Il domino a cascata partito con l’annuncio dei dazi nel Liberation day di Donald Trump si sta diffondendo con effetti a catena difficili da prevedere su tutta l’economia mondiale. Si può far rientrare fra questi effetti l’offerta presentata dal gruppo sudcoreano Hyundai per i cantieri navali di Casablanca, in Marocco, che saranno i maggiori del continente africano. Il tentativo di insediarsi così vicino alle coste europee è una sfida lanciata all’industria del Vecchio continente, dopo che questa, a sua volta, ha cominciato a muoversi con l’obiettivo di riconquistare quote di mercato perse nei decenni passati proprio dai paesi del Far East. Il tutto perché la minaccia degli Stati Uniti di tassare le navi costruite in Cina ha risvegliato la competizione nel settore.
La quota di mercato del Dragone è scesa nella prima metà del 2025 al 52 per cento globale dei nuovi ordini, contro il 72 per cento del 2024. Pur rimanendo il dominio cinese, si apre uno spazio enorme in cui gli altri paesi cercano di inserirsi.
In questa dinamica entra il Marocco. Il regno maghrebino da qualche decennio cerca di accreditarsi come grande hub marittimo. Col progetto Tanger Med ha dimostrato di avere qualche carta da giocare, più della vicina Algeria che invece ancora fatica. Il conflitto in Medio Oriente e il dirottamento di molte linee per il Capo di Buona Speranza ha ulteriormente alimentato le ambizioni di questo paese posto strategicamente all’incrocio fra Mediterraneo e Nord Europa. Ambizioni che dai terminal si estendono alla cantieristica.
Hyundai Heavy Industries ha risposto all’appello lanciato lo scorso aprile dall’Agenzia nazionale dei porti del Marocco per la concessione trentennale dei futuri cantieri navali di Casablanca che avranno funzione sia di costruzione sia di riparazione. Si tratterà di una infrastruttura di dimensioni uniche per il continente: 210mila metri quadrati di spazio, un bacino a secco lungo 244 metri, 820 metri di banchina industriale, capacità di sollevamento da 9mila tonnellate.
Per il Marocco sarà uno strumento essenziale per far crescere la propria flotta, che attualmente è di 16 navi, ma che il Piano logistico nazionale vuole portare a 100 unità entro il 2040. Hyundai a sua volta è alle prese con problemi di mancanza di spazi, tanto che si sta già espandendo in Vietnam e nelle Filippine e che sta guardando all’India, altro paese che vuole approfittare delle difficoltà cinesi. In Corea ha un ingorgo di 450 ordini, con spazi occupati per due anni e mezzo. In Marocco intanto si aspettano altre offerte, come quelle di Naval Group e Navantia.