La California fa ricorso contro i patteggiamenti di Trump per cancellare gli impianti eolici offshore nel Pacifico

Il procuratore generale del Golden State Rob Bonta ha accusato il governo federale di un uso improprio dei fondi del Dipartimento di Giustizia per compensare gli sviluppatori dei mancati progetti. In ballo cento milioni di investimenti.

Un impianto eolico offshore (foto d'archivio)

Ultimo aggiornamento 1 settembre 2026 - 19:16

L’industria americana dell’eolico offshore può essere stata quasi condannata da un mix di condizioni economiche sfavorevoli (durante l’era di Joe Biden) e di politiche ostili (con l’attuale presidenza di Donald Trump), ma la California comunque non ci sta.

Il Procuratore Generale del Golden State Rob Bonta ha presentato un ricorso presso la corte distrettuale del Distretto Nord della California contro la decisione del Dipartimento del Demanio di rimborsare lo sviluppatore Golden State Wind (Gsw) con 120 milioni di dollari. Motivo? Il mancato sviluppo di un lotto marino davanti alla cittadina di Morro Bay, acquisito da Gsw in un’asta nel dicembre 2022 per costruire un impianto da 2 gigawattora.

L’accordo prevede anche che quei soldi vengano recuperati dopo un investimento in progetti nel settore petrolifero o nella ricerca di giacimenti di gas naturale. Il punto della California è che i fondi provengono dal Judgement Fund del Dipartimento di Giustizia, un fondo che è destinato a quei soggetti che vincono una causa contro il governo federale. Per il team legale di Bonta è una violazione della stessa legge che istituisce il fondo, il Judgement Fund Act del 1956.

Il contenzioso

L’accusa è di aver usato denaro federale in modo improprio solo per cancellare questo e altri progetti per accontentare un desiderio bizzoso del presidente, che ha un’idiosincrasia per le pale eoliche sin dal 2015, anno in cui perse alla Corte Suprema britannica una causa contro il governo scozzese per un impianto che, a suo dire, rovinava il paesaggio di un suo campo da golf in Scozia.

C’è anche un punto più politico: questo patteggiamento cancella anche un finanziamento da 30 milioni di dollari di fondi federali destinati alla formazione della forza lavoro che avrebbe lavorato nell’impianto, ma anche altri benefici per le comunità costiere, compresi degli investimenti per le associazioni professionali di pescatori.

In più rende inutili altri cento milioni utilizzati dalla California per l’adeguamento di posti, dei sistemi di trasmissione dell’energia e di altri aggiornamenti infrastrutturali che ora diventerebbero inutili e minerebbero anche la strategia statale di diventare una “superpotenza” dell’eolico entro il 2045, data in cui si prevedeva di raggiungere 25 gigawatt di capacità produttiva.

Il Golden State quindi si pone alla testa di quegli stati che cercano di contrastare lo schema che, al momento, sta dando più frutti: quello della compensazione preventiva per i lotti destinati all’eolico offshore. Lo scorso dicembre 2025, infatti, un ordine esecutivo aveva sospeso le autorizzazioni per cinque impianti quasi completati.

Tutto da rifare?

Gli sviluppatori avevano tutti presentato dei ricorsi separati e avevano vinto: così i progetti erano ripresi e nel caso di Revolution Wind, un lotto che si trova nel mare di fronte agli stati del Connecticut e del Rhode Island, entro la fine del 2026 entrerà in funzione. Meglio scegliere di collaborare. Fin quando la California, con il suo ricorso, si chiede se un patteggiamento preventivo in assenza di contenzioso sia lecito. Nei prossimi mesi si avrà la risposta in un’aula di tribunale.