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Vettosi: “Mare e finanza, paradossale non sfruttare i 1.000 miliardi di risparmio istituzionale”

L’Italia fatica ancora a convogliare le proprie ingenti risorse finanziarie verso l’economia del mare, mantenendo un approccio “turistico” e frammentato verso un settore che rappresenta invece il pilastro infrastrutturale del Paese. È quanto sottolineato da Fabrizio Vettosi, Managing Director di Vsl Club, a margine del Blue Capital Forum di Milano, evidenziando la necessità di colmare il divario di competenze tra gli attori marittimi e il mondo del risparmio istituzionale. “Nel nostro Paese è stato finora un ‘non-rapporto’, o un rapporto episodico”, ha dichiarato Vettosi. “Spesso lo chiamiamo un ‘rapporto turistico’ tra il mondo della finanza e quello della Blue Economy”. Secondo il manager, è fondamentale smettere di guardare a questo comparto solo attraverso le singole lenti dello shipping o della portualità, adottando invece una visione di filiera integrata che includa infrastrutture e “soft skills”. Vettosi ha evidenziato un paradosso tutto italiano: nonostante il Paese vanti il secondo risparmio pro-capite in Europa e una presenza di rilievo nel sistema bancario continentale, le risorse non fluiscono adeguatamente verso il mare. “Abbiamo un risparmio istituzionale indiretto, attraverso enti di previdenza e fondi pensione, che supera i 1.000 miliardi di euro”, ha spiegato. “Tuttavia, non riusciamo a canalizzare queste risorse verso la Blue Economy, che viene ancora percepita come una serie di attività separate e poco note”. “L’Italia dipende per il 50% in quantità, e ancora di più in valore, dall’import-export via mare”, ha ricordato Vettosi, definendo la nazione come “l’interporto del Nord Africa più che del Centro Europa”, con una rete di circa 40 scali strategici e 56 porti principali che richiedono investimenti e una visione strategica di lungo periodo.

04 Maggio 2026 - 13:05