I sauditi puntano verso il Sudafrica: si valuta un’offerta per un terminal di Città del Capo

I terminalisti di Rsgt dopo aver inaugurato una sede da 170 milioni di dollari in Bangladesh ora puntano verso il Capo di Buona Speranza: obiettivo una presenza del regno saudita nelle rotte commerciali globali

Ultimo aggiornamento 12 agosto 2026 - 10:33

L’Arabia Saudita guarda oltre i confini del Mar Rosso e del Golfo Persico e punta ad assicurarsi il controllo di un terminal nel porto sudafricano di Città del Capo. A valutare la concessione di 25 anni sono quelli di Red Sea Gateway Terminal (Rsgt), compagnia della logistica privata ma partecipata dal fondo sovrano saudita, già attivi nella gestione di quattro terminal nei porti di Gedda, Jizan e Yanbu, tutti nel territorio nazionale e che di recente ha inaugurato la prima attività fuori dalla penisola araba: una postazione costata 170 milioni di dollari nel porto di Chittagong, in Bangladesh, uno scalo che gestisce il 92% delle importazioni e delle esportazioni del paese asiatico.

L’investimento in Sudafrica, invece, sarebbe particolarmente gradito da parte di Transnet, il conglomerato di proprietà statale che gestisce porti, oleodotti e linee ferroviarie con sede a Johannesburg. Lo scorso anno, infatti, Città del Capo ha conquistato il poco invidiabile primato di avere il peggior porto del mondo a livello di gestione dei teu, secondo le valutazioni della Banca Mondiale e di S & P Global. Gli elementi che hanno favorito un risultato così deludente per lo scalo più vicino al Capo di Buona Speranza c’è il forte vento costante, contro il quale è stato introdotto un modello predittivo per evitare ritardi e disservizi e un nuovo sistema digitale di programmazione per limitare gli ingorghi.

Un disastro che si inserisce in un quadro economico generale di stagnazione decennale del Pil del Sudafrica e tra i motivi di questo andazzo viene spesso indicato il pessimo stato in cui versano le infrastrutture logistiche. Inoltre, i dirigenti di Rsgt starebbero anche valutando l’acquisizione di un terminal ortofrutticolo nel porto di Durban. Questi piani di sviluppo non sono isolati, ma si inseriscono nel sistema globale di sviluppo dell’influenza commerciale del regno saudita, quello contenuto dentro Vision 2030, il piano strategico varato dal principe ereditario Mohammed Bin Salman nel 2016 e che vede proprio nel Sudafrica uno dei perni di quel piano, quello riguardante l’interconnessione nelle reti commerciali globali.

Già nel 2022 un incontro a Riad tra il leader saudita e il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa aveva coinvolto centinaia di imprenditori di entrambi i paesi che si era concluso con una serie di accordi economici da circa 5 miliardi di dollari e le relazioni tra i due paesi sono molto migliorate ma senza avere raggiunto, per ora, un accordo commerciale comprensivo che contenga i requisiti burocratici per gli investimenti reciproci che comunque hanno già portato a un investimento di 378 milioni di dollari nel paese africano per la costruzione di tre impianti di energia idroelettrica e fotovoltaica.

Con l’acquisizione del terminal di Città del Capo insieme a quello di Chittagong in Bangladesh, l’Arabia Saudita potrebbe contare su una serie di scali commerciali che emancipino il Regno dalle due crisi geopolitiche che mettono a rischio la sua sicurezza economica: quella dei ribelli Houthi nel Mar Rosso e il duplice blocco navale dello Stretto di Hormuz da parte degli Stati Uniti e dell’Iran.