Genova – L’alleggerimento dei dazi tra Cina e Stati Uniti, decisione presa dalle due parti lo scorso 12 maggio per un periodo di novanta giorni, ha provocato un picco anticipato nel commercio marittimo tra le due potenze rivali dopo un periodo di quasi blocco, quando i dazi avevano raggiunto la quota monstre del 145%. Attualmente sono al 30%: tanto è bastato per far riprendere il traffico delle portacontainer. Ciò non vuol dire che sia tutto sistemato fino a metà agosto, anzi, ci saranno comunque conseguenze. Partiamo dai primi dati che riguardano le merci in uscita dal porto di Shanghai. L’arrivo di container dal maggiore scalo cinese al porto di Los Angeles, in gergo portuale FEU, è aumentato del 16% in una sola settimana. Ben lontano dai livelli pandemici, quando la domanda di merci a basso costo era molto alta, ma comunque un netto rialzo che potrebbe mandare in affanno il maggiore approdo commerciale californiano. Ipotesi però esclusa dal direttore esecutivo dell’Autorità portuale losangelina Gene Seroka.
In un’intervista con il Wall Street Journal, tende a minimizzare questo effetto, ricordando che resta in piedi una tariffa del 30% che comunque limiterà l’arrivo di beni voluttuari come “condizionatori, attrezzature da giardino e altri oggetti di consumo” che non invaderanno nuovamente il mercato americano. Però di sicuro riempiranno i propri magazzini altri operatori commerciali che trattano materiali di prima necessità, primi tra tutti i farmaci. Le stime di Seroka ci parlano di un calo dei traffici complessivi del 30% anno su anno, segno che questa pausa che durerà fino al 14 agosto prossimo non dovrebbe portare i benefici sperati. A maggior ragione, se il dito puntato da Trump nella giornata di venerdì 30 maggio sulla violazione della “tregua tariffaria” si ripercuoterà in azioni concrete come un nuovo aumento unilaterale delle barriere doganali americane questa improvvisa ripresa si arresterà nuovamente.
Gli operatori cargo ferroviari sono più ottimisti: i dirigenti di Union Pacific, Canadian National e Cpkc hanno dichiarato che il mese di maggio è stato estremamente positivo da questo punto di vista, tanto da annullare gli effetti anno su anno dei dazi. Union Pacific ha dichiarato che il volume delle merci trasportate su rotaia è aumentata del 3%, andando controcorrente rispetto al flusso di container che arriva nei porti sul Pacifico. E una significativa fetta degli introiti delle imprese ferroviarie viene proprio dall’Asia: circa il 30%, cifra sulla quale la quota cinese pesa in modo preponderante. Cosa accade invece da parte cinese? Una delle condizioni accettate da Pechino per ottenere una pausa commerciale trimestrale dai dazi era far ripartire l’export delle terre rare. L’accusa americana, da cui il dito puntato da parte del presidente Trump sulla “tregua violata”, è che le autorizzazioni a far partire i carichi di minerali critici verso gli Stati Uniti stanno procedendo con lentezza.
Le aziende automobilistiche poi hanno denunciato che, se le esportazioni non accelereranno, non potranno far fronte alla domanda di nuovi veicoli. Il sospetto della Casa Bianca è che questo avvantaggi la supremazia della concorrenza cinese. A cui gli Stati Uniti hanno risposto con una mossa che intende pressare il governo di Pechino senza intaccare formalmente lo stop alla guerra commerciale: una revoca graduale dei visti agli studenti cinesi che studiano negli atenei americani. Così si spiega la cautela del direttore esecutivo del porto di Los Angeles. Perché anche la Cina si sta preparando a operare un distacco graduale dall’economia statunitense e cercando nuovi mercati per i suoi beni che però potrebbero trovare ostacoli da parte di paesi che temono a loro volta la concorrenza sleale da parte dei prodotti ai basso costo.
Ecco qualche esempio: nel 2024 il Brasile ha aperto un’indagine antidumping sull’import di materiale sanitario, mentre il Messico e il Canada hanno aperto inchieste riguardanti l’alluminio, l’acciaio e i prodotti chimici. Anche il Regno Unito ha accusato la Cina di pratiche commerciali scorrette per quanto riguarda gli escavatori. Infine, l’Unione Europea ha agito a sua volta, imponendo un dazio di circa il 45% sui veicoli cinesi, una volta assodato che le aziende produttrici ricevono pesanti sussidi. Ad ogni modo, questa fragile pausa commerciale difficilmente porterà una distensione nei rapporti tra le due superpotenze, che restano molto lontane. E quindi i dati positivi registrati dai porti sulla West Coast sono solo una piccola nota all’interno di un quadro che rimane molto complicato dal punto di vista delle trattative commerciali.