Zaccheo (Art): “La trasparenza sulle concessioni è la chiave per la competitività”

"Le Autorità di sistema portuale evolvano in enti pubblici economici per affrontare le sfide del mercato"

Nicola Zaccheo

Ultimo aggiornamento 20 aprile 2026 - 11:13

Regole chiare, trasparenza e certezza del quadro regolatorio come leve per attrarre investimenti e rendere più competitivo il sistema portuale italiano. Nicola Zaccheo, presidente dell’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), fa il punto su concessioni, poteri dell’Autorità e prospettive di riforma. Dalle nuove linee guida al tema sensibile della durata delle concessioni, fino al rapporto con gli stakeholder, emerge la visione di un regolatore che rivendica un ruolo terzo e indipendente per garantire equilibrio tra apertura del mercato e sostenibilità degli investimenti.

Qual è oggi il ruolo dell’Art nel settore portuale?
«L’Autorità esercita le competenze previste dalla legge istitutiva, dalla legge 84 del 1994 e da diversi provvedimenti successivi, tra cui il regolamento e le linee guida sulle concessioni del 2023. Questi interventi hanno rafforzato il nostro ruolo, anche in coerenza con gli impegni del Pnrr. Svolgiamo una regolazione ex ante, definendo schemi uniformi per i piani economico-finanziari e per i bandi di gara, ed esprimiamo pareri sulla loro conformità. A questo si affianca una vigilanza ex post continua. Inoltre adottiamo misure per garantire accesso equo e non discriminatorio alle infrastrutture e ai servizi portuali, inclusi quelli di interesse generale e le infrastrutture essenziali».

Tra le vostre funzioni c’è anche quella sulla durata delle concessioni. Quanto è centrale?
«È una delle funzioni più rilevanti, soprattutto dopo le linee guida del 2023. La durata deve essere commisurata agli investimenti previsti. Con la delibera 242 del 2025 abbiamo aggiornato il quadro regolatorio introducendo criteri più puntuali per assicurare accesso equo e maggiore trasparenza. È un passo avanti importante: rafforza gli obblighi informativi e rende più chiare le procedure per l’affidamento delle concessioni».

Cosa cambia per le infrastrutture essenziali nei porti?
«Le Autorità di sistema portuale devono garantirne accesso e gestione secondo principi di trasparenza, equità e non discriminazione. I rapporti concessori devono basarsi su costi pertinenti ed effettivi, utilizzando strumenti di contabilità regolatoria definiti dall’Autorità. L’obiettivo è un sistema più trasparente e contendibile».

Guardando avanti, quali sono le prossime mosse sul fronte concessioni?
«Stiamo lavorando a un provvedimento specifico sulla durata delle concessioni, separato dalla delibera 242, proprio per favorire un confronto ampio con tutti gli stakeholder. È un tema cruciale per attrarre investimenti. Abbiamo avviato una fase istruttoria chiedendo dati alle Autorità portuali, ma non tutte hanno risposto. È un problema, perché l’indisponibilità di dati completi costituisce un impedimento all’esercizio delle nostre funzioni istituzionali».

Esiste una sovrapposizione di competenze tra Art, Adsp e ministero?
«No, i ruoli sono chiari e complementari. L’Art si occupa di regolazione economica e vigilanza, come soggetto terzo e indipendente. Questo garantisce imparzialità e tutela degli interessi di tutte le parti, nel rispetto delle prerogative delle Autorità portuali e del ministero».

Il tema della certezza del diritto resta centrale per gli investitori. Come intervenite?
«Parlerei di certezza del quadro regolatorio. Le autorità indipendenti nascono proprio per questo: offrire regole chiare e stabili. Con la revisione della delibera 57, confluita nella 242, abbiamo reso il sistema più robusto, uniforme e prevedibile. Definire regole ex ante consente agli operatori di programmare meglio gli investimenti. Stabilità, trasparenza e chiarezza sono fattori chiave per attrarre capitali, soprattutto privati».

Come si concilia apertura del mercato e tutela degli investimenti?
«È un equilibrio fondamentale. Da un lato garantiamo procedure trasparenti e accesso non discriminatorio per nuovi operatori, dall’altro tuteliamo la sostenibilità economico-finanziaria delle concessioni esistenti e degli investimenti già realizzati. È questa la base per uno sviluppo sano del sistema.

I rapporti con il cluster portuale non sono sempre stati semplici. Oggi com’è il clima?
«Abbiamo sempre promosso un dialogo aperto, purché costruttivo. Negli anni le interazioni sono migliorate, ma c’è ancora spazio per rafforzarle. In altri settori questo approccio ha portato benefici evidenti e mi auguro che accada sempre di più anche nel portuale».

Sul fronte della riforma portuale, che valutazione dà?
«È un settore altamente strategico che richiede una riforma strutturale. La sua centralità è emersa con il Covid e con le tensioni geopolitiche. Servono modelli più moderni e maggiore capacità di attrarre investimenti. Noi, con la delibera 242, abbiamo aggiornato il quadro regolatorio, ma, contrariamente a quanto affermato da qualcuno, non è mai stato nostro intendimento sostituirci al legislatore. La riforma spetta a governo e Parlamento».

La direzione intrapresa le sembra corretta?
«Sì, va nella direzione giusta e auspico più coraggio nell’adozione di schemi innovativi. È necessario introdurre strumenti economico-finanziari più moderni e rafforzare l’attrattività per gli investitori privati. Questo è un passaggio chiave per il futuro del settore».

Che ruolo dovranno avere le Autorità di sistema portuale?
«A mio avviso dovrebbero evolvere verso un modello più operativo, diventando enti pubblici economici. Questo consentirebbe di esercitare le funzioni in modo più efficace e coerente con le esigenze di un settore in forte trasformazione».

In sintesi, quale sarà il contributo dell’Art nei prossimi anni?
«Continueremo a fare il nostro lavoro: garantire regole certe, indipendenza e trasparenza. È il presupposto per tutelare tutti gli attori e sostenere lo sviluppo del sistema portuale italiano».