Commercio, dazi e Taiwan: le mosse della Cina sullo scacchiere mondiale

L'agenzia russa Tass ha riferito che il leader cinese Xi sarà sulla Piazza Rossa di Mosca alla grande parata di maggio per gli 80 anni della vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale. E Putin ricambierà a settembre in Cina per l'anniversario della vittoria contro il Giappone colonialista e militarista

Camion diretti al porto di Shanghai

Ultimo aggiornamento 13 febbraio 2025 - 23:00

Il presidente cinese Xi Jinping vuole entrare nella partita del negoziato di pace sull’Ucraina. Mentre Donald Trump e Vladimir Putin segnalano che Usa e Russia sono pronti a trattare la fine della guerra scatenata peraltro da Mosca contro Kiev, la Repubblica popolare spinge per conquistare un suo ruolo di pacificatore con un’agenda che spazia dal commercio alla questione vitale di Taiwan, fino alla necessità di evitare l’abbraccio tra il tycoon e il capo del Cremlino. In base a quanto rivelato da fonti americane e cinesi al Wall Street Journal, nelle ultime settimane Pechino ha recapitato alla Casa Bianca la sua disponibilità per facilitare un vertice tra Trump e Putin e per inviare un suo contingente militare per le operazioini di peacekeeping, una volta raggiunto il cessate il fuoco. Una mossa, tuttavia, che Usa ed Europa guarderebbero con scetticismo, dati gli stretti legami vantati dal Dragone con Mosca. Anche perché l’offerta mandarina si baserebbe su un vertice a tre, tagliando fuori il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il Vecchio Continente a dispetto delle promesse di Washington. Mentre a Bruxelles è in crescita il timore di un potenziale accordo tra grandi potenze che ignori le richieste di Kiev e metta da parte gli interessi europei. La Casa Bianca, sempre per il Wsj, ha rifiutato di confermare il piano cinese, ma l’ha comunque respinto: “Per niente fattibile”, ha detto un funzionario. Poco prima che la Russia invadesse l’Ucraina nel 2022, Pechino dichiarò che la sua amicizia con Mosca non aveva “limiti”. Da allora, a dispetto delle molteplici pressioni di Washington e Bruxelles, la guerra è andata avanti e Pechino ha anche forgiato rapporti economici e diplomatici mai così solidi con Mosca, al punto da diventare un’ancora di salvezza cruciale per il Cremlino contro le sanzioni occidentali. Xi e Putin si sono incontrati più di 40 volte dalla salita al potere del leader cinese di fine 2012: l’ultimo colloquio telefonico tra i due reso pubblico è del 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

L’agenzia russa Tass ha riferito che il leader cinese sarà sulla Piazza rossa di Mosca alla grande parata di maggio per gli 80 anni della vittoria sul nazismo nella Seconda guerra mondiale. E Putin ricambierà a settembre in Cina per l’anniversario della vittoria contro il Giappone colonialista e militarista. Visti i rapporti così stretti sino-russi, qual è allora lo scopo di Xi nella partita Ucraina? Innanzitutto, aiutare Trump a porre fine alla guerra potrebbe scongiurare ulteriori azioni punitive con i dazi di fronte alla peggiore crisi economica del Dragone degli ultimi decenni. Xi, inoltre, eviterebbe un abbraccio troppo stretto Trump-Putin che allenterebbe la sua presa sullo zar. Il legame tra Russia e Cina è di convenienza geopolitica avendo il bersaglio rappresentato dagli Stati Uniti: ma cosa chiederebbe il tycoon al presidente russo in un faccia a faccia? La lezione da tenere a mente è quella di Henry Kissinger che, con la “diplomazia triangolare”, fece leva negli anni ’70 sulle loro rivalità per separare Pechino e Mosca. E c’è il capitolo Taiwan: la fine della guerra ucraina può essere un precedente da leggere in funzione delle vicende dell’isola che Pechino rivendica come parte “inalienabile” e “sacra” del suo territorio da riunificare anche con la forza, se necessario. A tale scopo, anche le bordate di Trump sull’acquisto della Groenlandia potrebbero portare argomenti a favore della causa di Xi.