Cina, si cercano navi per il boom delle auto: i veicoli salgono sui container

I maggiori produttori automobilistici del Dragone devono fare i conti con una forte sovrapproduzione e limitati margini di guadagno in Patria. Per questo si ricorre a modalità di trasporto un tempo ritenute rischiose

Ultimo aggiornamento 15 agosto 2026 - 07:35

La produzione di auto cinesi destinate all’esportazione è salita in modo vertiginoso degli ultimi sette anni. A tal punto che non si sa più dove metterle. Letteralmente. Partiamo dai dati: secondo il centro di ricerca Mobility Global nel 2019 la Cina ha esportato 600mila auto mentre quest’anno le previsioni parlano di un numero intorno ai 10 milioni. Rispetto all’anno precedente la pandemia da Covid19, quindi, parliamo di cifre più che decuplicate.

E come si trasportano verso l’Europa, l’Australia e l’America Latina? Ovviamente via nave. Solo che al momento non se ne trovano. O meglio si trovano soltanto delle soluzioni improvvisate che mettono a rischio la consegna dei veicoli, come il trasporto via container, una soluzione usata normalmente per il trasporto di mobili, vestiti e componentistica elettronica.

Ancora una volta, ci aiutano i numeri: rispetto allo scorso anno, il costo del nolo di un’imbarcazione adatta è aumentato del 65% rispetto allo scorso anno: a giugno si è toccato il prezzo di 70mila dollari al giorno rispetto al 2025, quando se ne pagavano soltanto 42mila e 500. Parliamo di grandi navi molto simili ai traghetti che consentono il caricamento delle macchine semplicemente guidandole nell’alloggiamento apposito dove poi vengono bloccate per tutta la durata del tragitto. Un mezzo comodo e sicuro. E per questo estremamente caro. Al momento questo tipo di trasporto è molto raro e richiede anni per essere prenotato.

Le alternative sono o il posizionamento in gigantesche scaffalature metalliche che si sovrappongono e si muovono con le gru, un metodo funzionale che però richiede tempistiche lunghe per il carico e scarico, oppure lo stoccaggio nei container. Funziona così: vengono incastrate due o più auto in modo da fissare nel modo più sicuro. Poi il cassone viene posizionato usando un braccio meccanico, una tecnica che per i produttori occidentali di auto è prona ai danni accidentali ma sulla quale i produttori cinesi sono disposti a correre qualche rischio aggiuntivo. Tanto che i maggiori operatori dello shipping stanno offrendo questo servizio ai maggiori produttori cinesi come Saic Motor e Byd.

Quest’ultima sta cercando di bypassare il problema del trasporta via nave lanciandosi direttamente nel settore: nel 2024 ha acquistato il suo primo megatraghetto e oggi ha una flotta di otto unità. La crescita delle navi adatte al trasporto di auto è notevole: secondo un dato riportato dal Wall Street Journal sono aumentate del 40% rispetto al 2021. Segno che la clientela apprezza sempre di più il prodotto. A livello mondiale fanno eccezione degli Stati Uniti, dove un combinato disposto di alti dazi e restrizione sull’uso dei software di fatto ne blocca l’export, ma nelle altre aree la situazione è andata oltre le più rosee previsioni.

Una delle ragioni è che nella Madrepatria la competizione è serrata e i rallentamenti dell’economia degli ultimi anni hanno limitato i margini delle case produttrici, non lasciando altra opzione che l’export. Non solo le auto made in China hanno soppiantato la concorrenza europea in Patria, ma stanno conquistando il primato anche nel Regno Unito, in Brasile e persino in Germania.

Secondo l’European Automobile Manufacturers Association le registrazioni di nuovi veicoli nei paesi dell’Ue sono aumentate del 19% per Saic Motor e Byd invece ha raddoppiato il suo dato nei primi sei mesi del 2026 rispetto allo scorso anno. Per fare un paragone: Stellantis nello stesso periodo è cresciuta del 6%, Volkswagen del 2,6% e Renault è calata del 4,2%. Quindi ecco spiegato questo boom che sta mandando in overbooking le navi cargo, un dato destinato ad aumentare anche nei prossimi anni.