Genova – Il 10% del gettito generato dai porti potrebbe essere destinato ai Comuni delle città che li ospitano. È una delle molte proposte inserite tra i 622 emendamenti alla Riforma portuale in discussione alla commissione Trasporti della Camera. Si tratta sicuramente di un assist prezioso (e bipartisan, perché sostenuto da Pd, Lega e +Europa) ai Comuni, anche se, è bene premettere, questa come altre proposte dovranno superare la verifica di ammissibilità per approdare a una reale discussione, e sarebbe solo il primo di ostacolo di un percorso duro, specie quando si vanno a muovere i conti delle pubbliche amministrazioni.
In ogni caso, l’emendamento salta agli occhi perché come noto il gettito dei porti in questa riforma è centrale, in quanto già destinato – in una percentuale ipotizzata dal governo tra il 15 e il 25% – a finanziare la Porti SpA, la nuova società che dovrà progettare e realizzare le infrastrutture strategiche negli scali italiani. E infatti l’emendamento sull’eventuale contributo dei porti ai Comuni sarebbe da collocare a valle dell’articolo (il 27 della riforma) che regola le disposizioni finanziarie della Riforma portuale.
Il fondo di compensazione
Nel dettaglio, il testo prevede l’istituzione di un Fondo per la Compensazione delle esternalità portuali da istituire al ministero dei Trasporti, che come suggerisce il nome dovrebbe «compensare gli oneri sostenuti dai Comuni interessati dalla presenza di infrastrutture portuali e di concorrere alla mitigazione delle esternalità ambientali, infrastrutturali e sociali derivanti dal traffico passeggeri delle navi da crociera e dei traghetti, nonché dal traffico merci connesso alle attività portuali».
Il Fondo è alimentato mediante una quota pari al 10% del gettito annuale delle Autorità di sistema portuale, composto quindi dalle tasse di ancoraggio, dalle tasse portuali sulle merci imbarcate e sbarcate e dalle tasse per il rilascio delle autorizzazioni per le operazioni portuali. Si tratta cioè delle stesse fonti che alimenterebbero gli altri due Fondi già previsti dalla Riforma, ossia il Fondo per il Funzionamento della Porti d’Italia SpA e il Fondo per Infrastrutture strategiche di trasporto marittimo. A queste, l’emendamento aggiunge nel computo del gettito delle Adsp anche i canoni e i corrispettivi versati dai concessionari e dagli operatori portuali.
La distribuzione delle risorse
Queste risorse (che in ambienti di settore stimano in circa 50 milioni di euro l’anno ai saldi attuali) dovrebbero poi essere ripartite ai Comuni con decreto del Mit, di concerto con il ministero dell’Economia e previa intesa della Conferenza unificata (cioè l’organismo di confronto e cooperazione istituzionale tra lo Stato, Regioni, Province, Comuni e Comunità montane) sulla base di un criterio proporzionale, che determina il maggiore o minore afflusso di risorse al Comune interessato.
A incidere sul trasferimento di risorse dal Fondo al Comune interessato, saranno per il 40% i volumi generati dal traffico merci container e ro-ro dell’infrastruttura portuale presente nel Comune; il 30% il numero dei passeggeri crocieristici sbarcati e imbarcati nell’anno precedente; il 20% in proporzione al numero dei passeggeri dei servizi di traghetto; il 10% in proporzione alle modalità rimanenti. «Almeno il 60% delle risorse – precisa il testo – delle risorse spettanti dovrebbe essere attribuito al Comune sede dell’infrastruttura portuale. La restante quota può essere assegnata agli altri Comuni territorialmente interessati dagli impatti derivanti dalle attività portuali, sulla base dei flussi di traffico e degli oneri effettivamente sostenuti».
Dove vanno i soldi
I Comuni che ricevono i soldi dal Fondo di Compensazione non potrebbero allocarli dove fa più loro comodo, ma su cespiti attinenti l’impatto delle attività portuali sul loro territorio. Quindi, secondo l’ipotesi del legislatore, la manutenzione straordinaria della viabilità comunale interessata dal traffico portuale; gli interventi di mitigazione ambientale e riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico; il potenziamento dei servizi di raccolta e gestione dei rifiuti; il miglioramento della mobilità urbana e della sicurezza stradale; il rafforzamento dei servizi di polizia locale e protezione civile connessi alla gestione dei flussi turistici e logistici; la realizzazione di opere di riqualificazione urbana nelle aree interessate dalle attività portuali.
Possibili controversie
Se l’emendamento arrivasse al dibattimento, potrebbero emergere tre temi: il primo, è l’aggiungersi di questo prelievo del 10% sul gettito delle Adsp a quello ipotizzato per Porti SpA e Fondo Infrastrutture (con quote che vanno dallo zero previsto da alcuni emendamenti al 15-25% del disegno di legge del governo). Il secondo, è l’affiancarsi di questo Fondo di Compensazione all’addizionale sui diritti di imbarco oggi richiesta da alcuni Comuni, come ad esempio quello di Genova, dove il provvedimento è oggetto di contenzioso con l’Autorità portuale e le associazioni armatoriali (sentenza del Tar attesa in autunno).
In ultima analisi, potrebbe forse presentarsi la necessità di circoscrivere alcune definizioni: il testo parla di «Comuni interessati dalla presenza di infrastrutture portuali», ma l’infrastruttura portuale fatta l’eccezione di Ravenna insiste sul demanio, gestita dall’Autorità portuale o marittima. A meno che il testo, ma questo nell’emendamento non è precisato, si riferisca invece ad attività ancillari al porto che siano presenti sul territorio comunale. —