Il caldo record non scalda il gas americano

Per il gas naturale conta l’interazione fra consumi elettrici, produzione, rinnovabili, esportazioni e capacità di stoccaggio

La nave rigassificatrice Bw Singapore in navigazione

Ultimo aggiornamento 26 settembre 2026 - 09:39

L’estate più calda mai registrata negli Stati Uniti avrebbe dovuto imprimere una forte spinta ai consumi di gas naturale. È accaduto, ma non abbastanza da restringere il mercato e sostenere i prezzi. Tra giugno e agosto il riferimento Henry Hub ha registrato una media di 2,93 dollari per milione di Btu, circa il 6% in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Un risultato significativo, perché il mese di luglio ha segnato un record storico per le temperature nei Lower 48, con una media di 77 gradi Fahrenheit.

La spiegazione sta nell’equilibrio tra domanda e offerta, ma anche nella trasformazione del sistema elettrico americano. Il caldo ha fatto crescere l’utilizzo dei condizionatori e quindi la domanda di elettricità, aumentando anche la generazione da centrali a gas. Tuttavia, secondo i dati dell’Energy Information Administration, tra giugno e agosto la produzione elettrica da gas è aumentata di 7,5 miliardi di kilowattora rispetto all’estate precedente. Nello stesso periodo, quella eolica è cresciuta di 9,3 miliardi di kilowattora e quella solare di 19,4 miliardi. In altre parole, quasi 29 miliardi di kilowattora aggiuntivi sono arrivati da vento e sole, contro i 7,5 miliardi del gas.

Il punto non è soltanto la concorrenza delle rinnovabili. Anche l’offerta di gas ha continuato ad aumentare. La produzione statunitense di gas secco ha raggiunto nei tre mesi estivi una media superiore di 2,7 miliardi di piedi cubi al giorno rispetto a un anno prima, con il bacino del Permiano tra le principali aree di crescita. Per il 2026 l’EIA prevede una produzione media record di 111,2 miliardi di piedi cubi al giorno.

Il risultato è un mercato abbondantemente rifornito. La stagione delle iniezioni negli stoccaggi era iniziata con 1.906 trilioni di piedi cubi, il 4% sopra la media dei cinque anni precedenti. Fatta eccezione per maggio, le iniezioni mensili fino ad agosto hanno superato le rispettive medie quinquennali. Alla fine di ottobre le scorte dei Lower 48 potrebbero raggiungere 3.985 trilioni di piedi cubi, circa il 5% sopra la media storica recente.

Anche il settore delle esportazioni di gas naturale liquefatto ha contribuito a mantenere l’equilibrio. Gli interventi di manutenzione in alcuni terminali LNG hanno temporaneamente limitato la crescita della domanda estera, lasciando più gas disponibile sul mercato interno e per gli stoccaggi. La lezione dell’estate americana è dunque meno meteorologica di quanto sembri. Un’ondata di calore, da sola, non determina necessariamente un rialzo dei prezzi dell’energia. Per il gas naturale conta l’interazione fra consumi elettrici, produzione, rinnovabili, esportazioni e capacità di stoccaggio. Nel 2026 l’aumento della domanda provocato dalle temperature record è stato assorbito da un’offerta ancora più abbondante e da una generazione solare ed eolica in forte crescita.

Il paradosso è destinato a interessare anche il mercato globale: mentre l’elettrificazione aumenta il fabbisogno di energia durante le ondate di caldo, la crescita delle rinnovabili può ridurre la quantità di gas necessaria per soddisfarlo. Negli Stati Uniti, almeno durante questa estate, il termometro è salito più rapidamente del prezzo del gas.