Porti, Paita: “Governo litiga sulle poltrone”

La tensione resta alta sul fronte delle nomine e la capogruppo di Italia Viva attacca: "Questa guerra interna alla maggioranza non finirà: ora bisogna scegliere i segretari generali"

Parte di Calata Paita vista dall'alto

Ultimo aggiornamento 21 agosto 2025 - 19:01

“Sono i dati a parlare: i porti italiani sono tutti commissariati tranne Genova, Ancona e Catania. E’ stata azzerata una intera classe dirigente autorevole e capace per dare il via ad una squallida operazione di mera lottizzazione, che e’ finita con uno scontro tra le forze della maggioranza, scontro che sta impedendo le nomine. Tra queste nomine ci sono persone di valore e persone del tutto prive dei requisiti previsti dalla legge”. Lo dice la senatrice Raffaella Paita, capogruppo al Senato di Italia Viva.

Raffaella Paita alla presentazione in Senato del magazine Blue Economy
Raffaella Paita

“I presidenti indicati infatti devono ancora vedere completato l’iter dei pareri nelle rispettive commissioni parlamentari. Perché? Perché Fdi, Lega e Forza Italia litigano spietatamente. E la cosa più scandalosa è che non litigano sui traffici, le strategie, i dragaggi, e su come rendere più competitivi i porti o le infrastrutture. No. Litigano sui nomi, da mesi! E così i nostri porti restano indietro nel panorama internazionale. E questa lite – aggiunge Paita – non finira’ neppure con la scelta dei segretari generali, sui quali sarebbe necessario garantire invece l’autonomia di scelta da parte dei presidenti di sistema portuale”. “In questo quadro il ministero delle infrastrutture sembra non esistere. Ha annunciato riforme mai presentate e dichiarato ultimatum sulle nomine mai rispetattati. Fanno annunci, poi puntualmente smentiti, come quello sull’inserimento della Pontremolese e altre opere fondamentali nelle spese militari. Ovviamente irrealizzabili, ma utili a qualche titolo sul giornale. E il paese resta fermo, con porti strategici usati come merce di scambio senza un minimo di visione con il rischio che non vengano neppure completati gli investimenti previsti dal Pnrr”, conclude Paita.