Il ribaltamento a mare di Fincantieri entra in una fase cruciale. Mentre le prime due fasi dell’opera fanno i conti con l’aumento dei costi di bonifiche e materiali, resta aperto il nodo della fase 3, quella destinata a completare il nuovo assetto del cantiere e a restituire aree preziose al quartiere di Sestri Ponente a Genova. Il vicesindaco della città, Alessandro Terrile, conosce bene lo scalo e l’area industriale del porto e spiega: sul completamento del progetto è arrivato il momento di coinvolgere direttamente Fincantieri, anche sul piano economico. «Il futuro del cantiere e quello del quartiere sono la stessa partita».
Il primo problema riguarda gli extracosti delle prime due fasi. Quanto è concreta la preoccupazione?
«È una preoccupazione reale, che condividiamo quotidianamente anche con la struttura commissariale. L’aumento dei costi delle bonifiche e dei materiali riguarda tutte le grandi opere e il ribaltamento a mare non fa eccezione. Parliamo però di un’infrastruttura strategica per Genova e per il Paese. Per questo la risposta chiaramente non può essere rallentare o ridimensionare il progetto: il governo deve reperire le risorse necessarie a completare le prime due fasi».
Quindi gli extracosti non possono mettere in discussione il progetto?
«Assolutamente no. Le prime due fasi sono indispensabili perché riguardano la messa in sicurezza idrogeologica dell’abitato di Sestri Ponente e il nuovo assetto produttivo del cantiere. Non esiste una scorciatoia: non si possono comprimere i costi di un’opera di questa complessità. Quindi il governo deve trovare le risorse».
Il vero nodo, però, è la fase 3. Perché la considerate decisiva sia dal punto di vista industriale che urbano?
«Perché è quella che completa davvero il ribaltamento a mare. Lo spostamento della linea ferroviaria consente a Fincantieri di sfruttare pienamente il nuovo bacino e rende il cantiere ancora più competitivo. Ma c’è anche un altro risultato fondamentale: la restituzione di aree alla città. Se ci fermassimo alla fase 2 avremmo realizzato un’opera importante, ma senza coglierne fino in fondo i benefici industriali e urbani».
La fase 3, però, oggi non ha ancora una copertura finanziaria.
«Ed è proprio questo il tema. Anche qui i costi continuano a crescere e serve arrivare rapidamente a una definizione progettuale e finanziaria. È un investimento necessario se vogliamo garantire un futuro al cantiere di Sestri Ponente e contemporaneamente ridisegnare una parte della città. E’ un’occasione che dobbiamo cogliere tutti: sederci attorno a un tavolo, disegnare il futuro del quartiere e del cantiere e coinvolgere il gruppo».
Ed è qui che entra in gioco Fincantieri?
«Sì. Con Fincantieri esiste un confronto molto positivo. La sindaca Silvia Salis sta lavorando direttamente con l’amministratore delegato Pierroberto Folgiero a un protocollo d’intesa che affronti il rapporto tra il cantiere e la città. Noi riteniamo che la progettazione della fase 3 debba essere condivisa: Comune, struttura commissariale, Municipio, cittadini e Fincantieri devono costruire insieme il futuro di quell’area».
Condivisione significa anche chiedere a Fincantieri uno sforzo economico?
«Il completamento della fase 3 richiederà certamente risorse pubbliche, ma il tema è aperto e non si può escludere una partecipazione economica anche da parte di chi utilizzerà le nuove infrastrutture, quindi di Fincantieri. Sarebbe naturale ragionare insieme non solo sul cantiere, ma anche sulla qualità urbana che nascerà intorno al cantiere stesso».
Che cosa immagina in quelle aree una volta liberate?
«È una straordinaria occasione di rigenerazione urbana. Pensiamo a un grande parco, a spazi pubblici, socialità, servizi, luoghi di aggregazione, ma anche a risposte concrete per il quartiere sul fronte abitativo e delle scuole. È il momento giusto per progettare quella parte di Sestri Ponente insieme ai cittadini, perché questa trasformazione non deve limitarsi a rafforzare Fincantieri: deve migliorare anche la qualità della vita del quartiere. Anche per affrontare il tema della convivenza anche con i lavoratori del subappalto».
In fondo la sfida è proprio questa: trasformare un’opera industriale in un progetto di città.
«Esattamente. Noi non abbiamo alcun dubbio sul fatto che il futuro di Sestri Ponente passi dal futuro del cantiere. Ma proprio per questo dobbiamo cogliere l’occasione per ricucire il rapporto tra industria e quartiere. Se riusciremo a far crescere entrambe le cose insieme, il ribaltamento a mare sarà un successo non soltanto per Fincantieri, ma per tutta Genova».