Formenti: “Nuove date, crescono i big. E il Salone Nautico Internazionale si apre a Genova”

Il numero uno di Confindustria Nautica: "Nel Palasport ingresso libero per tutti. Spostando l’evento a ottobre siamo tornati strategici anche per i grandi cantieri"

L'area del Salone Nautico di Genova

Ultimo aggiornamento 4 agosto 2026 - 21:49

L’industria nautica si presenta al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova in un contesto di mercato molto diverso rispetto agli anni del boom post-pandemia. Se il segmento dei superyacht continua a navigare con il vento in poppa, la piccola nautica deve fare i conti con un rallentamento della domanda e con gli effetti di tre stagioni difficili. Il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti, analizza la situazione del comparto, spiega perché il cambio di data del Salone si è rivelato «azzeccatissimo» e racconta le novità dell’edizione 2026.

Piero Formenti

Da quale fotografia del mercato parte oggi l’industria nautica italiana?

«Oggi abbiamo un’industria divisa in tre grandi tronconi. La piccola nautica, sotto i 12 metri, la media tra i 12 e i 24 metri e la grande nautica, sopra i 24 metri. Sono tre mercati che stanno vivendo momenti molto diversi. La grande nautica continua ad andare molto bene, direi benissimo, anche se comincia ad avvertire qualche segnale del contesto internazionale. La fascia media sta reggendo bene. Chi invece è davvero in difficoltà è la piccola industria nautica, perché si rivolge a una clientela più sensibile al clima di incertezza creato dalle tensioni geopolitiche già da tempo e dall’andamento dell’economia, tutti fattori esogeni che incidono sulla fiducia di imprese e consumatori. Al perdurare delle tensioni geopolitiche ed economiche, peraltro recentemente aggravate dalla nuova escalation in Medio Oriente, si aggiungono le incertezze legate alla politica commerciale e ai dazi introdotti dallo scorso anno dagli Stati Uniti».

Quanto pesa ancora l’eredità del boom del Covid per i diversi segmenti del settore?

«Pesa tantissimo. Durante il Covid abbiamo assistito a un’esplosione della domanda, soprattutto nella piccola industria nautica. Molte persone che non volevano prendere l’aereo o andare in vacanza all’estero indossando oltretutto le mascherine hanno deciso di restare in Italia e comprare una barca o un gommone. Quando tutto è tornato alla normalità, una parte di quei nuovi clienti è rimasta perché ha scoperto la passione per il mare. Altri, invece, si sono resi conto che possedere una barca comporta impegno, manutenzione e costi. Così hanno iniziato a rivenderla. Sul mercato è arrivata una quantità enorme di usato seminuovo a prezzi molto bassi. Contemporaneamente i concessionari, che durante il boom non ricevevano abbastanza prodotto, avevano fatto ordini molto elevati e si sono ritrovati con i magazzini pieni. Tra usato e overstock del nuovo si è creato un effetto che stiamo ancora pagando».

Perché la piccola industria nautica non è riuscita a beneficiare di quella fase espansiva?

«Perché proprio mentre avevamo un portafoglio ordini pienissimo sono esplosi i costi delle materie prime e dell’energia, sempre a causa di quei fattori esogeni dei quali ho parlato prima. Le aziende prendevano un ordine e iniziavano a costruire la barca diversi mesi dopo, ma nel frattempo i costi erano aumentati più volte. In pratica si vendeva a un prezzo e si produceva con costi completamente diversi. Questo ha impedito a molte imprese di trasformare quel boom di vendite in un reale miglioramento dei margini. Finita quella stagione ci siamo trovati con il mercato appesantito dagli stock e siamo entrati in una crisi che ormai dura da tre anni. All’inizio era quasi impercettibile, poi si è manifestata con chiarezza e oggi siamo ancora dentro quella fase».

In questo scenario il Salone di Genova assume un valore ancora più strategico…

«Certamente. Il nostro Salone ha caratteristiche che nessun altro possiede. È insieme B2B e B2C: mette in contatto i cantieri con i concessionari, ma allo stesso tempo permette al cliente finale di vedere le barche, salirci e provarle. Abbiamo una parte enorme in acqua e una grande esposizione nei padiglioni. Questa è una combinazione unica. Inoltre, siamo una rappresentazione dell’intera filiera. Il Salone è organizzato direttamente dall’associazione di categoria, non da un operatore fieristico. Questo significa che diventa anche il luogo dove industria e istituzioni si confrontano sui grandi temi del settore. Le più importanti manifestazioni internazionali di settore che si tengono in Italia, come ad esempio, insieme al Salone Nautico il Salone del Mobile, sono organizzate da un’associazione confindustriale».

Il cambio di data – il Salone si svolgerà dall’1 al 6 ottobre – aveva suscitato qualche perplessità. È stata una scelta vincente?

«Direi molto più che vincente. All’inizio non è stato semplice. La città ha dovuto adattarsi, il porto ha dovuto riorganizzarsi, spostare le barche richiede tempo e non tutti hanno accolto subito con favore il cambiamento. Ma oggi possiamo dire che è stata una scelta azzeccatissima. La nuova collocazione permette ai concessionari del Centro-Sud di partecipare quando la stagione turistica è ormai conclusa, riportando forza al B2B. E soprattutto ci ha liberati dalla sovrapposizione con il Monaco Yacht Show. Prima molti grandi yacht prendevano inevitabilmente la strada di Montecarlo. Oggi quei cantieri possono tornare a puntare su Genova».

Quali saranno le principali novità di questa edizione del Salone Nautico?

«La novità più importante è il Palasport. Grazie al nuovo Waterfront abbiamo deciso di utilizzarlo non come semplice spazio espositivo, ma come un grande contenitore aperto alla città. Abbiamo investito direttamente per realizzare qualcosa che, a mio avviso, non ha eguali al mondo. Al suo interno ci saranno sei aree tematiche che rappresentano le priorità del mio mandato: la formazione e le professioni del mare, le start-up, le istituzioni con simulatori e droni per rendere l’esperienza interattiva, la “nautica per tutti”, la sostenibilità e il nuovo patentino nautico semplificato, pensato soprattutto per avvicinare i giovani e favorire una cultura della sicurezza. E c’è un aspetto a cui tengo molto: tutta quest’area sarà gratuita. È un abbraccio del Salone alla città. Chiunque potrà entrare nel Palasport, vivere quell’esperienza e poi, se vorrà, accedere anche al Salone. Credo che sarà una delle zone più frequentate dell’intera manifestazione. Ecco, mi permetto una richiesta al Comune di Genova. Noi abbiamo investito sulla location del Palasport, sostenendo tutte le spese per organizzare ed allestire questa novità in prima mondiale e lo apriamo alla città come non ha mai fatto nessuno prima. Chiediamo alla città di supportare con i servizi questo nostro investimento per alleggerirne il carico quanto possibile»

Anche i grandi yacht tornano protagonisti. Quanto ha inciso il cambio di calendario?

«Ha inciso tantissimo. Ci siamo finalmente tolti dalla morsa, soprattutto quella del Monaco Yacht Show. Prima eravamo praticamente sovrapposti e le grandi imbarcazioni venivano destinate quasi inevitabilmente a Montecarlo. Quest’anno avremo una nuova area dedicata, “Excellence is Made in Italy”, con lounge, eventi e un allestimento studiato per valorizzare il meglio della cantieristica nazionale. Saranno presenti Amer Yachts, Azimut, Baglietto, Ferretti, Overmarine, che torna dopo tanti anni, e Sanlorenzo. Altri cantieri stanno ancora verificando la disponibilità delle imbarcazioni. È la dimostrazione concreta che la nuova data sta riportando a Genova i grandi player. Per questo credo che oggi il Salone possa davvero ambire a diventare il punto di riferimento mondiale. Non siamo più soltanto tra i primi, possiamo puntare a essere il numero uno».

Quale ruolo avranno innovazione e filiera industriale?

«Sempre più centrale. Abbiamo consolidato i Tech Trade Days, dedicati agli accessoristi e ai componentisti, perché anche loro devono poter sfruttare il Salone come piattaforma di business. Nei primi due giorni organizzeremo inviti ai professionisti del settore e incontri mirati con gli uffici acquisti dei cantieri, facilitando il dialogo tra domanda e offerta. Poi ci saranno appuntamenti fondamentali come la presentazione della Nautica in Cifre realizzata con Fondazione Edison e il Design Innovation Award, che considero un premio di assoluta credibilità perché affidato a una giuria indipendente e di altissimo livello. Sarà protagonista anche l’America’s Cup, con la collaborazione della Federazione Italiana Vela, e continueremo a lavorare affinché il Salone sia sempre di più il luogo in cui tutta la filiera si incontra, discute e costruisce il proprio futuro».

Visto il quadro e la recente mossa di alcuni big per acquisire The Italian Sea Group. il comparto è pronto per una stagione di consolidamento?

«Dei casi specifici non mi occupo, ma spero che i nostri grandi gruppi, che hanno dimostrato di essere i migliori al mondo, riescano a preservare il nostro patrimonio industriale. Ho sentito parlare di possibili operazioni tra operatori italiani e mi auguro possano andare nella direzione giusta. Qui non si tratta soltanto di aziende, ma anche di salvaguardare competenze straordinarie. La manodopera specializzata è uno dei problemi più seri che abbiamo oggi e perderla sarebbe un danno enorme. La nautica ha un impatto economico eccezionale. Per ogni addetto del settore si generano 7,2 occupati nell’indotto diretto e indiretto e per ogni euro prodotto se ne attivano oltre cinque nella filiera. Sono numeri che spiegano perché sostenere questa industria significa sostenere il Paese».

Guardiamo oltre il Salone e torniamo al mercato: dove vede oggi le maggiori opportunità di crescita?

«C’è un settore che continua a crescere molto ed è il charter. È importante per due motivi. Il primo è che rappresenta la porta d’ingresso alla nautica: molti iniziano noleggiando una barca e poi decidono di acquistarne una. Il secondo è che genera un impatto straordinario sul turismo costiero, attirando spesso una clientela internazionale ad alta capacità di spesa e creando lavoro per tutta la filiera. Più in generale sto cercando di costruire sinergie. Con Federazione Italiana Vela c’è una collaborazione eccellente, stiamo lavorando molto bene anche con Assonautica, con Federturismo e con tutto il sistema Confindustria. Credo che oggi il nostro compito sia mettere insieme competenze e interessi comuni. La nautica italiana ha dimostrato di essere un’eccellenza mondiale. Se riusciremo a fare sistema e a valorizzare tutta la filiera, potremo continuare a essere un motore di occupazione, innovazione e sviluppo per il Paese».