Rotta artica: la Russia finanzierà due nuove rompighiaccio nucleari con una tassa sull’export

La bozza del decreto preparato dal Ministero dei Trasporti di Mosca imporrebbe agli operatori nazionali un balzello di 20 rubli per ogni tonnellata di beni esportati (circa 20 centesimi di euro) alla partenza dagli scali russi

Una nave rompighiaccio russa

Ultimo aggiornamento 25 settembre 2026 - 20:13

La Russia si prepara a varare una nuova tassa sugli export marittimi per raccogliere 200 miliardi di rubli, pari a circa 2 miliardi e 85 milioni di euro, per costruire due nuove rompighiaccio nucleari che servono a rafforzare la flotta a sostegno della nuova rotta commerciale nel Passaggio di Nord-Est.

La bozza del decreto preparato dal Ministero dei Trasporti di Mosca imporrebbe agli operatori nazionali un balzello di 20 rubli per ogni tonnellata di beni esportati (circa 20 centesimi di euro) alla partenza dagli scali russi. L’imposta durerebbe dieci anni.

La ragione di questa scelta è molteplice: secondo le stime ministeriali, senza l’ausilio di due nuove imbarcazioni nucleari, la Leningrado e la Stalingrado,ci sarebbe una crescente difficoltà nel trasportare cargo nell’Artico, inclusi carichi legati alle prospezioni petrolifere e gasiere di Rosneft e Novatek. Poi c’è anche il costo di costruzione delle navi, balzato da 143 miliardi di rubli nel 2022 agli attuali 200. Senza questi innesti, il costo per l’utilizzo delle navi rompighiaccio esistenti salirebbe a 542mila euro al giorno, un prezzo nove volte superiore a quello attuale di mercato.

Inoltre, in ballo c’è l’espansione del traffico nella rotta artica: la Russia ambisce a muovere 70 milioni di tonnellate di carichi entro la fine del 2030. L’escamotage di scaricare i costi di quest’operazione sugli esportatori mostra come, nonostante il cambiamento climatico, la rotta polare di Nord-Est è ben lungi dall’essere commercialmente sfruttabile per 365 giorni all’anno.