Il presidente americano aveva annunciato lo scorso 13 agosto con un memo: per rafforzare la Marina americana, si poteva anche guardare all’estero. Le ragioni erano state enunciate da Trump con sintetica spietatezza: negli Usa c’è”una base industriale atrofizzata, con una scelta ridotta di fornitori che ha dilatato sia i costi che i ritardi alla consegna”.
Ed ecco quindi che entrano in gioco i cantieri esteri per rinnovare rapidamente il parco delle navi da guerra americane. La legge americana, in teoria, proibisce che le imbarcazioni militari siano costruite all’estero, ma questo divieto può essere aggirato per “ragioni di sicurezza nazionale“, invocabili anche in questo caso.
Il “modello Finlandia”
Così il segretario alla Marina ad interim Hung Cao si è attivato: ha incaricato il sottosegretario William Mahan, che ha le deleghe allo sviluppo e alle acquisizioni, di fare una valutazione complessiva per un’ampia serie di nuovi modelli navali, con una relazione da consegnare il prossimo 12 novembre. Da circa tre settimane questo modello di rafforzamento rapido del parco navale viene magnificato dal direttore dell’Ufficio Management e Budget Russell Vought in numerose occasioni pubbliche, definendolo “Modello Finlandia“.
Il riferimento è a un accordo siglato il 9 ottobre 2025 a seguito di una serie di bilaterali con il capo dello Stato scandinavo Alexander Stubb che ha portato a una maxicommessa da undici navi rompighiaccio destinate alla Guardia Costiera americana.
Le opzioni sul tavolo
Il primo obiettivo sono le fregate, un tipo di imbarcazione veloce e versatile che può essere utilizzata per missioni di ogni tipo e per fornire una scorta alle navi commerciali. Attualmente gli Stati Uniti hanno un gap per queste attività che viene colmato dalle cacciatorpediniere della classe Arleigh Burke che però avrebbero altri scopi, tra cui l’utilizzo sul campo di battaglia in combattimenti ad alta intensità. Lo scorso luglio con un video sui social il contrammiraglio Brian Metcalf aveva lamentato questa mancanza: “La Marina non può operare con una sola taglia di navi.”
Ed ecco quindi che si tenta di porre rimedio: secondo un’indiscrezione pubblicata dall’U.S. Naval Institute, le opzioni sul tavolo sarebbero sostanzialmente tre. Intanto i modelli forniti dagli alleati asiatici: quello giapponese dei cantieri Mitsubishi, una lanciamissili della classe Mogami e la Chungnam prodotta da diversi cantieri della Corea del Sud.
A margine del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio, poi si sarebbe affacciata anche l’opzione della classe Istanbul, prodotta dai cantieri turchi: l’opzione sarebbe sorta grazie ad alcune conversazioni riservate tra Donald Trump e alcuni funzionari dell’entourage del presidente Recep Tayyip Erdogan.
Il ruolo di Fincantieri
Non vengono considerate opzioni europee, nemmeno da parte di Fincantieri, la multinazionale italiana che era stata elogiata dall’ambasciatore americano in Italia Tilman Fertitta come “uno dei migliori costruttori navali al mondo“.
Lo scorso novembre l’allora segretario alla Marina John Phelan aveva ridotto la commessa alla sussidiaria americana Fincantieri Marinette Marine, con sede in Wisconsin, per costruire sei fregate dal design ricalcato sulle Fremm: da sei imbarcazioni a soltanto due.
Il player italiano, però, aveva recuperato presto: sempre lo stesso stabilimento, a febbraio 2026, però, lo stesso cantiere si era aggiudicato una commessa che fonti di mercato stimano sugli 800 milioni di dollari per realizzare quattro navi anfibie della classe Lsm per il trasporto dei marines su un programma che ne prevede fino a trentacinque nei prossimi anni. Un annuncio che l’amministratore delegato di Fincantieri Pierroberto Folgiero aveva definito “un passo importante nell’evoluzione della nostra lunga collaborazione con la U.S. Navy”.
I malumori degli eletti
Al Congresso Usa però c’è malumore contro quella che ai sostenitori trumpiani sembra una deviazione dalla linea “America First” e dalla strategia di rivitalizzazione della cantieristica a stelle e strisce: una risoluzione approvata dalla commissione Forze Armate del Senato vieterebbe ai presidenti di approvare la costruzione di navi costruite in cantieri esteri. Una scelta che, se approvata, riporterebbe in gioco il cantiere Fincantieri di Marinette in Wisconsin.
Difficile però che una tale risoluzione, che contraddice apertamente il volere di Trump, non venga stroncata da un veto presidenziale. Di sicuro il voto dei deputati e dei senatori per acquistare queste imbarcazioni all’estero sarà difficile da ottenere, specialmente sotto elezioni di metà mandato il prossimo novembre.