Poteva essere una patinatissima storia di successi: un grande gruppo di oltre 700 persone, che fa un lavoro serio serio, la logistica dei prodotti petrolchimici, una rete di società sparse in tutta Europa controllata dall’immancabile mega-quartier generale di Milano, 2.000 mezzi di trasporto e 150 milioni di fatturato l’anno. Oppure poteva essere anche una storia di coraggio imprenditoriale, la classica micro-azienda dell’angiporto rilevata dal giovane un po’ incosciente trasformata prima in una solida società genovese, e poi in una multinazionale. E invece, per raccontare gli oltre 90 anni della sua impresa e gli svariati secoli nel corso dei quali si è ramificata la sua grande famiglia, Emanuele Remondini ha deciso una forma tutta sua, un librone di quasi 600 pagine che è un po’ ricerca storiografica, molto storie di vita vissuta, e per una buona metà una sterminata raccolta di aforismi, annotati nel corso di una vita.
Il motivo lo racconta tra le righe lui stesso: compiuti da poco 80 anni, Remondini, presidente del gruppo Marcevaggi, ci rivela di non essere mai stato un grande studioso, almeno nel senso classico della parola. Terminate le superiori con qualche difficoltà, scopre il suo talento da meccanico, commerciale, contabile. In una parola, imprenditore. Di conseguenza “Remondini, storia di una famiglia genovese” (edizioni Tormena) non poteva che uscire così: una grande raccolta di ricerche storiche, immagini di famiglia e dell’azienda, ma anche excursus inattesi e qualche polemica legata a vicende quotidiane e del passato, con sempre Genova in primo e primissimo piano.
Evitando esercizi di pedanteria, Remondini non racconta tutto per filo e per segno. Preferisce fare scorrere ciò che è importante fra molti box, sottocapitoli e persino Qr Code dedicati a chi vuole approfondire i fatti collegati alla storia principale, senza così appesantirla. Risale così alle origini documentabili della sua famiglia, a quel Bartolomeo magnate del commercio vissuto tra il 1520 e il 1594, in coincidenza con il massimo splendore della Genova mercantile e finanziaria. Attraverso i personaggi e i fatti più importanti della famiglia (tra cui l’acquisto del palazzo affacciato sulla Ripa Maris, all’angolo col vico del Campo, ancora oggi dei Remondini) si arriva al matrimonio a fine Ottocento tra Giuseppe Maria e Giuseppina Parodi, figlia di Angelo, il grande industriale ittico il cui marchio esiste tutt’oggi, e sorella di Emanuele Vittorio, armatore e fondatore con il figlio Giorgio della leggendaria casa motociclistica Guzzi.
Mario è il figlio di Giuseppe e Giuseppina che nel 1934 si butta nell’acquisto dello scagno di Luigi Vaggi fu Marcello, spedizioniere del cotone. Due carri, due cavalli, un fattorino e un impiegato factotum. Mario è un amante del rischio, fa crescere l’azienda e la converte al trasporto di petrolchimici grazie a una moderna flotta di autobotti, nonostante le requisizioni della guerra continua a lavorare, trasporta preziosi documenti per la Resistenza e finisce imprigionato dai tedeschi. Ormai affermato businessman del dopoguerra, la domenica, a casa, tende l’orecchio per seguire l’attività di Emanuele, quel figlio poco studioso ma parecchio imprenditore intento a vendere il suo prodotto, il “Creanbo” (Costruzioni Remondini Emanuele Anno Bocciatura), cioè vecchie biciclette potenziate da un motore a rullo, che riusciva a vendere tramite annunci sul Secolo XIX in impavida concorrenza con il Ciao del colosso Piaggio, che negli anni del boom spopolava tra i più giovani. Già contabile per la numerosa famiglia, più tardi Emanuele avvia un’attività di riciclo di materiali ferrosi e nel 1967 entra in azienda.
È nel 1974 che i Remondini fanno il primo salto internazionale, con l’acquisto della maggioranza della Star, azienda nata a Imperia, cresciuta a Milano e con solidi business nell’import dal Nord Europa dei prodotti chimici necessari all’industria italiana. Il secondo salto, sarà la joint venture con il gruppo Levorato, alle soglie del Duemila, e l’ingresso nell’attività dei rifornimenti aeroportuali.
Quando arriva a raccontare di sé stesso, Remondini tributa il giusto spazio all’azienda ma, fedele al titolo, preferisce raccontare della sua famiglia, dei figli, dei nipoti e soprattutto della sua ricchissima vita, dove appunto famiglia, impresa e impegno pubblico si inseguono senza soluzione di continuità: ecco allora l’impegno in politica da consigliere comunale d’opposizione negli anni bui del terrorismo, la presidenza e l’attività nell’associazione degli autotrasportatori Fai, il contributo alla nascita della Fondazione De André e della Fondazione San Marcellino. Le battaglie vinte (la pista di pattinaggio al Porto Antico) e quelle perse (nel consiglio di amministrazione dell’Amt o il mai decollato “Caruggi Project”).
Ci si emoziona leggendo dell’incontro tra Papa Francesco e l’amico Michele Riva, attivista malato di Sla. Si sorride davanti alle foto di eventi conviviali e impacciate spedizioni sciistiche. E alla fine, con la lunga collezione di aforismi, dotata persino di spazio per segnarne di nuovi, la storia di una famiglia mercantile genovese si trasforma a sorpresa in un diario segreto. Chi se lo sarebbe aspettato? Nessuno. L’imprenditore-meccanico ne ha inventata un’altra delle sue.