Portogallo, la resistenza di Covas do Barroso contro la miniera di litio

Nel piccolo villaggio agricolo riconosciuto dall’ONU come patrimonio agricolo mondiale è in corso un conflitto che potrebbe diventare un caso europeo

Vigneti nella regione del Douro, in Portogallo

Ultimo aggiornamento 25 agosto 2025 - 19:29

Nel nord del Portogallo, a Covas do Barroso, un piccolo villaggio agricolo riconosciuto dall’ONU come patrimonio agricolo mondiale, è in corso un conflitto che potrebbe diventare un caso europeo. La compagnia britannica Savannah Resources ha ottenuto il via libera preliminare per aprire una delle più grandi miniere di litio d’Europa. Una prospettiva che divide istituzioni e comunità locali.

Da anni i residenti si mobilitano contro il progetto. A inizio agosto, il paese ha organizzato una manifestazione che ha assunto toni simbolici: in piazza è stato messo in scena un “processo popolare” a un fantoccio raffigurante la miniera. Una forma di protesta creativa, ma che riflette un malcontento profondo. L’associazione UDCB (Unidos em Defesa de Covas do Barroso) coordina le azioni legali e le mobilitazioni, sostenuta da organizzazioni ambientaliste come ClientEarth e MiningWatch Portugal.

Gli abitanti denunciano rischi concreti. L’estrazione richiederà grandi quantità di acqua, minacciando torrenti e falde già fragili. Sono previsti bacini di raccolta per i fanghi di lavorazione, con il pericolo di contaminazione dei suoli e dei corsi d’acqua fino al Douro. Le attività esplorative hanno già alterato l’equilibrio dei terreni, aumentando il rischio di frane ed erosioni. Per una comunità che vive di agricoltura e pastorizia, il danno non sarebbe solo ambientale ma anche economico.

«Abbiamo costruito qui un modello di vita basato sulla qualità dei prodotti e sul rispetto del territorio», ha spiegato ai media portoghesi un allevatore locale. «Con una miniera a cielo aperto questo equilibrio verrebbe distrutto». Le preoccupazioni riguardano anche la perdita di attrattività turistica: la zona è nota per la produzione tradizionale e per i paesaggi incontaminati.

Il governo portoghese, invece, considera l’operazione strategica. Lisbona ha concesso a Savannah una “servitù amministrativa”, che le permette di utilizzare terreni privati senza il consenso dei proprietari. Bruxelles ha fatto un passo ulteriore: la Commissione Europea ha inserito il progetto tra quelli “di interesse comune”, riducendo i tempi autorizzativi e aprendo alla possibilità di finanziamenti. Per l’UE, il litio del Portogallo è cruciale per la produzione di batterie e per gli obiettivi di transizione energetica.

Le comunità locali hanno risposto con ricorsi. La UDCB e i suoi partner legali contestano la designazione europea e chiedono una revisione davanti ai tribunali comunitari. L’esito non è scontato, ma il caso rischia di aprire un precedente: fino a che punto i progetti “verdi” possono prevalere su diritti locali e vincoli ambientali?

Intanto la vicenda ha attirato attenzione internazionale. Documentari, reportage e festival hanno trasformato Covas do Barroso in un simbolo della tensione tra le esigenze della transizione ecologica e la tutela dei territori rurali. Per i residenti, però, non è questione di simboli: si tratta del futuro del loro villaggio.