Groenlandia, Trump vuole trattare con Nuuk bypassando la Danimarca / VIDEO

Trump punta ad avviare un negoziato diretto che consenta agli Stati Uniti di consolidare la propria presenza nell'Artico senza dover passare per la mediazione europea

Jens-Frederik Nielsen

Ultimo aggiornamento 22 luglio 2026 - 11:39

La Groenlandia torna al centro delle ambizioni strategiche della Casa Bianca. Stephen Miller, consigliere e volto influente dell’amministrazione Trump, ha ribadito la necessità che l’isola artica entri a far parte degli Stati Uniti per garantire la sicurezza della regione. Secondo Miller, in quanto potenza dominante della Nato, Washington deve avere il controllo del territorio per stabilizzare l’area artica, sottolineando che una contrapposizione militare per il futuro dell’isola sarebbe priva di senso e non verrebbe intrapresa da nessuno.

Parallelamente alle dichiarazioni politiche, l’amministrazione statunitense starebbe elaborando una strategia diplomatica per scavalcare la Danimarca. Secondo quanto riportato dall‘Economist, i funzionari americani starebbero preparando una bozza di accordo da sottoporre direttamente alle autorità di Nuuk. L’ipotesi sul tavolo è quella di un “Trattato di libera associazione”, un modello già utilizzato dagli Stati Uniti con piccoli Stati del Pacifico come Micronesia, Isole Marshall e Palau.

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In base a questo schema, Washington offrirebbe alla Groenlandia l’indipendenza e la piena autonomia nella gestione della politica interna, assumendosi però la responsabilità esclusiva della difesa e della sicurezza. In cambio dell’uso strategico delle basi militari nel quadrante artico, gli Stati Uniti fornirebbero al governo locale assistenza finanziaria e supporto economico.

La strategia di Donald Trump punta a un obiettivo duplice. Da un lato mira a esacerbare le divergenze tra Copenaghen e Nuuk, facendo leva sulle aspirazioni indipendentiste dell’isola per indebolire il legame con la corona danese. Dall’altro, l’amministrazione punta ad avviare un negoziato diretto che consenta agli Stati Uniti di consolidare la propria presenza nell’Artico senza dover passare per la mediazione europea, trasformando l’isola in un perno fondamentale della proiezione militare americana nel Polo Nord.