Crisi e IA minacciano la cultura navale, ma serve coraggio per tenerla in vita / L’ANALISI

La difficile sfida editoriale globale richiede azioni forti, immediate e concrete: libri ormai obsoleti rischiano di bloccare totalmente ogni futura crescita economica

A drone view shows containers at the Dock Sud Port during a maritime workers strike, in Avellaneda, Buenos Aires province, August 4, 2026. REUTERS/Agustin Marcarian

Ultimo aggiornamento 23 agosto 2026 - 16:23

Nell’oramai lontano 2010, c’è chi affermò, infelicemente, che «con la cultura non si mangia». Ovviamente, nulla di ciò è, nella realtà assoluta, un concetto che possa in qualche modo risultare tanto sostenibile quanto accettabile. Tuttavia, volendo rimanere sempre nel novero delle primarie necessità, si potrebbe anche affermare, diversamente, come se non di “fame” si possa certamente parlare di “appetito”, oltre che di una buona porzione di coraggio, soprattutto per chi vuole pubblicare. Ciò è quello che accade, a tutt’oggi, anche per gli autori attivi nel mondo marittimo e navale. Il tutto, a prescindere, se l’opera prodotta dall’autore sia, o meno, di natura tecnica, giuridica od economica.

Questo argomento, non certo di secondaria importanza, non coinvolge solo i suddetti autori o al più gli editori, ma integralmente chiunque operi (o abbia interazioni) nel settore e al di là della propria veste “operativa” (studente, professionista, addetto ai lavori ecc.). L’importanza e la presenza di autori, e di conseguenti pubblicazioni di settore, costituisce, ora come in passato, la linfa vitale per diffondere, anche nel nostro settore, conoscenza, studi, approfondimenti, oltre che analisi e commenti. Il mezzo, sia che sia cartaceo che digitale, è il libro, anche definito, opportunamente, quale il «principale veicolo del sapere e della trasmissione del pensiero umano».

Nulla, all’interno di questo tema, è quanto più che condivisibile, attuale e da sottolinearsi con la massima energia. Ma, altresì, riveste anche una certa urgenza: ciò tenendo anche conto dei rischi, già attuali e presenti, prodotti dall’utilizzo intensivo e incontrollato svolto dalla cosiddetta intelligenza artificiale. Essa è, in parte, già divenuta, più che strumento, spesso una minaccia se contestualizzata e rapportata alla produzione editoriale.

Il settore marittimo in questo caso è assai coinvolto con questa problematica, tanto più che negli ultimi anni molti editori hanno, purtroppo, cessato la loro attività (come, ad esempio, Bozzi di Genova) o optato, di fatto, a trasferire il proprio rischio d’impresa (si veda la stampa e la pubblicazione) pressoché a totale carico e rischio economico dell’autore. Ed è qui, come abbiamo accennato ad inizio articolo, che i concetti di “appetito” e “coraggio” hanno la loro propria correlazione di merito.

Il problema, infatti, è che tale che se in qualche modo non corretto, almeno tramite una onesta e consapevole presa di coscienza collettiva, non potrà che portare ad un ulteriore impoverimento – già critico – sia dell’offerta quanto della necessaria qualità delle opere che non possono non raccontare e descrivere, puntualmente, i tra l’altro veloci e costanti cambiamenti, tipici del comparto. Il settore marittimo, nella sua storicità e globalità non è stato, infatti, mai “statico” e in fatto di evoluzioni, sia tecniche che economico – giuridiche, ha dimostrato da circa cinquemila anni di storia di non essere altrimenti. Non è sostenibile, pertanto, poter accettare, anche implicitamente, di disgiungere e con due diverse velocità, le trasformazioni e le evoluzioni del settore dal “racconto” e dalla divulgazione delle stesse. Certo è che non può più bastare, da solo, il coraggio – spesso unilaterale – chi si impegna (anche economicamente) nella stesura e nella scrittura delle opere.

Il rischio è per tutti, ed è grave ed attuale, tanto per i contemporanei quanto per chi verrà. Altresì, non può nemmeno essere utile e tollerabile, soprattutto in certi specifici argomenti, studiare, approfondire ed informarsi con testi che hanno anche 40 anni di età e che non sempre è detto che possano, ora come allora, essere naturalmente applicabili all’attualità e alle trasformazioni che nei decenni possono naturalmente succedersi.