Giappone, acciaio sotto assedio del dumping. Le imprese: “Servono regole anti-elusione”

Il Giappone, insieme all’Indonesia, è l’unico Paese del G20 privo di un sistema dedicato contro l’elusione

Una acciaieria in Giappone

Ultimo aggiornamento 30 agosto 2025 - 19:34

Le acciaierie giapponesi lanciano l’allarme: l’industria nazionale chiede al governo di chiudere le falle normative che permettono l’elusione dei dazi anti-dumping. Il fenomeno è noto: spedizioni che aggirano le tariffe passando attraverso Paesi terzi o subendo lavorazioni minime, giusto lo stretto indispensabile per rientrare in una categoria diversa e sfuggire ai controlli. Così, anche quando i dazi vengono applicati, l’ondata di acciaio a basso costo continua a invadere il mercato interno, svuotando le difese commerciali.

Il Giappone, insieme all’Indonesia, è l’unico Paese del G20 privo di un sistema dedicato contro l’elusione. Oggi, per contrastare casi sospetti, è necessario avviare una nuova indagine da zero, un processo lento e inadatto alla velocità con cui si muovono i flussi globali di esportazione. Le associazioni siderurgiche chiedono quindi di introdurre, nella prossima riforma fiscale, una regolamentazione specifica e più rapida, in grado di operare in parallelo ai normali procedimenti anti-dumping.

La proposta non si limita alla norma: occorre rafforzare il personale incaricato delle indagini e affinare le procedure di accertamento. Una macchina più snella, capace di reagire non dopo anni ma in tempo utile, prima che le importazioni sospette erodano irreversibilmente le quote di mercato domestico.

Il contesto è già teso. Tokyo ha avviato due verifiche anti-dumping: una sulle lamiere zincate a caldo provenienti da Cina e Corea del Sud, l’altra sull’acciaio inossidabile laminato a freddo importato da Cina e Taiwan. Ma senza un meccanismo anti-elusione, anche i nuovi dazi rischiano di trasformarsi in una diga bucata.