mare del 50%, ridurre del 30% il rilascio di microplastiche e limitare drasticamente l’uso di pesticidi e fertilizzanti che finiscono nelle acque. Il traguardo finale è un’economia blu davvero sostenibile, che non solo riduca a zero le emissioni legate alle attività marittime, ma promuova anche un uso intelligente e condiviso degli spazi acquatici, comprese forme di acquacoltura a basso impatto e progetti circolari per la produzione energetica e alimentare. È un nuovo modo di vivere il mare: non più come una risorsa da sfruttare, ma come un sistema vitale di cui prenderci cura, insieme. A rendere questa missione ancora più concreta è il fatto che non si tratta solo di un insieme di buoni propositi, ma di un programma strutturato, con obiettivi chiari e tempi ben definiti.

Le due fasi del progetto

La strada per arrivarci è stata pensata in due fasi. Quella che stiamo vivendo ora, dal 2022 al 2025, è una fase di sviluppo e sperimentazione: è il momento in cui la ricerca e l’innovazione devono gettare le basi, testare nuove soluzioni, raccogliere dati, produrre conoscenza e, soprattutto, coinvolgere le persone. Non si tratta solo di scienza, ma anche di partecipazione: i cittadini sono chiamati a prendere parte attivamente a questo cambiamento, perché il mare, e più in generale l’acqua, non è un tema da esperti, ma una responsabilità collettiva. La seconda fase, che inizierà nel 2026, sarà quella del “fare su larga scala”: tutto ciò che avremo imparato e sperimentato verrà replicato, potenziato, diffuso nei territori. L’obiettivo è che ogni regione, ogni comunità costiera o fluviale, possa beneficiare di queste soluzioni e contribuire a rafforzarle. Le organizzazioni che parteciperanno alla Missione si impegnano a rispettare criteri scientifici trasparenti, come i principi Fair per la condivisione dei dati, a stimolare investimenti sia pubblici che privati, a collaborare tra loro, ma anche a rendere conto dei risultati raggiunti in modo aperto e collettivo. l cuore dell’intero processo resta la consapevolezza che il recupero delle nostre acque passa anche, e soprattutto, da una nuova cultura dell’ascolto, della scienza condivisa, della solidarietà tra territori. In questo senso, Bruxelles non è solo il centro politico dell’Unione, ma anche il punto di partenza di un’alleanza europea per il mare. Un’alleanza fatta di conoscenza, partecipazione e responsabilità. E anche se il mare, da qui, non si vede, lo si sente chiaramente come parte del nostro futuro. —