El Niño, le conseguenze su agricoltura, pesca e carrello della spesa

Una stima della National Oceanic and Atmospheric Administration parla del fenomeno più impattante di sempre: non è chiaro però se gli effetti impatteranno in modo altrettanto estremo

Ultimo aggiornamento 27 agosto 2026 - 16:35

Le conseguenze di El Niño non impattano solo sulla temperatura dei mari e sulla biodiversità, ma anche sull’economia globale. Il primo effetto, e anche il più visibile, è quello sul Canale di Panama che ha imposto dei limiti al carico delle navi che usano il servizio per tutto il mese di settembre, nonostante il paese centroamericano sia normalmente uno dei più piovosi al mondo.

Un segnale confermato dai dati della statunitense National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa): valutando le rilevazioni degli ultimi tre mesi, c’è il 90% di possibilità che nella seconda parte dell’anno El Niño sia il più intenso di sempre.

Di recente, già nel biennio 2023-24 i valori erano di due gradi Celsius al di sopra della media. Non ci sono solo conseguenze negative: la stagione degli uragani dovrebbe essere più lieve sull’Atlantico, ma questo implicherebbe che ci siano eventi siccitosi gravi in regioni come l’Africa meridionale. Nel Pacifico, invece, gli effetti sarebbero opposti: piogge più intense, uragani e livello del mare più alto.

Effetti a cascata

Fin qui abbiamo l’impatto sugli oceani e sull’atmosfera. Le ripercussioni sull’agricoltura sono già iniziate: la semina è stata rimandata in America centrale e nel sud-est asiatico. La ragione è presto detta: la stagione delle piogge non è arrivata con l’intensità prevista.

Una stima del World Food Programme delle Nazioni Unite sostiene che per questo circa 50 milioni di persone in più potrebbero soffrire la fame, una crescita del 20%. Non solo: un’indagine del quotidiano britannico Guardian ha calcolato che potrebbero esserci conseguenze ancora maggiori come problemi alla rete elettrica per l’aumento dei consumi, un declino della popolazione ittica nei mari, morti e malattie legate al calore estremo e persino tensioni geopolitiche che possono condurre a guerre civili. L’esempio citato è quello del Sudan, dove l’accaparramento di risorse tra fazioni rivali è uno dei motori del conflitto in corso dal 2023.

Anche se a soffrire maggiormente questa situazione sono i Paesi che non possono avere accesso a fonti alternative di acqua, cibo ed energia in caso di eventi estremi, anche l’Europa e gli Stati Uniti possono accusare il fenomeno nel carrello della spesa. E gli scienziati del Noaa affermano che ci sono ulteriori incognite: anche se il caldo estremo toccato nell’estate del 2026 è da record, non è detto che lo siano anche le conseguenze.

Ergo, anticipare le mosse dell’evento atmosferico che da oltre trent’anni impatta sulla temperatura degli oceani Pacifico e Atlantico si rivela un’impresa ai limiti dell’impossibile. Anche se le restrizioni decise nel Canale di Panama contribuiscono all’aggravio dei prezzi dei beni di consumo in tutto il mondo in modo simile alla chiusura dello Stretto di Hormuz.