L’Europa rinnova il partenariato per la pesca con la Groenlandia / FOCUS

Tra i punti qualificanti della risoluzione vi è il sostegno all’ampliamento della cooperazione scientifica, anche attraverso il supporto al Greenland Institute of Natural Resources

Manifestazione di cittadini a Nuuk

Ultimo aggiornamento 8 agosto 2025 - 16:18

Bruxelles – Nel cuore di una regione sempre più strategica come l’Artico, l’Unione europea rinnova uno dei suoi accordi più longevi e significativi: il partenariato per la pesca con la Groenlandia. Firmato nel dicembre 2024 e valido fino al 2030, il nuovo protocollo è stato approvato ufficialmente dal Parlamento europeo l’8 luglio 2025, segnando un passaggio decisivo per la presenza e l’influenza dell’UE nel bacino nord-atlantico. Dietro questo accordo, apparentemente tecnico, si intrecciano interessi economici, ambientali e geopolitici.
La cooperazione tra Bruxelles e Nuuk nasce nel 1985, quando la Groenlandia uscì dalla Comunità europea mantenendo però saldi rapporti economici e politici. L’accordo di pesca è da allora un pilastro delle relazioni UE-Groenlandia, offrendo accesso alle risorse ittiche locali in cambio di un contributo finanziario e tecnico. Con il protocollo 2025-2030, l’UE si impegna a versare 17,3 milioni di euro l’anno, di cui 14,1 milioni per i diritti di pesca e 3,2 milioni per il sostegno allo sviluppo sostenibile del settore ittico groenlandese. In cambio, le flotte europee potranno catturare fino a 31.000 tonnellate annue di specie pregiate come halibut, redfish, capelin, merluzzo e gambero boreale.

Non si tratta però soltanto di pescato. L’accordo permette all’UE di scambiare una parte significativa delle sue quote con la Norvegia, ottimizzando l’accesso alle risorse tra Stati membri e rafforzando le relazioni nordiche. Nel protocollo precedente, ad esempio, la Germania ha beneficiato del 63% del valore delle catture, seguita dalla Danimarca con il 27%. In questo senso, il protocollo agisce anche come strumento di soft power europeo, rinsaldando i legami in una regione sempre più al centro di tensioni globali per l’accesso a nuove rotte marittime, risorse naturali e zone di influenza. La Groenlandia, in particolare, si conferma un attore chiave, non solo come partner tecnico ma anche come snodo strategico per la politica artica dell’Unione.

Il Parlamento europeo ha approvato il protocollo con una risoluzione non legislativa che accompagna il via libera. Il testo sottolinea i benefici reciproci dell’accordo, la sua importanza per la cooperazione scientifica e ambientale, e il ruolo della pesca costiera e artigianale per le comunità Inuit. Tuttavia, non mancano le riserve. Gli eurodeputati hanno espresso preoccupazione per la carenza di dati scientifici solidi su diversi stock ittici. Dei quindici monitorati, solo cinque sono considerati sicuramente non sovrasfruttati, mentre quattro risultano ancora sovrasfruttati e molti altri vengono gestiti con un approccio precauzionale. In particolare, la situazione del gambero boreale nella Groenlandia orientale è oggetto di attenzione, con segnali di declino attribuiti alla pressione della pesca, al riscaldamento delle acque e alla predazione da parte del merluzzo.

Tra i punti qualificanti della risoluzione vi è il sostegno all’ampliamento della cooperazione scientifica, anche attraverso il supporto al Greenland Institute of Natural Resources. Il Parlamento chiede inoltre maggiore impegno nel mappare gli habitat marini vulnerabili, migliorare la tracciabilità e rafforzare l’inclusione delle comunità locali nella gestione della risorsa. Viene accolto con favore anche il robusto sistema di monitoraggio esistente, inclusi gli osservatori a bordo e il divieto di rigetti, così come il supporto settoriale per combattere la pesca illegale e promuovere condizioni di lavoro dignitose. Il nuovo protocollo è parte integrante della più ampia strategia artica dell’UE, che punta a garantire una presenza responsabile, pacifica e sostenibile nella regione. La posta in gioco è alta: dalle sfide climatiche al rispetto dei diritti delle popolazioni indigene, dall’equilibrio ecosistemico alla governance internazionale delle risorse.
A Strasburgo, Bruxelles e Nuuk, il messaggio è chiaro: la pesca può essere una leva di cooperazione e sviluppo sostenibile, se governata con trasparenza, equità e scienza. Il nuovo protocollo con la Groenlandia è un banco di prova concreto. Ora la sfida sarà garantirne un’attuazione coerente, condivisa e lungimirante.