Dazi, Europa e Stati Uniti trovano l’accordo (VIDEO)

Washington ha ottenuto che il settore farmaceutico sia fuori dall'accordo e, di fatto, ha ottenuto quel riequilibrio delle relazioni commerciali che ha chiesto con veemenza sin dall'inizio del suo mandato

Donald Trump e Ursula von der Leyen

Ultimo aggiornamento 22 luglio 2026 - 11:39

“Ce l’abbiamo fatta, è l’accordo più importante di sempre”. Tra le colline della Scozia Sud-Occidentale si è chiusa, almeno per il momento, la partita sui dazi di Unione e Europea e Stati Uniti. Si è conclusa dopo un incontro durato meno di un’ora, partito con un Donald Trump accigliato e una Ursula von der Leyen dal volto poche volte così tirato. E si è chiusa con la conferma della tariffa base che, nei giorni scorsi, era stata concordata dagli sherpa: il 15%. La presidente della Commissione è volata al resort Trump Turnberry accompagnata dal caponegoziatore Maros Sefcovic e dal team tecnico che per lunghi mesi ha provato ad ammorbidire le posizioni americane. Von der Leyen è arrivata al Golf Club sull’estuario del Clyde nel pomeriggio.

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Trump aveva appeno finito di giocare “con suo figlio Eric e alcuni amici”, riferiva la portavoce della Casa Bianca. Appena prima di iniziare il vertice, sia Trump che von der Leyen hanno ribadito che la partita era ancora in bilico. “Abbiamo il 50% di possibilità” di chiuderla, hanno frenato entrambi. Ma era soprattutto tattica. La sostanza dell’intesa, di fatto, era già pronta. Si trattava di capire come venderla senza troppe perdite d’immagine e dando al presidente americano la possibilità di rivenderla a suo modo. Anche il format dell’intesa è stato fortemente trumpiano. I due leader hanno fatto un punto stampa con i cronisti europei e americani prima dell’inizio del vertice. Un’ora dopo, l’accordo è stato comunicato da Trump e von der Leyen solo al pool di giornalisti al seguito del primo. “L’Ue effettuerà 600 miliardi di investimenti negli Usa e ci acquisterà 750 miliardi di energia”, ha esultato il tycoon che, prima dell’incontro, si era prodotto nell’ennesimo attacco all’Europa sul terreno preferito: l’immigrazione e il Green Deal.

Washington ha ottenuto che il settore farmaceutico sia fuori dall’accordo e, di fatto, ha ottenuto quel riequilibrio delle relazioni commerciali che ha chiesto con veemenza sin dall’inizio del suo mandato. “Voglio ringraziare personalmente Trump, è un grande negoziatore ma anche un “dealmaker”, gli ha concesso von der Leyen. “Ursula ha fatto un grande lavoro per l’Ue, non per noi”, era stata la provocazione di Trump nelle prime battute del vertice. Per l’Europa, ha assicurato von der Leyen, il bicchiere è mezzo pieno. “Non dimentichiamo da dove siamo partiti”, ha spiegato la presidente ricordando che il settore dell’auto è stato incluso nella tariffa del 15% e rimarcando che l’accordo apre le porte del mercato americano alle imprese del Vecchio Continente. Il 15%, ha spiegato, riguarderà anche i semiconduttori e il farmaceutico, sebbene su questo ultimo punto Trump non abbia detto la stessa cosa. Non solo. Sui cosiddetti “prodotti strategici” la tariffa sarà dello 0%, ha ricordato la numero del Palais Berlaymont. Che riesca a convincere tutti e 27 leader europei non è assolutamente scontato. Ma, al momento, la Commissione non prevede misure di ristoro per i settori più colpiti. Di contro von der Leyen ha spiegato di voler accelerare sulle intese commerciali in cantiere, il Mercosur in primis ma anche le partnerhsip con il Sud-Est Asiatico e l’Estremo Oriente. Ma il punto più importante, ha sottolineato, è che l’intesa “ridarà stabilità” in un momento in cui l’Europa cominciava a sentire il prolungarsi dell’incertezza della seconda era trumpiana. Che tra Washington e Bruxelles tutto sia finito con il patto scozzese è un qualcosa su cui in pochi sono convinti in Europa. Certo Berlino ha applaudito l’accordo sostenendo che “è stata evitata una escalation inutile”. Una escalation che di certo non voleva neppure Giorgia Meloni che sembra soddisfatta, riservandosi di “vedere i dettagli”. Ma ci sono dei punti oscuri. Punti che terranno impegnati gli sherpa nelle prossime settimane visto che un testo ufficiale dell’intesa ancora non è stato diffuso. Tra i tasti più dolenti, per l’Ue, certamente figura quello dell’acciaio e dell’alluminio. “Non cambierà nulla”, quindi resteranno al 50%, ha chiuso Trump nel punto stampa. Ma a Bruxelles assicurano che la partita non è ancora chiusa. Solo che andrà condotta una volta spenti i riflettori.

Meloni: “Adesso vediamo i dettagli”

La cosa fondamentale era mettere parola fine all’incertezza. Ed è per questo che Giorgia Meloni, pur non conoscendo ancora i “dettagli” utili a “giudicare nel merito”, plaude all’intesa finalmente raggiunta tra Usa e Ue sui dazi, al termine di un pomeriggio dedicato ai suoi ospiti africani. La sua seconda missione in Etiopia doveva essere l’occasione per toccare con mano i progressi del Piano Mattei, e per promuovere quel nuovo approccio ai rapporti con l’Africa, da concretizzare con il sostegno allo sviluppo nei suoi territori. Ma non è stato il vertice sui sistemi alimentari dell’Onu il primo pensiero con cui la premier è atterrata nel pomeriggio ad Addis Abeba, per co-presiedere il summit con il suo omologo Abiy. L’attesa era, inevitabilmente, tutta per quell’accordo sui dazi con gli Stati Uniti che rimane appeso a un filo fino all’ultimo. “Considero positivo che ci sia un accordo“, si limita a dire Meloni davanti ai cronisti, rientrando in albergo proprio mentre dalla Scozia arrivano i primi dettagli dell’intesa sulle tariffe commerciali tra le due sponde dell’Atlantico. Per valutarne a fondo la portata bisogna vedere bene “le tabelle”, spiegano dal governo, e voce per voce come sarà applicato quel 15% che certo non era l’obiettivo iniziale di Roma, ma che rimane comunque nelle prime analisi a caldo ai piani alti del governo, assorbibile dall’economia italiana. Roma aveva professato dall’inizio, e lavorato intensamente, a “dazi zero” e la creazione della più grande area di libero scambio mondiale, che però non era già più all’orizzonte da mesi. Il 10% sarebbe stato ben tollerato, hanno sempre argomentato il governo e la stessa premier, e anche il 15%, soprattutto se modulato salvaguardando alcuni settori critici, rimane sostenibile.
C’è da capire, in sostanza, come verrà applicata la nuova tariffa del 15%, se aggiuntiva o flat (che assorbe, cioè i dazi esistenti), per valutarne l’impatto reale categoria per categoria. E poi ci sono le “esenzioni” su cui un po’ tutti i Paesi europei contano. L’Italia, con Spagna e Francia preme ad esempio perché siano salvaguardati i prodotti agricoli e le loro derivazioni (come i formaggi a pasta dura e il vino). Ma la chiusura dell’accordo in sé, è il mood che si respira nell’esecutivo, già basterà a far ripartire l’export che aveva subito una battuta di arresto, dopo la corsa agli stoccaggi iniziali, in attesa di vedere l’esito della trattativa. Il risultato però non placa affatto la protesta delle opposizioni, con Elly Schlein che già prima delle notizie sull’intesa parlava senza mezzi termini di “fallimentare accondiscendenza” nei confronti dell’amministrazione americana e il Pd che invoca quelle “politiche industriali” di cui il governo, nella loro visione, è privo. Ma la difesa delle imprese, replica il presidente dei senatori di Forza Italia Maurizio Gasparri, è in cima alle priorità dell’esecutivo, che pure ha congelato anche la revisione del Pnrr in attesa di capire come si chiudeva la partita con gli Usa. Di “disfatta” per von der Leyen e Meloni parla il Movimento 5 Stelle mentre Carlo Calenda definisce “demenziale” il ragionamento della presidente della Commissione e l’intesa una “capitolazione” dell’Europa e Nicola Fratoianni prevede ora un “disastro sociale”.
Meloni per tutto il pomeriggio è comunque impegnata con i partner africani. Il vertice Onu è l’occasione per fare un punto, anche con il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Mohamoud Ali Youssouf. E poi per incontrare, ad Addis Abeba, una rappresentanza di religiosi italiani (dalle suore comboniane ai salesiani) attivi in Etiopia, che sono presenza storica nella regione a supporto soprattutto dei più fragili e delle zone più remote. Meloni, tailleur nero e capelli liscissimi, è accolta all’aeroporto da un gruppo di studentesse in abiti tipici, e coi missionari incontra anche tanti bimbi (che saluta in italiano, che la abbracciano). In serata incassa il sostegno dell’Unione africana al Piano Mattei. Di cui si discuterà ampiamente nella seconda giornata della missione.