La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dpcm 2 luglio 2026 sblocca l’iter per oltre 3.500 nuove assunzioni nella Pubblica amministrazione. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 168 del 14 agosto, autorizza diverse amministrazioni ad avviare procedure di reclutamento e a coprire nuovi posti, utilizzando sia il turnover sia le facoltà assunzionali rimaste disponibili dagli anni precedenti.
Tra gli ingressi autorizzati, quasi un terzo riguarda il Ministero dell’Interno, che potrà procedere con 1.086 assunzioni. Il contingente comprende due dirigenti di seconda fascia, 50 posizioni di elevata professionalità, 478 funzionari e altre figure. Subito dopo si colloca l’Agenzia delle Entrate, con 1.022 ingressi: 400 funzionari e 335 assistenti attraverso concorso pubblico, 100 funzionari tramite scorrimento di graduatorie, 173 assistenti attraverso la mobilità e 14 dirigenti mediante corso-concorso della Scuola nazionale dell’amministrazione. Il Ministero della Cultura potrà invece procedere con 482 assunzioni, mentre all’Agenzia delle dogane e dei monopoli sono assegnati 449 nuovi ingressi. Il Dpcm interessa inoltre il Consiglio di Stato, il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, l’Avvocatura generale dello Stato, l’Inps e altri enti pubblici, oltre a diverse amministrazioni locali.
Il meccanismo alla base delle nuove assunzioni è quello del turnover: ai posti lasciati liberi da dipendenti che cessano dal servizio, per pensionamento, dimissioni o altre ragioni, corrispondono nuove possibilità di reclutamento. A queste si aggiungono i cosiddetti “resti ereditati”, cioè le risorse finanziarie o le facoltà assunzionali non utilizzate dalle amministrazioni negli anni precedenti. Gli spazi vengono ora trasformati in autorizzazioni a nuove assunzioni per rispondere alle esigenze di personale indicate dalle singole strutture e certificate dai rispettivi organi di controllo.
Il decreto stabilisce anche le modalità attraverso cui le amministrazioni potranno coprire i posti. Si va dal concorso pubblico, compresi i corsi-concorsi gestiti dalla Sna, alla mobilità, dallo scorrimento delle graduatorie alle progressioni tra le aree. Una parte significativa delle procedure potrà quindi essere avviata attraverso selezioni pubbliche, mentre per altre posizioni sarà possibile utilizzare graduatorie già disponibili o ricorrere al personale proveniente da altre amministrazioni. I tempi sono però stretti. Le amministrazioni dovranno trasmettere entro il 31 dicembre 2026 alla Presidenza del Consiglio e al ministero dell’Economia i dati relativi al personale assunto e alla spesa annua lorda a regime. Per utilizzare già nel 2026 gli spazi autorizzati dal decreto restano quindi meno di sei mesi per avviare e completare almeno una parte delle procedure.
Il provvedimento rappresenta uno dei principali passaggi del piano di rafforzamento degli organici pubblici, in un momento in cui diverse amministrazioni devono fare i conti con carenze di personale e con il ricambio generazionale. Le nuove assunzioni interessano soprattutto gli uffici statali, ma coinvolgono anche enti e strutture territoriali, con l’obiettivo di trasformare le capacità assunzionali accumulate negli anni in nuovi ingressi effettivi.