Negli ultimi anni il porto di palermo e i porti siciliani hanno avuto un forte sviluppo in diversi settori, dalle crociere alla nautica ai traghetti ro-ro e ro-pax. La prossima sfida, tutt a cnora da giocare, è quella dei container. Se nè parlato nella terza tappa del Road to Best, il roadshow nazionale organizzato da Blue Media, andata inscena oggi a Palermo. Le precedenti edizioni sono state ospitate da La Spezia e Ancona. A questo indirizzo il programma degli interventi che si sono susseguiti. Il Forum è stato trasmesso in diretta streaming sul sito del Secolo XIX.
La nautica: dalla città che aveva perso il mare all’overbooking di oggi
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Sebastiano Provenzano, Progettista Palermo Marina Yachting, Studio Architetti Provenzano, racconta il progetto della nautica a Palermo: “Palermo ha una dimensione geografica incredibile, circondata da montagne altissime, e lì incastonata c’è la città, che ha molto modificato il suo rapporto con il mare nel corso dei secoli. La Cala, nell’evoluzione di Palermo, ha avuto un ruolo centrale, è cresciuta in simbiosi con la città. Poi a un certo momento la città ha perso il suo rapporto con il mare, con l’abbattimento del Castello a Mare, i bombardamenti della guerra del 1943 in cui la città è rasa al suolo dagli Alleati. Da lì il mare viene allontanato dalla costa per effetto dell’ammassamento dei resti della città sul Lungomare. Una distanza di poche centinaia di metri, ma che psicologicamente diventa enorme. Per quasi 50 anni in mezzo c’è una Gotham City cupa, raccontata dagli artisti, dalla Cinico-Tv di Ciprì e Maresco. Uno scenario devastato e devastante. A un certo punto, a inizio anni Duemila, c’è la riscoperta, che nasce su impulso dell’Autorità portuale e dall’arrivo delle navi da crociera. Famosa la foto di Sandro Scalia con alcuni passeggeri che usano il porto come uno spazio di città, senza che la città oltre la cinta portuale se ne accorge. Noi palermitani capiamo che il porto diventa una giacimento di territorio. Si comincia a studiare il ruolo del porto di Palermo, un luogo ibrido tra attività industriale e città, con tutte le difficoltà del caso. Il primo intervento è proprio sulla Cala: con l’Officina di Architettura del porto di Palermo immaginammo la Cala come l’ultima piazza del Cassero. Siamo nel 2009 e il progetto ha grande successo. Il porto comincia a essere veramente fruibile e percorribile. Poi c’è stato l’intervento su Sant’Erasmo, dove l’Authority ha supplito alle mancanze dell’amministrazione comunale; e poi al Molo Trapezoidale, dove demolimmo superfetazioni abusive, e questo fu il primo intervento di quando si insediò il presidente Pasqualino Monti. I palermitani furono sorpresi quando aprì il Trapezoidale: non sapevano che esistesse. Le mura del Castello a Mare erano sepolte da altre costruzioni. Abbiamo demolito e ricostruito, abbattendo i tabù del passato. Smontammo due gru, mai usate, per il trasporto di carbone, si è fatto ordine, sono rimasti solo gli alberi. Si è fatto squadra, con il coordinamento di Enrico Petralia dell’Autorità portuale. Le mura sono riemerse. Un modello Palermo? Diciamo che si è passati da Piano regolatore portuale all’opera attuale in due anni e mezzo. Si è riavvicinata l’acqua alle mura, ne è nato un grande lago urbano, sono state previste funzioni miste per portare la città sul mare. E oggi possiamo dire che la realtà assomiglia al rendering, cosa che non sempre avviene, il legame con la città e il mare è stato ripreso. Ci sono tantissime altre sfide nella ripresa del mare: la costa Sud è uno dei prossimi obiettivi, una responsabilità per noi tutti palermitani, andando a creare avamposti urbani all’interno del porto, per garantirne questa sua natura ibrida tra città e industria. Gli spazi pubblici nel porto sono dei grandi regali alla città”.
Antonio di Monte, Direttore Palermo Yacht Pier spiega che con la “nautica siamo in overbooking. Oggi questo convegno è in una struttura per super-yacht, oggi abbiamo in rada un mega-yacht che attende di entrare, domani abbiamo altre due unità in ingresso, speriamo di riuscire a farle entrare. Queste unità generano una ricaduta in termini di spesa annuale per manutenzione e gestione intorno al 10% del loro valore. L’unità ormeggiata oggi vale 135 milioni, il conto è presto fatto. E senza contare provviste di bordo e le attività a terra, fortemente legate con il lusso. Bisogna aumentare la capacità per i super-yacht a Palermo. E questo è un settore dove l’offerta ha sempre generato domanda. I posti barca di dimensioni fino a 24 metri disponibili in tutto il territorio palermitano sono saturi: un nuovo diportista palermitano che voglia tenere la barca su quest’area, avrebbe difficoltà a trovare posto. Va dato atto all’Autorità di sistema portuale che ha avuto lungimiranza a destinare ai super-yacht questa parte del Trapezoidale, considerato che in tutta la Sicilia Occidentale i posti sono due-quattro all’Acquasanta, con un limite di 90 metri. Qui al Trapezoidale siamo fino a 100 metri. Abbiamo cominciato da una settimana e siamo già in overbooking”.
Blue economy: il turismo marittimo e gli effetti sul traffico ro-ro
Le grandi compagnie marittime ro-ro italiane stanno facendo importanti investimenti nella flotta con ricadute sui traffici di cui beneficia anche Palermo. Chiedono però che questo impegno venga riconosciuto dalle istituzioni nazionali e internazionali che regolano il trasporto marittimo, senza creare distorsioni con altre modalità di trasporto.
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Eugenio Grimaldi, direttore esecutivo del Gruppo Grimaldi, holding a cui fanno capo sette società del settore, snocciola “i dati dell’attività del gruppo nato nel 1947: 130 Autostrade del mare, 140 navi di proprietà, 150 porti serviti in 60 paesi, 50 navi costruite dal 2015. Negli anni 1960 le prime attività di Autostrade del mare proprio fra Genova e Palermo con Freccia Rossa e Freccia Blu. Siamo i primi al mondo nel ro-ro. A Palermo non ci piace definirci soltanto armatori o operatori logistici, ma sostenitori della società siciliana e del turismo con rotabili, terminal, agenzia. In logica di sviluppo, due settimane fa abbiamo implementato la direttrice Genova-Catania con navi zero emission in port e batterie al litio”.
Anche Matteo Catani, amministratore delegato di Gnv, sottolinea il legame storico con Palermo dove è la sede legale della compagnia. “Abbiamo accompagnato lo sviluppo del traffico prima con le navi della generazione fra il 2000 e il 2010, adesso con quelle di nuova generazione Europax adeguate alle più recenti normative. Buoni collegamenti danno un impulso allo sviluppo di un territorio e delle comunità che ci insistono”.
L’impatto è dato dai collegamenti da Palermo e Termini Imerese con tutto l’arco tirrenico: “Noi siamo una infrastruttura di collegamento marittimo. Le navi oggi hanno il 50% in più di capacità rispetto alle precedenti, comportano una riduzione dei consumi per unità del 30-40%, migliora condizioni di sicurezza e di vita a bordo e l’esperienza di viaggio. Abbiamo circa 1,2 miliardi investiti sulle rotte dalla Sicilia, controvalore delle merci trasportate e della filiera turistica di circa 8,2 miliardi”. In termini di occupazione prodotta, Catani ha detto che “ogni call a Palermo vede 160 persone coinvolte, fra cui agenzie marittime, Capitaneria, lavoratori portuali. Portiamo in Sicilia circa 750mila passeggeri all’anno che si fermano sull’isola in media una decina di giorni”.
Ancora Grimaldi ha aggiunto che la concorrenza fra compagnie “quando è leale e corretta determina un miglioramento dei servizi. A Palermo negli ultimi 15 anni i ro-ro sono cresciuti del 500 per cento, soltanto nell’ultimo periodo del 47 per cento”.
Giuseppe Todaro, amministratore delegato di Portitalia, spiega: “Auguriamo che si prosegua sul percorso avviato dal presidente dell’Adsp pasqualino Monti, che ha reso attrattivo il porto per le compagnie. Il dato dell’aumento del traffico ro-ro del 500 per cento è significativo, c’è una grandissima voglia di crescere. Anche Termini Imerese è in crescita, grazie a un retroporto importante. Serve un coordinamento delle infrastrutture per ro-ro, crociere e spero anche container, perché si può crescere solo con la condivisione di tutti”.
William Munzone, vice presidente nazionale Federlogistica: “La Sicilia è un’isola ma ha vissuto poco di mare. Oggi anche grazie al Forum del Secolo XIX ci stiamo aprendo al mare. Il tema è quello della connettività. In Sicilia parliamo di inermodalismo monco. Abbiamo quattro porti per container a Pozzallo, Termini Imerese, Trapani e Augusta, ma nessuna massa critica per giustificare linee point-to-point che favorirebbero la crescita degli scambi commerciali. In totale l’isola genera 90mila teu, è poco, avrebbero un effetto di massa critica se concentrati soltanto su un porto. Con 5 milioni di abitanti, il volume giusto per la Sicilia sarebbe fra i 300 e i 500mila teu. Il transhipment non è un’opzione facile, prima devono saturarsi altri scali vicini come Gioia Tauro”.
Infine, sul fronte Green, Grimaldi e Catani hanno sottolineato come la politica dell’Unione europea e dell’Imo, con l’introduzione della tassa europea Ets e la prossima introduzione di una misura analoga da parte Imo dal 2027 producano da un lato una doppia imposizione, dall’altro una distorsione del mercato a favore di altre modalità di trasporto non soggette a misure analoghe. Grimaldi ha lanciato la proposta dell’Ics di un fondo alimentato dalle fee pagate dalle compagnie, che serva a sostenere la produzione di combustibili alternativi in paesi in via di sviluppo, ma anche a premiare gli armatori più virtuosi che investono in innovazione: “Lo shipping – ha ricordato – trasporta il 90 per cento delle merci internazionali, producendo il 2 per cento delle emissioni. Ma è l’unica modalità di trasporto a cui si chiede di pagare”.
Crociere: Palermo una destinazione per l’Est e l’Ovest del Mar Mediterraneo. E tutto l’anno
Spiega Leonardo Massa, Vice President Sud Europa Divisione Crociere, Gruppo MSC Crociere, che “il dato più sensibile per le crociere è la costanza del movimento, l’ha sottolineato il professor di Cesare, non solo nei mesi estivi ma specialmente nei mesi invernali, in cui si crea più valore aggiunto al territorio. In quest’ottica abbiamo assisto a un trend crescente, e per quanto ci riguarda la Sicilia, questa è inserita tra le destinazioni all year round, e con lo sviluppo della flotta aumenterà questa centralità, specie migliorando la connessione con gli scali aeroportuali, non essendo solo un porto di transito ma anche un porto di imbarco e sbarco per passeggeri di ogni nazionalità. In Sicilia non c’è solo Msc ma anche Explora, e siamo presenti in più porti, non solo Messina e Palermo ma anche Trapani, Siracusa e altri attracchi. Questo per raccontare che per l’industria crocieristica la Sicilia è sempre più importante e baricentrica, lo sviluppo dei numeri è fortemente collegato allo sviluppo delle nuove navi che si aggiungeranno nei prossimi anni e la Sicilia beneficierà di quota parte di questo sviluppo, ci sono costruzioni fino al 2030”.
Secondo Luca Lupi, Segretario Generale dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia occidentale: “quello che abbiamo fatto è stato un lavoro di pianificazione, che oggi raccoglie i suoi risultati. L’obiettivo era incrementare una nicchia di traffico come sono le crociere. Ci siamo confrontati con i player di mercato, e in sostanza abbiamo ripreso il modello di Civitavecchia, con il Roma Cruise Terminal, che ancora oggi a distanza di 20 anni raccoglie le tre maggiori compagnie mondiali del settore come azionisti. Quindi abbiamo replicato il modello, e oggi i clienti del porto sono anche gli azionisti del terminal crociere, ossia Msc Crociere e Costa Crociere nella West Sicily Gate. Il privato ha negli obblighi nella concessione, e cioè costruire infrastrutture e garantire determinati livelli di traffico. Un modello vincente, Palermo è il quarto porto crocieristico in Italia, il nono in Europa. Ci sono ancora opportunità di crescita, a breve partiranno i lavori per il secondo terminal. Il lavoro funziona, così come gli investimenti e i traffici sugli altri porti del sistema: non c’è solo Palermo, ma ci sono anche Trapani, Porto Empedocle. Abbiamo ad oggi una situazione che ci permette di affrontare il futuro con fiducia e ottimismo. Entro giugno 2026 sarà completato il cold ironing: grazie ai nostri investimenti, a quelli del terminalista e delle compagnie abbiamo raggiunto risultati importanti che potranno ancora essere miglirati”.
Sottolinea Antonino Corrao, Direttore Generale West Sicily Gate, come i numeri di traffico collegati al periodo pre-Covid, in cui Palermo movimentata circa 600 mila passeggeri, sono distanti, l’anno scorso abbiamo movimentato 970 mila passeggeri, quest’anno andremo oltre il milione, nel 2026 ci attesteremo sullo stesso trend. Il numero delle cresce: nel 2025 registriamo un 25% di compagnie diverse rispetto a quelle che hanno scalato il porto nel 2024. A Palermo è cresciuto il numero di navi inferiori a 500 passeggeri, una fascia più elevata e altospendente rispetto a quella che scala di solito il porto. A Trapani dimostriamo invece il nostro impegno, in particolare con i dragaggi, per renderlo più accessibile anche alle navi più grandi. In quello scalo, rispetto ai 40 accosti nel 2023, saranno 63 a fine di quest’anno e 73 a fine 2026. Qui cresce invece il numero di navi sopra i 500 passeggeri, anche grazie al contributo di Explora . In un anno Trapani è passata da 12 mila a 23 mila passeggeri.
“In generale il turismo – commenta di Cesare – e non solo il crocieristico, è il settore più esposto a fattori esogeni, come gli eventi geopolitici. In questo contesto alcune realtà territoriali possono essere penalizzate, alcune invece possono esserne avvantaggiate, e la Sicilia ne fa parte. Ma la crescita non può essere di speculazione su determinati accadimenti, ma dalla capacità del territorio di accogliere questi flussi creando una crescita strutturale condivisa, percepita in modo corretto al la crescita non può essere di speculazione su determinati accadimenti, ma dalla capacità del territorio di accogliere questi flussi creando una crescita strutturale condivisa, percepita in modo corretto al livello di territorio e comunità locale. Ecco perché ponevo l’accento sì, sui volumi complessivi, ma soprattutto nella disamina di cosa sta dietro a questi numeri, capire cosa rappresentano. Lì ci sono le determinanti per una crescita sostenibile, o le trappole, perché un sistema può anche smettere di funzionare. Nelle crociere la continuità nell’anno, la distribuzione dei vantaggi, l’occupazione crea la solidità del settore. Se non c’è una base distribuita dei carichi, in cui tutti si fanno carico di qualcosa e benficiano un po’ di qualcos’altro, allora il gigante ha i piedi di argilla”.
“Gli elementi che determinano il successo nel ungo periodo di una destinazione sono tre – aggiunge Massa -. Prima di tutto l’appeal dei luoghi turistici, su cui c’è poco da dire. Poi le infrastrutture per poter ospitare le navi, in particolare quelle di grandi dimensioni come le nostre World Class, e ancora la possibilità di operare 365 giorni l’anno. Quest’ultimo sarà sempre più l’elemento di valutazione per le compagnie. Non è un caso che Miami sia la capitale delle crociere. Lo è grazie alla connettività della destinazione, specie quella aerea. E non è un caso che Barcellona sia il primo porto crociere del Mediterraneo: perché ha alle spalle un aeroporto che può movimentare 70 milioni di passeggeri l’anno. E credo che in uno sviluppo di un Mediterraneo indentificato in East Med o West Med, la Sicilia ha un’occasione unica: logisticamente è un hub da dove si possono fare itinerari di sette giorni verso Est o verso Ovest. Cosa manca? La connettività: in quest’ottica ci sono già molte condizioni positive, ma bisogna lavorare in maniera sinergica non solo sulle infrastrutture portuali ma anche nella connettività aerea per garantire sviluppo e crescita nel futuro”.
Di Cesare: “Palermo è diventato il quarto porto crociere italiano”
Francesco di Cesare, presidente Risposte Turismo, ha illustrato uno studio compiuto su un lungo periodo sulle ricadute del traffico passeggeri nel porto di Palermo. “Gli investimenti compiuti – ha notato – sono stati premiati dal traffico di passeggeri”: sono 969mila passeggeri delle crociere e 1,6 milioni per i traghetti. Per le crociere Palermo è diventato il 4° porto nazionale e il 10° porto nel Mediterraneo. Importanti anche le ricadute economiche, non soltanto per le crociere e la nautica, ma anche per i passeggeri ferry.
Fra gli investimenti, i 30 milioni di euro per il Palermo Marina Yachting e 44 milioni per la ristrutturazione della Stazione marittima. Sul fronte traghetti, complessivamente tra arrivi e partenze, le compagnie effettuano circa 140 accosti settimanali, che nel periodo estivo aumentano leggermente superando le 150 toccate. Il comparto crocieristico si caratterizza per una distribuzione equilibrata nel corso dell’anno, senza che ci siano picchi soltanto in alcuni momenti.
L’impatto economico complessivo è superiore a 100 milioni di euro. La spesa diretta a Palermo del maritime tourism rilevata dallo studio di Risposte Turismo:
Spesa diretta turisti a terra (crocieristi, ferry e aliscafi, turisti nautici) 76.082.742 euro
Spesa diretta crew durante la permanenza della nave 4.089.932 euro
Spesa diretta navi cruise, ferry e transiti nautici 20.979.790 euro
Stima spesa diretta 101.152.466 euro
Importante anche l’impatto sull’occupazione, con 1.100 unità lavorative coinvolte a Palermo nel 2023. La spesa di oltre 100 milioni generata si stima che dopo le crescite di 2024 e 2025 crei oltre 2mila unità lavorative.
L’impegno della Capitaneria di porto
Michele Maltese, Comandante della Direzione marittima della Sicilia occidentale, è intervenuto su “Il ruolo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera nella gestione sostenibile del mare e delle sue risorse”. Nell’anno in cui si celebrano i 160 anni del Corpo, ha ricordato l’impegno a garantire la sicurezza a 360 gradi. Con due direttrici: di polizia, con controllo del naviglio per la sicurezza della navigazione e il contrasto dei traffici illeciti. E tecnico scientifico, per accompagnare gli investimenti degli armatori nelle propulsioni alternative con l’elaborazione di regole in collaborazione con l’Imo. In particolare il regolamento nazionale sull’utilizzo del gnl. Un’altra frontiera è quella tecnologica, sia per la regolazione delle navi unmanned, sia per la digitalizzazione delle procedure di controllo e di soccorso in mare e per quelle amministrative. Per il futuro sarà importante anche l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale.
Maltese ha sottolineato come l’impegno degli uomini delle Capitanerie sia particolarmente gravoso, con cappelli diversi che devono essere indossati nel corso di una giornata, da nostromo del porto a agenti di polizia a comandanti di motovedette, a fronte di un organico ridotto a livello nazionale: “Siamo solo 11mila, per fare un esempio i carabinieri sono 130mila. Ma ci saremo sempre quando c’è bisogno del nostro intervento”.
Un altro accenno è all’attività Sar di ricerca e soccorso, rivolto ai settori della pesca e del diportismo fin da quando il Corpo è nato 160 anni fa, ma che oggi per la Capitaneria di Palermo sotto la cui giurisdizione ricade anche Lampedusa, riguarda la gestione dell’immigrazione irregolare: “Siamo fieri di dire che il nostro intervento permette di salvare ogni giorno 500-600 persone”.
Il saluto di Pasqualino Monti
Pasqualino Monti, presidente uscente dell’Autorità di sistema portuale del mare della Sicilia occidentale, ha aperto i lavori del Forum.
“Dal 2017 – ha detto – abbiamo fatto importanti investimenti e vinto le sfide in tutti i singoli settori della Blue economy. Abbiamo condiviso la sfida con l’Autorità marittima, lavorando in sinergia con gli uomini della Capitaneria di porto. Il Secolo XIX che ci ospita in questo evento ha rappresentato per me in questi anni uno strumento importante di comunicazione. Mando un “in bocca al lupo” per la nuova avventura del sito Blueconomy.com e per questo convegno”.