Scontro sull’oro australiano: Elliott cala la lista per ribaltare i vertici di Northern Star

Il fondo attivista rompe gli indugi dopo il fallimento delle trattative e candida sei manager di altissimo profilo, tra cui l'ex CEO di Anglo American Mark Cutifani, per rinnovare il consiglio di amministrazione del colosso minerario e dare una svolta ai rendimenti azionari

Ultimo aggiornamento 12 agosto 2026 - 18:23

La finanza internazionale torna a muoversi al ritmo dei grandi fondi attivisti. Questa volta il terreno di scontro è l’Australia, dove il colosso Elliott Investment Management ha deciso di alzare drasticamente la pressione su Northern Star Resources, il più grande produttore aurifero del Paese. Falliti i tentativi di una trattativa privata, il fondo ha rotto gli indugi presentando una lista di sei candidati alternativi per il consiglio di amministrazione e chiamando a raccolta gli azionisti per un cambio di rotta ritenuto ormai non più rinviabile. La mossa arriva al culmine di un braccio di ferro iniziato a giugno, quando Elliott aveva fatto irruzione nel capitale con una quota superiore a un miliardo di dollari australiani, pari al 4% delle azioni, per poi aumentare la propria partecipazione fino al 5,6%.

Nonostante la posta in gioco sia alta, il fondo ha precisato di non puntare al controllo del board e di non voler inserire propri dipendenti nell’organo amministrativo. L’obiettivo dichiarato è immettere competenze di alto profilo per affiancare il nuovo amministratore delegato Suresh Vadnagra, ex vertice degli asset industriali nichel e zinco di Glencore, in un momento chiave per il futuro strategico dell’azienda. Al centro della contestazione ci sono i rendimenti finanziari: secondo il fondo, il ritorno totale per gli azionisti di Northern Star ha registrato un ritardo significativo rispetto ai concorrenti negli ultimi anni. Una performance deludente che si riflette anche sui mercati, con il titolo che segna un calo di circa il 14% da inizio anno, a dispetto del recente rimbalzo seguito all’annuncio. Per colmare questo divario, Elliott propone una rosa di manager di altissimo spessore, esperti nella gestione di grandi miniere d’oro in Australia, Africa e Americhe, tra cui spicca Mark Cutifani, attuale amministratore indipendente di Woodside Energy ed ex CEO di Anglo American. La palla passa ora agli azionisti, chiamati a valutare se assecondare la spinta riformista del fondo in una vicenda che riaccende i riflettori sulla necessità di coniugare la crescita produttiva con una rigorosa disciplina di capitale.